Gilgamesh, l'epopea millenaria. Al Carcano l'eroe diventa attuale nella sua fragilità

Marta Calcagno Baldini

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Andare al Carcano non significa solo andare a teatro: siamo in zona Porta Romana, una di quelle ancora, se mi è consentito dirlo della città che corre sempre, più tradizionalmente milanesi. Pavet, tanti locali di vario genere, palazzi, scuole, il Policlinico lì vicino… insomma arrivare in questa sala è sempre un piacere per l’aria che si respira. E poi, in Teatro, ecco il sempre un nutrito gruppo di scuole o di studenti universitari, e quindi di giovani. Anche per questi motivi di tradizione e di frequentazione al Carcano difficilmente si vedranno spettacoli che escono troppo dai binari, e, allo stesso tempo, si troverà un tipo di spettacolo tradizionale, ma reso con una raffinatezza e elaborazione artistica di livello.

Come infatti succede per il “Gilgamesh. L’epopea di colui che tutto vide”, in scena ancora fino al 5 marzo (dal 28 febbraio), testo e regia Giovanni Calcagno. Con Luigi Lo Cascio, Vincenzo Pirrotta e Giovanni Calcagno per una Produzione Emila Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale. Un trio di attori noti e di qualità per un’opera di grande impegno e difficoltà, che hanno restituito in modo rispettoso, complesso ma non estraniante per gli spettatori un testo difficile e di grande profondità

L’Epopea di Ghilgamesh infatti è il primo poema epico che è giunto fino a noi: è un’opera frammentaria, scritta in diverse epoche (i primi racconti mitologici dei sumeri, IV e II millennio a.C, vengono rielaborati dai semiti e messi per iscritto dai babilonesi nel VII secolo a.C). Si narrano le vicende del re di Uruk, antica città della Mesopotamia meridionale, Ghilgamesh appunto. La prima struttura dell’Epopea, pervenutaci in frammenti, appartiene quindi alla letteratura sumerica, mentre la versione più completa sinora nota venne incisa in lingua accadica su dodici tavole di argilla che furono rinvenute tra i resti della biblioteca reale nel palazzo del re Assurbanipal a Ninive, capitale dell’impero assiro; questa redazione tarda del mito è stata attribuita allo scriba ed esorcista cassita Sîn-lēqi-unninni e risale presumibilmente al XII secolo a.C. e comunque anteriormente all’VIII secolo a.C.

Quando fu decifrata la scrittura cuneiforme contenuta sulle tavolette circa due secoli fa esse rivelarono il titolo di un poema: “Di colui che vide le profondità e le fondamenta della terra”. Ghilgamesh. Vicende storiche complesse e millenarie, ma per un testo che narra un re moderno, che vuole capire il grande mistero dell’umanità, allora come oggi: la morte.

La scena ricorda con pochi elementi un sito archeologico. Sullo sfondo le composizioni video di Alessandra Pescetta, frammenti di resti che si susseguono in una composizione poetica di immagini. E sicuramente le tavolette: tra le parole lette, appunto sulle tavole, da Lo Cascio, che è una sorta di narratore-archeologo super partes, e il cammino di Ghilgamesh alla ricerca della vita eterna dopo la morte del suo migliore amico, ciò a cui lo spettacolo riporta, così pulito ed essenziale, è la forza dei valori eterni dell’umanità. 

La curiosità, la fatica e la fede nella propria forza come motori per partire e cercare di capire in cosa veramente consistono la vita e la morte.  E dov’è la vera modernità di questo eroe? Nel fatto che non troverà la risposta. 

Ghilgamesh non raggiungerà la vita eterna, non diventerà un dio. Il suo valore sta appunto nel mettersi in gioco, nella forza della ricerca e nella profondità di comprensione delle vicende umane che raggiunge: non accontentandosi, sceglie di toccare con mano la debolezza dell’uomo e in questo senso capisce di più la vita.

PREZZI

posto unico numerato venerdì, sabato e domenica € 38,00

posto unico numerato martedì, mercoledì e giovedì € 27,00

VENDITE ONLINE

www.teatrocarcano.com

TEATRO CARCANO

Corso di Porta Romana, 63 – Milano – MM Crocetta

T 02-55181362 info@teatrocarcano.com

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