Capodanno con Rino Gaetano

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Recensioni

Pubblicato Dicembre 20, 2025

Una scena dello spettacolo, credit @TeatroMenotti
Una scena dello spettacolo, credit @TeatroMenotti

Il nuovo spettacolo di Emilio Russo in scena fino al 31: la vita la libertà e la poetica del cantautore tradotta da 7 ragazze attrici e musiciste

Chi è stato Rino Gaetano? Un cantautore di musica leggera, o qualcosa di più? nato a Crotone, in Calabria, e vissuto perlopiù a Roma, muore nel 1981 a 31 anni in un incidente stradale. Che resta un enigma. Nel suo stile musicale apparentemente scanzonato e leggero, Gaetano porta avanti la sua poetica di uomo libero, espressa in temi riguardanti l’amore, l’emigrazione, l’emarginazione, la solitudine. Il che poteva, all’epoca, risultare sgradito a qualcuno.

Al Teatro Menotti, dall’11 dicembre al 31 con speciale replica per Capodanno, è in scena in Prima Nazionale Ahi Maria!, lo spettacolo scritto e diretto da Emilio Russo (regista e direttore del Menotti, Milanoateatro lo ha intervistato qui: Perchè un teatro italiano produce un spettacolo di una compagnia che ha sede all’estero? che cosa guida le scelte di un direttore? – Milano a Teatro) sulla vita del cantautore. A interpretarlo ecco sette ragazze (Andrea Miró, Camilla Barbarito, Laura Frascari, Federica Garavaglia, Francesca Tripaldi, Sofia Weck e Maria Luisa Zaltron): jeans, gilet, maglietta a righe, sciarpa rossa e scarpe da tennis a ricreare lo stile di Gaetano, costumi di Pamela Aicardi. Le vediamo su su un palcoscenico che vorrebbe richiamare un cabaret degli anni ’80, uno spazio alternativo, un luogo di libertà dove si parla di cambiamento (scene di Lucia Rho). Tutte le attrici interpretano un solo personaggio, cantando e suonando vari strumenti musicali dal vivo, e la sua musica: Sono Berta, Aida, Gianna, Lucia, Maria, Daniela, Rosita, le sue donne, quelle che lui ha cantato nei testi delle sue canzoni. E, diverse e univoche allo stesso tempo, rendono in modo efficace e più vicina l’essenza della complessa eppure sempre coerente visione del mondo dell’artista.

Non è la prima volta che Russo parte dalle vite di cantanti di oggi per alcuni suoi spettacoli: Talking Guccini, sul cantautore bolognese, o L’amore scoppiò dappertutto, su Fabrizio De Andrè (Milanoateatro lo ha recensito qui: Un omaggio tra parole e musica a Fabrizio De Andrè – Milano a Teatro), oltre a due spettacoli su Giorgio Gaber di cui ha firmato la regia (“Far finta di essere sani” e “Libertà obbligatoria”). In Ahi Maria! la libertà di Rino Gaetano è il punto di partenza, da cui la sua necessità incontenibile di tradurla in arte. Canzoni che parlano d’amore, emigrazione, emarginazione, solitudine. Mio fratello è figlio unico, Sfiorivano le viole, fino a Nuntereggae più passando chiaramente per Gianna e molte altre, cantate e suonate in scena, sono brani che raccontano un uomo combattuto, che anela con un’innocente verità al miglioramento sociale, ma vive una persistente melanconia interiore data dalla continua delusione nel non vedere raggiunti i suoi ideali. Gaetano crede nella comunione, l’unità, la difesa del più debole. Cosa di più idoneo della voce di sette donne per enfatizzare il concetto della provocatorietà di questa libertà, soprattutto allora. L’essere indipendenti, nel pensiero e nelle visioni, nell’immaginare un mondo diverso e nel cercare di raggiungerlo, fa di se stessi da un lato un esempio, dall’altro rappresenta un pericolo per coloro ai quali questa libertà risulta un pericolo. Ed ecco quindi l’enigma dell’incidente stradale, su cui tuttavia lo spettacolo non insiste in modo morboso o particolarmente rilevante. Come se il messaggio di Rino Gaetano fosse arrivato già allora, e continui ancora oggi (il finale dello spettacolo esprime palesemente questo concetto), a prescindere da una morte violenta e piena di enigmi.

DURATA: 80 minuti

INFO. Martedì-sabato, ore 20. Domenica, ore 16.30. lunedì, riposo. Via Ciro Menotti 11, www.teatromenotti.org 

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Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Altrè Milano

    Uno, due, tre… via! Questo viene da pensare dopo essere passati Al Tre Milano ed aver conosciuto Andrea e Barbara, che da Bergamo solo un mese fa hanno sostutuito l’inutile e poco attraente self service Spacca (che gestivano), con loro enoteca con cucina, aperta fin dal mattino e tutto il giorno anche come caffè.

    La voglia di lavorare non manca, tantomeno quella di portare la propria città, Bergamo, a Milano: una cantina ricca di etichette prevalentemente italiane e cercate una ad una preferendo piccoli produttori specializzati sui vari territori, la cucina (di cui si occupa Andrea) offre piatti tipicamente bergamaschi-bresciani, come i casoncelli, fino a ricette di pesce, come le linguine bio allo scoglio, e antipasti di salumi selezionati con gnocco fritto. Un luogo che ispira libertà e creatività, vedi anche i quadri alle pareti e l’ambiente caldo, accogliente, che in due sale dalla luce morbida, permette di rilassarsi e incontrarsi, con se stessi e con gli altri, lasciando cadere preconcetti e idee sclerotizzate. Un po’ come hanno fatto i due fondatori, che si sono coraggiosamente proposti Al Trè di via Gustavo Modena e già stanno incuriosendo Milano.

     

     

    Indirizzo: Via Gustavo Modena 3, 20129

    Telefono: 0236736833

  • Bar Teatro Menotti

    Dopo che Filippo Perego ha acquistato il Teatro Menotti scampandolo dal diventare il parcheggio  degli eleganti appartamenti che sono appena nati con la riqualificazione di tutto lo stabile in cui c’è anche questa Sala, al piano terra è stato ricavato un bar. L’estetica è semplice: solo tavolini e un bancone infondo. Se la gestione fosse ancora quella del genitore e figlio che fino a poco fa con gentilezza e eleganza portavano, per 7 euro, al tavolo un buon calice di Falanghina a giusta temperatura, accompagnato da patatine, pizzette e focaccine ottime e salumi (e senza la smania di avere subito il pagamento), l’aperitivo sarebbe stato ancora consigliato. Ora la gestione è passata a Gattò, il ristorante di cucina napoletana e francese (loro stessi si definiscono così) in via Castel Morrone. Il problema è che, non essendoci una sala in più e neanche un vero piano di lavoro, il ristorante arriva in teatro con piatti già preparati precedentemente e freddi. Ad esempio per uno spiedino di tre mozzarelline (micro) e un crodino, chiedono 13 euro. Andando in cassa autonomamente a ordinare, pagare e riportandosi da sè le scelte al tavolo. Un altro trattamento, di minore qualità e a prezzo quasi raddoppiato.

    Indirizzo: via Ciro Menotti 11

  • Giolina

    In un ambiente chic senza essere radical, sportivo e elegante nello stesso tempo, una schiera di ragazzi e ragazze servono ai tavoli quelle che chiamare solo “pizza” forse è troppo poco. Da Giolina, in zona Porta Venezia, il segreto probabilmente è la lievitazione della pasta, 48 ore: potete stare certi che non vi rimarrà sullo stomaco. Aperta dal gruppo Arbellini-Brisbane-Saturnino, gli stessi di Panini Durini, Marghe, Pizzium, fino a Locanda Carmelina, Giolina oltre al tempo di riposo della pasta mette al centro di ogni ricetta la qualità degli ingredienti. Credete di poter parlare di acciughe? Certo che no, sono Alici di Cetara. O di mozzarella? Non sia mai, qui si usa il Fior di latte d’Agerola. Ingredienti raffinati, per nomi di pizze nuovi anche se spesso ricalcano quelle più tradizionali. Ad esempio la Margherita qui si chiama Ghitina (8 euro) ed è preparata con pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP, fior di latte d’Agerola, Parmigiano Reggiano DOP 30 mesi, olio extravergine di oliva biologico e basilico fresco. Da consigliare, per chi non ama la mozzarella sulla pizza c’è la Luisina, ovvero la Napoli rivisitata, 11.00 euro: Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, pomodorini del piennolo del Vesuvio Rossi Dop, alici di Cetara, capperi disidratati, polvere di olive caiazzane, origano di montagna, basilico fritto, olio evo aromatizzato all’aglio. Di fatto come ricette da assaggiare non esistono grandi alternative alla pizza, e non ne sono previste senza glutine per i celiaci. Certo, potreste assaggiare un antipasto: bruschette, friarielli, mozzarella di bufala e taglieri, con prezzi che vanno dai 3.50 agli 11 euro, anche se glutine o lattosio sono, anche qui, praticamente inevitabili. Da bere esiste una buona selezione di etichette e l’ottima birra Ichnusa, filtrata o meno. Da Giolina è presente anche una zona pre-ristorante (anche se non è molto frequentata): una sorta di bancone dove si può prendere un aperitivo. L’accessibilità è trattata come un argomento noto: per facilitare le carrozzine esiste una pedana spostabile da appoggiare sul gradino all’ingresso, unico presente. Il bagno è a norma ed è provvisto anche di un fasciatoio. Lo spazio tra i tavoli in sala consente tranquillamente il movimento di una carrozzina e i cibi si possono adeguare a esigenze particolari di masticamento. Non c’è un parcheggio disabili di Giolina, ma posto in zona dovrebbe trovarsi nelle vicinanze (c’è un mix di parcheggio residenti e a pagamento. C’è anche un parcheggio coperto a pochi metri dal ristorante). Vi arrivano vari tram (9, 19, 23, non sempre, ma anche agibili), l’autobus 54 e 61 (agibili). La metro più vicina è la Rossa, fermate di Palestro o Porta Venezia.

    Indirizzo: via Bellotti 6

    Telefono: 0276006379

    Website: https://giolina.it/

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