No, la vita non è tutta qui
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Recensioni

Partiamo dalla fine: Dario D’Ambrosi, fondatore della compagnia Teatro Patologico già nel 1992, che lavora con ragazzi con gravi problemi psichici (hanno il proprio teatro stabile a Roma in Via Cassia 472), ha chiuso il suo spettacolo in scena al Teatro Franco Parenti dal 23 maggio a ieri (25), dichiarando trionfalmente che “in Italia dobbiamo essere fieri perché cerchiamo di dare un futuro a ragazzi che hanno problemi psichici, laddove spesso in altri paesi restano sempre chiusi in ospedale”. L’intera compagnia ha ricevuto dal Parenti (anche se non era presente il direttore Andree Ruth Shammah a distribuirlo. Del resto era appena lì fuori, alle Piscine del Parenti, alla festa che Hermes, la casa di alta moda francese, ogni anno organizza proprio in quella location per i suoi clienti affezionati) un certificato che onorava la presenza di questo spettacolo in Teatro, mentre il pubblico in visibilio ha applaudito per una buona mezz’ora in piedi.

Una scena di “Medea”, credit @marta-calcagno
Si era appena vista “Medea”, la tragedia di Euripide con Almerica Schiavo e Dario D’Ambrosi a condurre lo spettacolo nei ruoli di Medea e Creonte, con anche Paolo Vaselli. La musica dal vivo di Francesco Santalucia e Francesco Crudele in arte Papaceccio ha ricoperto un ruolo fondamentale perché è stata una sorta di guida per i ragazzi, una decina, con disagio psichico, che al ritmo o all’ispirazione del suono hanno compiuto movimenti e canti in sintonia. Molto interessante l’aver mantenuto la tragedia negli originali versi in greco antico, e particolari alcune trovate sceniche come l’uccisione di Medea dei due figli in ombra da dietro un telo bianco in modo da non rendere il duplice omicidio troppo esplicito eppure lasciando che fosse di impatto emotivo.

Alla fine di “Medea”, credit @marta-calcagno
Se i ragazzi hanno compiuto in modo coordinato le azioni in scena e il loro contributo è stato fondamentale per dare allo spettacolo un’aurea di vera originalità, ci si aspettava di meglio dalla parte professionista della compagnia: troppo affettata, artificiosa e didattica, non ha saputo trasmettere in modo convincente il proprio ruolo.
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