Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

Recensioni

Pietro Micci, attore marchigiano (di Ancona), 50 anni, solo in scena da prima dell’inizio dello spettacolo alla fine, al Teatro Franco Parenti (che lo produce) fino al 14 maggio sa incantare, commuovere, far riflettere, emozionare il pubblico grazie all’intelligenza e la profondità del suo monologo. Siamo in un appartamento vuoto, e Micci è “Il marito di Lolò”, anche titolo della drammaturgia dello svizzero Antoine Jaccoud per la traduzione Colette Shammah. Prima di accedere in sala il pubblico viene allertato: “è uno spettacolo molto intimo, lo spazio è piccolo. Siete vivamente pregati di spegnere i dispositivi elettronici”. Ovviamente, è sempre così, viene da pensare prima che venga aperta la porta del teatro. A quel punto si entra in una stanza veramente di pochi metri quadrati, una trentina di spettatori massimo. E Micci è già lì, seduto su una sedia, in slip e canottiera, con ai piedi delle scarpe da uomo di cuoio indossate come fossero pantofole. Si capisce che l’avvertimento era ancora più necessario del solito: l’attore-personaggio si sta per mettere a nudo, sta per regalare al pubblico, così vicino a lui (ci vede negli occhi ad uno ad uno) la sua intimità, la sua non-richiesta confessione.
Due finestre, una da un lato e una dall’altro della raccolta stanza-scena in cui si svolge lo spettacolo (di Barbara Petrecca): sono senza sbarre. Come a indicare la libertà interiore di Andrè Borlat, l’emigrato rumeno, o comunque dell’Est Europa, il protagonista interpretato da Micci. E’ un uomo di mezza età, faceva il fornaio fino alla scoperta di una grave allergia alla farina. Non ha gravi problemi, vive solo con la sua modesta pensione anticipata concessagli a causa dell’allergia. Trascorre le sue giornate filmando esposizioni di fiori e “masturbandosi un po’”, una volta tornato a casa. Finchè non incontra, sulle pagine patinate di una delle riviste pornografiche che acquista, una foto di Lolo Ferrari, la pornodiva nota per le innumerevoli operazioni chirurgiche al seno, che entrò nel Guinnes dei Primati come il più grande di tutti i tempi.
La descrizione del sentimento che il protagonista prova per Lolo va oltre l’attrazione pornografica: Borlat è attirato da lei e dalle sue forme in quanto uomo, certo, ma vede anche nella necessità di queste continue operazioni di ingrossamento del seno una altrettanto abbondante solitudine. L’ama e la vuole assistere allo stesso tempo. Un testo ammirevole, che va dritto al punto senza giri di parole, eppure mai sfocia nella volgarità o nell’imbarazzo. E una recitazione encomiabile: Micci riesce perfettamente a descrivere il personaggio anche grazie al suo meraviglioso uso della lingua italiana. Con accento dell’est Europa Andrè-Micci parla un italiano perfetto anche se con qualche pronome o articolo di troppo, come è tipico di chi dallo slavo inizia a parlare italiano (ad esempio usa espressioni come “su di quello lei ci può fare il conto”). E ci accompagna nella storia che riesce ad avere con Lolò, fino al matrimonio. Per arrivare, però, poi, ad un finale decisamente diverso da quello che ci si potrebbe aspettare: un testo, una recitazione e movimenti di scena per descrivere un amore costruito sul rispetto incondizionato del prossimo. Eppure a volte neanche ricevere questo è sufficiente a procurare la serenità.
DURATA: 1 ora
INFO. Teatro Franco Parenti, via Pierlombardo 14. Tel. 02-59995206, biglietteria@teatrofrancoparenti.it
ORARI: venerdì 21 Aprile h 20:15; sabato 22 Aprile h 20:15; domenica 23 Aprile h 17:00; mercoledì 26 Aprile h 20:15; giovedì 27 Aprile h 18:45; venerdì 28 Aprile h 20:15; sabato 29 Aprile h 20:15; domenica 30 Aprile h 17:00; martedì 2 Maggio h 21:00; mercoledì 3 Maggio h 20:15; giovedì 4 Maggio h 18:45; venerdì 5 Maggio h 20:15; sabato 6 Maggio h 20:15; domenica 7 Maggio h 17:00; martedì 9 Maggio h 21:00; mercoledì 10 Maggio h 20:15; giovedì 11 Maggio h 18:45; venerdì 12 Maggio h 20:15; sabato 13 Maggio h 20:15; domenica 14 Maggio h 17:00
PREZZI. POSTO UNICO: intero 18,50€ + 1,50€ quota energia; under26/over65 15€; convenzioni 15€
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
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