Al Carcano lo spettacolo lo fa il pubblico: un ‘Sogno’ deludente, ma la platea incoraggia gli attori

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Recensioni

Pubblicato Ottobre 20, 2022

Il Carcano ha un pubblico capace di rendere qualsiasi spettacolo un momento di condivisione appassionata e partecipe più di quanto ciò non sia intrinseco nel teatro stesso. Complice la zona, Porta Romana, che pullula di licei, scuole medie, senza dimenticare la vicinanza con l’Università Statale di Milano, sembra che quando un ragazzo tra i 15…

Il Carcano ha un pubblico capace di rendere qualsiasi spettacolo un momento di condivisione appassionata e partecipe più di quanto ciò non sia intrinseco nel teatro stesso. Complice la zona, Porta Romana, che pullula di licei, scuole medie, senza dimenticare la vicinanza con l’Università Statale di Milano, sembra che quando un ragazzo tra i 15 e i 22 anni sceglie di vedere uno spettacolo teatrale, guardi anzitutto il cartellone del Carcano appunto. Che solitamente propone drammaturgie tradizionali, con regie mai particolarmente sperimentali, di stampo classico. Per spettacoli amabili nel loro genere, mai troppo lunghi e di qualità in genere alta. Assistere a “Sogno di una notte di mezza estate”, in scena fino al 23 ottobre è stata un’esperienza coinvolgente soprattutto per il contributo apportato dalla platea. Lo spettacolo è una produzione del LAC Lugano Arte e Cultura in coproduzione con CTB – Centro Teatrale Bresciano, Centro D’arte Contemporanea Teatro Carcano e partner di ricerca Clinica Luganese Moncucco. Le scene sono state realizzate dal Laboratorio di Scenografia “Bruno Colombo e Leonardo Ricchelli”, nientemeno che del Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa. Quella che viene chiamata macchineria scenica è realizzata da Studio Cromo, e i costumi sono dellla Compagnia Italiana della Moda e del Costume. Anche la regia promette grandi risultati, avendo il giovane (classe 1979) Andrea Chiodi già avuto esperienza come aiuto regista con luminari come Gabriele Lavia, avendo vinto premi come l’Alfonso Marietti dell’Accademia dei Filodrammatici di Milano, il premio talenti emergenti di Lombardia, il Golden Graal per il teatro. E poi la sua “Bisbetica domata” viene selezionata all’Incontro del Teatro svizzero 2018, senza contare che è finalista al Premio Hystrio e vince il Premio Mario Mieli 2019. E’ anche allievo di Piera Degli Esposti, e si laurea in giurisprudenza con una tesi sulla tragedia greca sotto la guida di Eva Cantarella ed è docente presso l’accademia dell’Opera di Verona, la Scuola del Teatro Stabile del Veneto e la Scuola di Teatro “Luca Ronconi” del Piccolo Teatro di Milano nel corso del 2021. Attualmente è regista residente del Centro Teatrale Bresciano, direttore artistico della stagione di prosa del Teatro di Varese e del festival Tra Sacro e Sacro Monte. Tutto ciò va riferito perché lo spettacolo non è degno di tale curriculum e collaborazioni artistiche. E il problema sono, senza dubbio, i 14 attori, anche se la maggior parte è diplomata al Piccolo o ha in curriculum buone scuole ed esperienze. Molto scolastici, molto giovani (se l’età fosse un alibi saremmo tutti più tranquilli, invece si può essere ottimi interpreti anche con pochi anni sulle spalle), senza una vera chiave per entrare nei personaggi e restituirli in modo personalizzato. Sembra di essere ad una recita scolastica, non certo ad uno spettacolo di professionisti. La chiave registica è quella della fiaba intesa come mondo creato ex novo dai bambini: Teseo, duca di Atene, per celebrare le nozze con Ippolita, regina delle amazzoni, proclama giorni di riti e feste. Bottom e altri artigiani, per l’occasione, decidono di mettere in scena la storia di Piramo e Tisbe recandosi nel bosco per le prove. Lì ci sono anche Lisandro ed Ermia, che si amano e stanno fuggendo da Atene perché il padre di lei vorrebbe darla in sposa a Demetrio; quest’ultimo insegue la coppia di amanti rincorso a sua volta da Elena, di lui perdutamente innamorata. Oberon, il re delle fate, e Puck, il folletto che è al suo servizio, si divertono confondendo gli amori dei quattro giovani e spingendo Titania, sposa di Oberon, ad un’arcaica passione. Amanti, artigiani e fantasie mischiano così, nel bosco, i loro mondi. La trama di equivoci, litigi e confusione si scioglie quando il re Oberon riesce a dissipare tutti gli incanti. Dopo aver rintracciato gli innamorati, il duca Teseo ufficializza le unioni secondo i sentimenti. Il bosco è rappresentato dal buio, da un fondale di corde che pendono dall’alto nere come fossero rami, da un pavimento di finta erba. E, protagonista lungo tutta la durata dello spettacolo, uno scivolo. Rappresenta il mondo dell’infanzia, come le filastrocche per bambini che a tratti vengono canticchiate in scena, e come la gioiosità di fondo che si cerca di far respirare. Come a dire: lasciatevi andare a questa ricreazione nel mondo della fantasia, del gioco e dell’illusione. E così, non fosse per il pubblico che sceglie di partecipare a questa scommessa, di seguire gli attori nel loro gioco superficialmente interpretato, e ride, applaude e accetta ogni proposta, anzi li incoraggia con applausi a scena aperta, non fosse per ciò che di generoso accade in platea certamente lo spettacolo sarebbe guardabile ma non amabile. Infondo, però, ben venga quest’avventura: la qualità dello spettacolo è mediocre, ma non inguardabile. Ed è positivo che spettatori appassionati incoraggino col loro entusiasmo i giovani interpreti in scena.

Info:

PREZZI

posto unico numerato venerdì, sabato e domenica € 38,00

posto unico numerato martedì, mercoledì e giovedì € 27,00

DURATA: 2 ORE SENZA INTERVALLO

VENDITE ONLINE www.teatrocarcano.com

TEATRO CARCANO corso di Porta Romana, 63 – 20122 Milano

info@teatrocarcano.com | www.teatrocarcano.com

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Bar del Teatro Carcano

    Ora ha cambiato gestione, ed è a cura de “Il Caffè della terra”, un bar già presente in corso di Porta Romana ma al numero 80 (quasi di fronte al Teatro). Per ora è una gestione molto low profile, ma perché il nuovo direttore sta “prendendo le misure. Non sono abituato a lavorare di sera, e quello dei teatri è un cliente molto particolare: ha poco tempo”. Comunque un vino bianco e due patatine si possono prendere. Specialità, neanche a dirlo, il caffè.

    Indirizzo: Corso di Porta Romana, 63, 20122 Milano

  • La Bettola di Piero

    Locale storico di Milano a pochi minuti a piedi dal Teatro Carcano, esiste dal 1934. Ha da poco cambiato gestione e, quella attuale, ha investito aumentando lo spazio, e i tavoli, con una sala nuova. Lo stile però è sempre quello, immutato e immutabile: tende e tovaglie a quadrettoni, pavimento effetto sassi, vino rosso nelle caraffe (ma esiste anche una buona offerta in bottiglia). Il menù è il classico milanese, cucinato con maestria, e in un locale molto amato si può dire, senza esagerare, dall’intera città.

    Indirizzo: Via Orti, 17, 20122 Milano

    Telefono: 0255184947

    Email: bettoladipiero@gmail.com

  • Banaras

    Ristorante indiano, è estremamente raffinato ed elegante senza essere eccessivo. Propone una “indian experience”, concentrando l’attenzione sui sapori autentici nel nord dell’India. Piatti di carne, pesce, vegetariani e vegani realizzati con prodotti e tecniche tipiche della tradizione. Io non sono esperta della cucina orientale indiana, prima di entrare da Banaras non l’avevo mai assaggiata. Ne sono rimasta incantata.

    Indirizzo: Via Orti, 17, 20122 Milano

    Telefono: 0236568211

    Email: info@banaras.it

    Website: https://www.banaras.it/

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