Ieri a Milano ha vinto la bellezza, e non solo in senso estetico. Hanno inaugurato due esposizioni di primaria importanza: Piero della Francesca. Il polittico agostiniano riunito, visibile fino al 24 giugno nella Casa Museo Poldi Pezzoli, via Manzoni 12, e Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dei alla Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia 52: un quarto d’ora massimo a piedi separa le due istituzioni, in cui la bellezza rappresenta un valore sinonimo di comunione, ricerca, approfondimento e dono. Grazie all’arte si crea il dialogo, la collaborazione e la unione. Tra pubblico e privato, tra città e nazioni diverse, tra personalità e lavori tra i più differenziati. Un esempio importante in questo periodo difficile per la Pace nel Mondo.
“Il bello è qualcosa a cui dobbiamo anelare nella vita- ha detto ieri Giangiacomo Attolico Trivulzio, Presidente del Poldi Pezzoli-, e questa mostra ha riunito opere che da 455 anni non era stato possibile ricongiungere: Vito Mancuso dice che spesso l’uomo è intrappolato nel suo io, e per questo spesso non vede la gioia. Unire queste opere è un valore umano, un successo di apertura e comunione”. Ne è convinta Alessandra Quarto, direttrice del Poldi Pezzoli, a cui si deve la straordinaria operazione di ricongiungimento (realizzata in soli 8 mesi di impegno): “se si lavora in armonia le cose si fanno -afferma subito ieri alla conferenza stampa di presentazione dell’opera-: ringrazio tutti i musei che hanno acconsentito a quella che chiamiamo ‘la riunione del secolo’ “.
La Direttrice Alessandra Quarto con l’Assessore Tommaso Sacchi e la Presidente Diana Bracco, credit @MartaCalcagno
Un appellativo eccessivo? Sembra di no, dato che per vedere insieme le otto tavole del polittico del 1469 si sono uniti al Poldi Pezzoli la Frik Collection di New York, il Museu Nacional de Arte Antiga di Lisboa, la National Gallery di Londra e la National Gallery of Art di Washington: la raffinata esposizione, a cura di Machtelt Bruggen Israels e Nathaniel Silver, studiosi di livello internazionale, consente di camminare proprio vicino a tutti i pannelli superstiti del famoso polittico. Le tavole, grazie anche all’illuminazione concepita ad hoc da Artemide, sono proposte in prospettiva e si possono ammirare nei dettagli: non sono una affianco all’altra, come si presenterebbe l’opera, ma sparse nell’ambiente e quindi visibili da vicino una ad una. Sant’Agostino, San Michele, San Giovanni Evangelista e San Nicola da Tolentino sono i principali pannelli, i più grandi quanto a dimensione. Stavano a destra e sinistra della pala centrale, che non è stata finora ritrovata come gran parte delle predelle: “la scienza in questa mostra ha fatto la differenza -dice ancora la Quarto-. E lo spieghiamo nel video introduttivo” in cui si racconta l’esito delle indagini diagnostiche rese possibili grazie alla Fondazione Bracco: “siamo orgogliosi di questa operazione-ha detto Diana Bracco, Presidente-, la Bellezza aiuta la salute esattamente come la scienza”. La mostra sarà occasione di approfondimenti ai fini della ricerca: si prevedono conferenze, giornate di studio e di confronto con i grandi conoscitori di Piero della Francesca. Ma non ci si rivolge solo ad esperti: anzitutto il Museo sarà sempre aperto fino alle 19.30, in modo da favorire la visita anche dopo il lavoro per molte persone, e poi viene rivolta un’importante attenzione alla disabilità, in particolare per visitatori ipovedenti e non vedenti: sono disponibili pannelli visivo-tattili. E’ possibile scaricare una guida audio-video da QR code e NFC e sono previste guide per sordi segnanti e oralisti (info. www.museopoldipezzoli.it).
Tavola San Giovanni Evangelista, credit @MartaCalcagnoVideo esplicativo Bracco, credit @MartaCalcagno
Da Rovati l’arte è una potenzialità perenne dell’umanità. Continua senza interruzione dall’antichità ad oggi, e riflettere su questa costante e continua occasione è il fine della Collezione e della Fondazione in corso Venezia 52: ha aperto ieri la mostra Vulci. Produrre per gli uomini. Produrre per gli dèi, che inaugura il ciclo dedicato alle Metropoli etrusche. Siamo nell’entroterra toscano, in quella che fu una città tra le più dinamiche città dell’Etruria meridionale costiera: si distingue per la produzione di raffinati bronzi e ceramiche e per le imponenti sculture in pietra e terracotta. L’esposizione di un meraviglioso patrimonio di bracieri, armi, elmi, reperti funerari e vasi, è stata resa possibile grazie a 11 prestatori oltre agli elementi già presenti in collezione Rovati. Il Civico Museo Archeologico di Milano, Direzione Regionale Musei del Lazio, Direzione Regionale Musei della Toscana, Museo Archeologico Nazionale di Firenze, Museo Archeologico di Vulci, Museo delle Antichità etrusche e italiche, Polo Museale Sapienza, Sapienza Università di Roma, Museo Nazionale Etrusco di Villa Giulia, Musei Vaticani, Parco Archeologico di Cerveteri e di Tarquinia, Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e per l’Etruria meridionale ai quali si aggiungono i prestiti dalla Collezione Castiglione Bocci e due opere di Giuseppe Penone provenienti da una collezione privata di Torino.
Anche qui in nome dell’arte si creano rapporti e comunioni, si aprono dialoghi e si rende fruibile la bellezza: tra i reperti più spettacolari la coppia di mani in lega d’argento, oro e rame, e il collarino in osso, appartenente a uno Sphyre/aton, o statua polimaterica, rinvenuto nel 2013 nella necropoli dell’Osteria; gli ossuari in terracotta inediti della collezione della Fondazione Luigi Rovati; per la prima volta esposti insieme un nucleo di ceramiche attribuite al Pittore delle Rondini; tra i bronzi inediti un candelabro e due colini della Fondazione Rovati, la spada con fodero e l’imponente urna biconica ed elmo-coperchio in bronzo proveniente dagli scavi Mengarelli della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la provincia di Viterbo e l’Etruria meridionale; la Maschera-visiera in bronzo, un unicum per l’Etruria, probabilmente di uso cerimoniale, proveniente dai Musei Vaticani; imponente l’inedito Pilastro figurato in nenfro della Collezione Castiglione Bocci di Ischia di Castro. Parola d’ordine: manualità, plasmare la materia. Ecco perché l’artista contemporaneo scelto in parallelo alla mostra è Giuseppe Penone, che modella la materia-tempo con le proprie mani, in un antico gesto che diventa esso stesso scultura contemporanea (info. www.fondazioneluigirovati.org).
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Marta Calcagno Baldini
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