Due mostre fotografiche in città Aspettando le paraolimpiadi

Marta Calcagno Baldini

Oltre il sipario

Domenica sera, all’Arena di Verona, con una cerimonia che ha saputo unire innovazione e tradizione, musica e danza classica e contemporanea, si sono chiuse le Olimpiadi invernali Milano Cortina 2026. La fiamma olimpica, però, non è spenta. E non solo perché siamo in attesa delle Paraolimpiadi, previste dal 5 al 15 marzo, ma anche perché due mostre fotografiche restano aperte a Milano in questi giorni e restituiscono con esattezza due aspetti dello spirito olimpico: da un lato la fratellanza, la solidarietà, il rispetto, il coraggio, la pace, dall’altro l’impegno concreto, organizzativo e sociale che ogni Olimpiade porta con sé nel paese che la ospita.

La prima mostra è in via Adige 11, zona corso Lodi-porta Romana fino al I marzo: nel cortile di un palazzo anni ’60, in un’ex tipografia nel quartiere oggi dedicato a startup tra artigianato e innovazione, si trova Il Prisma, studio di architettura e design che è anche uno spazio coworking e centro esperienziale. Artificial Snow, a cura di Marco Nereo Rotelli con Sabrina Losso e Maurizio Gregorini, si chiama la mostra-progetto che ha qui aperto il 19 e che dal 6 al 15 sarà all’Hotel de la Poste a Cortina.

Appese lungo le pareti le fotografie della Losso raccontano gli atleti paraolimpici con un ritratto veritiero quanto poetico. “Sono andata a immortalarli uno ad uno -dice la fotografa al Giornale-: per me sono degli Argonauti, degli eroi moderni”. Perché praticare uno sport agonistico con una disabilità significa superare se stessi: “ecco perché ho usato la tecnica del collodio umido su vetro, detta anche ambrotipia, inventata ne 1851: si ottiene un solo negativo. L’intero processo di sviluppo avviene in pochi minuti. Io sono andata a trovare gli atleti e ho allestito la camera oscura direttamente in albergo”. Bando alle foto digitali, le mille possibilità e rielaborazioni al computer: “l’ho fatto per mettermi in difficoltà -spiega la Losso-: loro come atleti fanno molta fatica, ho cercato di pormi al loro pari”.

 Oltre alle foto in mostra anche l’ologramma umanoide, realizzato con Luca Andrea Marazzini, creativo digitale, e Antonio Alfano, designer, che danza sulla neve. Sciando, diventa simbolo di autonomia e rimanda agli interventi robotici che supportano molti atleti paralimpici. Presenti inoltre due opere pittoriche di Rotelli in cui riporta versi scritti da Maurizio Gregorini. Il progetto si completa con i Canti per gli Argonauti, quattro poesie di Gregorini sulla vita e le imprese dei singoli atleti. Le poesie, scritte a mano su pergamena con penna stilografica, sono state fotografate con la stessa tecnica utilizzata da Losso ed esposte (orari:10 – 12 e14.30-17.30).

Vita e imprese dei singoli atleti che non sarebbero possibili senza il lungo lavoro di preparazione che ogni Olimpiade porta con sé. Aspetto ben approfondito alle Gallerie d’Italia dove fino al 3 maggio è in corso la mostra La strada per Cortina. VII Giochi Olimpici Invernali 1956, a cura di Aldo Grasso. Allestita sulle quattro pareti di una stanza la mostra permette di entrare nel clima in cui quelle Olimpiadi vennero organizzate: Publifoto, agenzia fotografica fondata a Milano nel 1937 il cui archivio comprende circa 7 milioni di scatti custoditi da Banca Intesa, seguì i Giochi Olimpici invernali del 1956, producendo oltre 100 servizi e 1400 fotografie e impegnando sei dei suoi fotografi più esperti.

Una visitatrice in mostra, credit @marr@marta-calcagno-baldini

Con 86 fotografie – 84 in bianco e nero e due a colori- restaurate, digitalizzate, catalogate per la mostra, si ripercorre l’evento di settant’anni fa fin dalle fasi che precedettero i Giochi, con la costruzione dello Stadio olimpico del ghiaccio e del Trampolino Italia, per poi soffermarsi sul dietro le quinte delle gare, dall’apertura della manifestazione fino alla serata conclusiva. Inizia il fenomeno dei giornalisti vicino ad una star (Sophia Loren una su tutte), le dirette, i fotografi cercano immagini degli sportivi in allenamento o nel tempo libero. E poi foto di costume, in cui sono visibili le pubblicità che iniziano a trovarsi lungo le strade: Cortina 1956TM fu uno spartiacque.

la sala della mostra allestita Gallerie d’Italia, credit @marta-calcagno-baldini

Per la prima volta l’Italia si presentava come un Paese capace di progettare una manifestazione internazionale a pochi anni dalla fine di una guerra persa (http://www.gallerieditalia.com, milano@gallerieditalia.com, Numero Verde 800.167619).

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