Le sue tele sono tutte vedute, scorci, da dietro il cavalletto: a volte il panorama si apre leggermene di lato, altre è centrale, dritto davanti a sé. “Milano è la mia modella”: questa la costante. Amore, orgoglio, forse anche un po’ di umiltà mascherata da pigrizia intellettuale: non vogliamo andare a cercare i motivi per cui il tema ricorrente di Marco Crippa (1936, nato nel Quartiere Isola a Milano) è, per tutta a sua vita, la sua città. Sta di fatto che, ancora fino al 7 gennaio, al Museo della Permanente, in via Turati 34, si può vedere la sua personale a cura di Mimmo Di Marzio: Milano nelle opere di Marco Crippa.
“Galleria”, 2000, credit @MuseodellaPermanente
“Non aveva la patente -dice il curatore-, non sapeva far altro che dipingere”. Usciva la mattina, a piedi, cavalletto e colore: si posizionava in una via della città e cominciava a lavorare. “Se vendeva un quadro, la sera si mangiava. Altrimenti no”. racconta Davide Crippa, il figlio. Un tratto dinamico, ma preciso. Colori, sì, ma non caldi: tinte leggere, quasi timide, com’è la luce a Milano, che non vuole distrarre dagli impegni. Il centro, tra il Duomo, la Scala, la Galleria e i vicoli, certamente sono le zone preferite di Crippa, ma anche corso Venezia, fino a Buenos Aires.
C’è Brera, anche se non è ritratta come da uno che ne vive quotidianamente ogni angolo: in mostra c’è una veduta di corso Garibaldi/via Tivoli e una del Bar Jamaica. S riflettono anche qui le caratteristiche che si ritrovano in ogni tela del pittore meneghino: le persone, gli incroci in movimento, la velocità dei momenti. Perché questa è la Milano che ci restituisce Crippa: una città aperta, precisa anche nell’essere mai ferma.
Va raramente in periferia: lui non è un pittore di denuncia, o che cerca luoghi romantici, melanconici.
Crippa era noto ai milanesi, lo incontravano per strada: è lì che vendeva i suoi quadri. “Io ho varie tele sue in casa, sono contento ci sia oggi una mostra di Crippa”, confida un visitatore alla Permanente.
Ha frequentato le serali all’Accademia di Brera, dove i sui maestri sono anziani paesaggisti da cui si lascia ispirare pure restando poi autodidatta. A vent’anni fugge a Parigi, e ritorna a Milano con le idee chiare: “dipingerò in strada nella città in cui sono nato”. Nessuna Galleria e una sola mostra in uno spazio comunale, il Museo di Milano (oggi Palazzo Morando): “Infatti è un pittore ancora senza mercato -spiega sempre Di Marzio-. Io sto cercando con questa mostra di portarlo alla luce: credo che il critico debba mettersi a disposizione della cultura, solo così ha motivo di esistere . Invece spesso oggi è una figura al servizio delle gallerie per scrivere marchette”. Crippa si trova quindi nelle case dei milanesi, ma anche nelle sedi delle loro attività lavorative: “io l’ho scoperto per caso -racconta sempre Di Marzio-: ero in uno studio di filateria, c’erano dei quadri suoi e ho chiesto di chi fossero. ‘Ah questo è un vecchio pittore che conoscevo bene, questi quadri me li lascia il figlio’ “.
Info.
MILANO nelle opere di Marco Crippa. 50 anni di pittura di strada
Museo della Permanente, via Filippo Turati, 34 Milano
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 27 Novembre 2025
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