Sogni d’amore nei Balcani in guerra

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Ciapa'l tram, Recensioni

Pubblicato Febbraio 26, 2026

Una scena dello spettacolo "Un sogno a Istambul", credit @barbararigon
Una scena dello spettacolo "Un sogno a Istambul", credit @barbararigon

Maddalena Crippa e Maximilian Nisi interpretano in modo coinvolgente e convincente la vita di Masa e Max, la ragazza bosniaca e il medico austriaco

L’Europa va da Vienna a Istambul. Tappa obbligata: a Sarajevo. L’Europa è cristiana, ebrea, musulmana. L’Europa è un concetto che comprende secoli di storie, di guerre, di popoli e di religioni. Usciamo dalla nostra idea di Euro-Europa per andare a fondo nella nostra origine. Ce lo insegna Un sogno a Istambul, fino al I marzo al Teatro Menotti. Lo spettacolo è liberamente ispirato al romanzo “La cotogna di Istanbul. Ballata per tre uomini e una donna ” di Paolo Rumiz che Alberto Bassetti ha reso una drammaturgia recitata da Maddalena Crippa e Maximilian Nisi per la regia di Alessio Pizzech.

La storia è quella di Max e Maša, e del loro amore. Maximilian von Altenberg, ingegnere austriaco, viene mandato a Sarajevo per un sopralluogo nell’inverno del ’97. Un amico gli presenta la misteriosa Maša Dizdarević, «occhio tartaro e femori lunghi», austera e selvaggia, splendida e inaccessibile, vedova e divorziata, con due figlie che vivono lontane da lei. Scatta qualcosa: un’attrazione irresistibile su cui si giocano i primi minuti dello spettacolo. Che entra subito nel vivo, come del resto succede nei Balcani: terre appassionate, diverse e uguali, di incroci, intersezioni, graffi e cicatrici. Le note varie e miste che caratterizzano il clima e la tensione tra i due amanti sono anche suonate in scena, con vari strumenti, da Mario Incudine, che accompagna musicalmente l’intero spettacolo.

Le vite dei due amanti però non sono libere come le loro anime: Max deve tornare in patria, il lavoro lo chiama. Masa aspetta il suo primo marito (che non è il padre delle figlie), che esca dalla prigione. Nel frattempo Sarajevo vene assediata, la violenza e i graffi della guerra civile arrivano addosso ai cittadini, che sono abituati a vivere tra le schegge di dinamite. Una, però, uccide il marito di Masa, una volta uscito di prigione, mentre guardava la tele in salotto: la vita invade le anime. Masa e Max si ritrovano. E stanno insieme fino alla fine delle loro rispettive vite: lei malata di tumore, lui si uccide dopo la morte della donna.

Uno spettacolo che va dritto al punto: raccontare la verità, dei sentimenti e delle crudeltà. Ottima Maddalena Crippa nell’interpretazione di Masa, quando è la bella giovane dai lunghi capelli che deve guardare avanti in ogni situazione, e quando è malata, completamente pelata, e si attacca a ogni momento di vita residua da cercare di godere con Max. L’energia è la stessa, e si diffonde in un’Europa che è tutta parimenti impegnata nelle sue battaglie. Uno spettacolo che suona come un inno alla intensità della vita, dei suoi rumori e le sue passioni. Lontano anni luce da parole come cinismo o paura. Che ispira unione e determinazione nel raggiungimento dei propri scopi e ideali.    

DURATA: 90 minuti

Teatro Menotti, via Ciro Menotti 11, tel. 0282873611 – biglietteria@teatromenotti.org, www.teatromenotti.org

ORARI: dal martedì al sabato ore 20. Domenica ore 16.30. Lunedì riposo

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Altrè Milano

    Uno, due, tre… via! Questo viene da pensare dopo essere passati Al Tre Milano ed aver conosciuto Andrea e Barbara, che da Bergamo solo un mese fa hanno sostutuito l’inutile e poco attraente self service Spacca (che gestivano), con loro enoteca con cucina, aperta fin dal mattino e tutto il giorno anche come caffè.

    La voglia di lavorare non manca, tantomeno quella di portare la propria città, Bergamo, a Milano: una cantina ricca di etichette prevalentemente italiane e cercate una ad una preferendo piccoli produttori specializzati sui vari territori, la cucina (di cui si occupa Andrea) offre piatti tipicamente bergamaschi-bresciani, come i casoncelli, fino a ricette di pesce, come le linguine bio allo scoglio, e antipasti di salumi selezionati con gnocco fritto. Un luogo che ispira libertà e creatività, vedi anche i quadri alle pareti e l’ambiente caldo, accogliente, che in due sale dalla luce morbida, permette di rilassarsi e incontrarsi, con se stessi e con gli altri, lasciando cadere preconcetti e idee sclerotizzate. Un po’ come hanno fatto i due fondatori, che si sono coraggiosamente proposti Al Trè di via Gustavo Modena e già stanno incuriosendo Milano.

     

     

    Indirizzo: Via Gustavo Modena 3, 20129

    Telefono: 0236736833

  • Bar Teatro Menotti

    Dopo che Filippo Perego ha acquistato il Teatro Menotti scampandolo dal diventare il parcheggio  degli eleganti appartamenti che sono appena nati con la riqualificazione di tutto lo stabile in cui c’è anche questa Sala, al piano terra è stato ricavato un bar. L’estetica è semplice: solo tavolini e un bancone infondo. Se la gestione fosse ancora quella del genitore e figlio che fino a poco fa con gentilezza e eleganza portavano, per 7 euro, al tavolo un buon calice di Falanghina a giusta temperatura, accompagnato da patatine, pizzette e focaccine ottime e salumi (e senza la smania di avere subito il pagamento), l’aperitivo sarebbe stato ancora consigliato. Ora la gestione è passata a Gattò, il ristorante di cucina napoletana e francese (loro stessi si definiscono così) in via Castel Morrone. Il problema è che, non essendoci una sala in più e neanche un vero piano di lavoro, il ristorante arriva in teatro con piatti già preparati precedentemente e freddi. Ad esempio per uno spiedino di tre mozzarelline (micro) e un crodino, chiedono 13 euro. Andando in cassa autonomamente a ordinare, pagare e riportandosi da sè le scelte al tavolo. Un altro trattamento, di minore qualità e a prezzo quasi raddoppiato.

    Indirizzo: via Ciro Menotti 11

  • BBQ

    Da sempre a conduzione famigliare (lui milanese lei di origini argentine), questo ristorante insieme rustico e raffinato punta tutto sulla carne: filetto, tagliata, fiorentina, chateaubriand, tartar per citare i piatti imperdibili, sia per il sapore che per l’ottima qualità. Tra ottimi vini, si trova anche la cerveza Quilmes o la Buenos Aires, mentre, tra le pregiate carni perlopiù italiane, non manca l’entrecote di manzo argentino “Rioplatense”. In menù da assaggiare anche il Salame di Varzi (12 euro), o le tagliate (22 euro, 48 quella “All’antica”, per due persone), come i filetti (27 euro).

    Indirizzo: via Pasquale Sottocorno 5, Milano

    Telefono: 0276003571

    Website: https://ristorantebbqmilano.it/il-menu/

  • Giolina

    In un ambiente chic senza essere radical, sportivo e elegante nello stesso tempo, una schiera di ragazzi e ragazze servono ai tavoli quelle che chiamare solo “pizza” forse è troppo poco. Da Giolina, in zona Porta Venezia, il segreto probabilmente è la lievitazione della pasta, 48 ore: potete stare certi che non vi rimarrà sullo stomaco. Aperta dal gruppo Arbellini-Brisbane-Saturnino, gli stessi di Panini Durini, Marghe, Pizzium, fino a Locanda Carmelina, Giolina oltre al tempo di riposo della pasta mette al centro di ogni ricetta la qualità degli ingredienti. Credete di poter parlare di acciughe? Certo che no, sono Alici di Cetara. O di mozzarella? Non sia mai, qui si usa il Fior di latte d’Agerola. Ingredienti raffinati, per nomi di pizze nuovi anche se spesso ricalcano quelle più tradizionali. Ad esempio la Margherita qui si chiama Ghitina (8 euro) ed è preparata con pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino DOP, fior di latte d’Agerola, Parmigiano Reggiano DOP 30 mesi, olio extravergine di oliva biologico e basilico fresco. Da consigliare, per chi non ama la mozzarella sulla pizza c’è la Luisina, ovvero la Napoli rivisitata, 11.00 euro: Pomodoro San Marzano dell’Agro Sarnese-Nocerino Dop, pomodorini del piennolo del Vesuvio Rossi Dop, alici di Cetara, capperi disidratati, polvere di olive caiazzane, origano di montagna, basilico fritto, olio evo aromatizzato all’aglio. Di fatto come ricette da assaggiare non esistono grandi alternative alla pizza, e non ne sono previste senza glutine per i celiaci. Certo, potreste assaggiare un antipasto: bruschette, friarielli, mozzarella di bufala e taglieri, con prezzi che vanno dai 3.50 agli 11 euro, anche se glutine o lattosio sono, anche qui, praticamente inevitabili. Da bere esiste una buona selezione di etichette e l’ottima birra Ichnusa, filtrata o meno. Da Giolina è presente anche una zona pre-ristorante (anche se non è molto frequentata): una sorta di bancone dove si può prendere un aperitivo. L’accessibilità è trattata come un argomento noto: per facilitare le carrozzine esiste una pedana spostabile da appoggiare sul gradino all’ingresso, unico presente. Il bagno è a norma ed è provvisto anche di un fasciatoio. Lo spazio tra i tavoli in sala consente tranquillamente il movimento di una carrozzina e i cibi si possono adeguare a esigenze particolari di masticamento. Non c’è un parcheggio disabili di Giolina, ma posto in zona dovrebbe trovarsi nelle vicinanze (c’è un mix di parcheggio residenti e a pagamento. C’è anche un parcheggio coperto a pochi metri dal ristorante). Vi arrivano vari tram (9, 19, 23, non sempre, ma anche agibili), l’autobus 54 e 61 (agibili). La metro più vicina è la Rossa, fermate di Palestro o Porta Venezia.

    Indirizzo: via Bellotti 6

    Telefono: 0276006379

    Website: https://giolina.it/

  • Gattò, robe & cucina

    Locale accogliente in via Castel Morrone, ha un sapore parigino per la luce soffusa, i tavolini piccoli, l’atmosfera raccolta. E la ampia presenza di vini e di etichette di tutti i tipi. E in effetti la presenza di “un pezzettino” di Francia è confermata dal locale stesso, anche se il sapore più incisivo vuole essere quello napoletano. Ad ogni modo da Gattò potete star certi di assaggiare ricette sane e di qualità a pranzo e cena, con piatti specifici di ogni regione italiana. Noi abbiamo provato la rosa di Gorizia con insalata di gamberi al vapore, arance, noci e ceci fritti al rosmarino (18 euro) e la vellutata di zucca mantovana ai profumi dell’orto servita con capasanta piastrata in plancia e un crumble di guanciale croccante (18 euro). Gentilezza e accoglienza del personale: lo chef, vedendo dalla cucna che non arrivava la cameriera occupata nell’altra sala, ci ha portato lui i piatti. Atmosfera colloquiale e amichevole, senza troppi fronzoli pur mantenendo un suo stile.

    Indirizzo: via Castel Morrone 10

    Telefono: 0270006870

    Email: info@gattomilano.com

    Website: https://gattomilano.com/

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