Gli 'Spettri' di Ibsen incantano all'Elfo Puccini, grazie ad Andrea Jonasson anzitutto, ma anche per la qualità di tutti gli attori in scena

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

“Ogni volta che mi incontrerò in un’anima degna di essere riprodotta, non risparmierò né un pensiero, né una fuggevole intenzione appena mascherata dalla parola. Non risparmierò nemmeno il piccolo nascosto nel seno della madre”. Così scrive Henrik Ibsen, il massimo drammaturgo norvegese (1828-1906) all’amico e collega Bjornson come segno di sfogo dopo l’accoglienza sfavorevole da parte della critica che aveva ricevuto “Peer Gynt”, il poema dialogato del 1867 che racconta le vicende di un folletto perdigiorno. Un cambio di passo verso un teatro che indaga i drammi degli esseri umani in modo assolutamente dichiarato, e che trova la sua esplicitazione prima in “Casa di bambola” (1879) e subito dopo in “Spettri” (1881). Spettacolo che fece scandalo all’epoca, e che è in scena in questi, e pochi, giorni (7-12 marzo) all’Elfo Puccini per la regia di Rimas Tuminas, lituano, nell’adattamento in italiano di Fausto Paravidino e con una straordinaria Andrea Jonasson, l’attrice e moglie di Giorgio Strehler, nel ruolo di Helene Alving. 

Andrea Jonasson, credit @RimasTuminas

In una casa grande, isolata nella campagna norvegese, vive appunto Helene con la sua giovane tuttofare Regine (una brava Eleonora Panizzo). Il marito, il Capitano Alving, è morto, Helene gli ha fatto costruire un orfanotrofio per salvaguardarne la memoria. Il dramma inizia quando si è prossimi alla cerimonia d’inaugurazione di questo, e si entra dritti nelle anime di ogni personaggio. Nel grande salotto essenziale e buio in cui si svolge tutta la vicenda (scene e costumi di Adomas Jacovskis) arriva il pastore Manders, Fabio Sartor, che è vicino a ad Helene per l’apertura imminente dell’orfanotrofio, ma, e lo si scopre piano piano durante lo svolgimento del dramma, è anche legato a lei per una precedente storia d’amore. A cui entrambi hanno scelto di rinunciare. C’è il padre di Regine, Jakob Engstrand, falegname (Giancarlo Previati), un uomo semplice e buono, che si scoprirà non essere il vero padre della ragazza (che è invece il Capitano Alving, il quale prima di morire conduceva una vita dissoluta). Da Parigi, dove vive facendo l’artista, è appena arrivato Osvald (Gianluca Merolli), il figlio del Capitano Alving e Helene, a cui, sempre il padre, aveva trasmesso la sifilide: il dramma inizia quindi presentando a poco a poco i personaggi, facendo entrare il pubblico in questo salotto vissuto da anime più che da esseri viventi. Un grande specchio sul fondo della scena sembra racchiuderle tutte: all’ombra del defunto Capitano è come se tutto il dramma mettesse al centro, più che la vita, gli spiriti interiori dei personaggi, e quindi anche il loro non vissuto, i loro rimpianti, i propri dolori per ciò che la vita ha tolto o più facilmente non ha dato.

Andrea Jonasson e Gianluca Merolli, credit @RimasTuminas

 Uno spettacolo in cui emerge in modo preponderante la bravura degli attori, tutti. Ognuno riesce a far trapelare la propria vita interiore che brucia dentro e li immobilizza in situazioni da cui non si riesce a fuggire. L’unica che ha il coraggio di andarsene è Regine, mentre il dramma si stringe pian piano come un cappio intorno ad Helene e Osvald madre e figlio, fino alla morte di Osvald (Merolli davvero convincente nella descrizione della malattia, tra movimenti, espressioni e parola). Vedere la Jonasson in scena, disperata per la malattia e la solitudine del ragazzo “mia unica ragione di vita”, è un’emozione forte per la sua bravura e capacità. E speriamo che torni a recitare in Italia, dato che più volte ha dichiarato che, finita la sua vita con Strehler, i teatri italiani non l’hanno più cercata.

Informazioni

Teatro Elfo Pccini, corso Buenos Aires 33, Milano 

Durata: 1ora e 30 minuti

Orari: Mart/sab. ore 20.30; dom. ore 16.00 

Prezzi: intero € 34 / <25 anni >65 anni € 18 / online da € 16,50 – 

Biglietteria: tel. 02.0066.0606 – biglietteria@elfo.org – whatsapp 333.20.49021

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Little Italy

    Proprio alle spalle del teatro, a tre minuti di distanza, è una trattoria che fa parte di una catena di locali sparsi tra Milano e l’hinterland. Ma la conduzione risulta familiare, cordiale ed efficiente. Ambiente semplice, due piani di sale e salette arredate con gusto semplice e senza il diffuso show off meneghino. Piatti frutto del mix di culture gastronomiche della casa, cilentane, toscane e salentine, con un pizzico di Basilicata ( i peperoni cruschi) offre una gamma di gustose pizze, fritti, fiori di zucca ripieni, melanzane imbottite, carni e pesce… ma non manca il tocco lombardo con l’immancabile risotto e la cotoletta orecchio di elefante (pure in versione imbottita con mortadella e altro). Prezzi intorno ai 20-25 euro , calice di vino o birra compresi.

    Indirizzo: Via Alessandro Tadino, 41
    Website: https://littleitalymilano.com/

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