Cinema e teatro come "Perfetti sconosciuti"? al Manzoni la resa della pellicola lascia a desiderare, e non per gli attori

Marta Calcagno Baldini

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Capita che certe drammaturgie tipicamente teatrali finiscano, spesso rielaborate, al cinema: Shakespeare in love, un esempio. E’ più raro che copioni per il grande schermo arrivino in teatro. L’esperimento di Perfetti sconosciuti, in scena al Teatro Manzoni dal 12 al 24 marzo, vede un ottimo cast e lo spettacolo scorre piacevolmente. Manca, però, necessariamente, il grande attore che, nel film del 2016 vincitore per la migliore sceneggiatura al Tribeca Film Festival nella sezione International Narrative Competition, ha un ruolo tanto rilevante: la tecnologia.

Paolo Genovese, regista, autore e sceneggiatore, firma anche l’adattamento e la regia per il teatro. La storia è esattamente la stessa: Eva, Astrid Meloni, e Rocco, Paolo Calabresi, sposati da anni ma in crisi, decidono di organizzare una cena a casa loro, invitando alcuni loro amici di vecchia data: Cosimo, Marco Bonini, e Bianca, Alice Bertini, da poco sposi, lui tassista e lei veterinaria, che desiderano un figlio; Lele, Dino Abbrescia, e Carlotta, Anna Ferzetti, in crisi matrimoniale, sposati da dieci anni e con due figli; Peppe, Emmanuele Aita, un ex insegnante di educazione fisica divorziato e disoccupato, che aveva promesso di presentare agli amici la sua nuova compagna Lucilla, la quale tuttavia non ha potuto prendere parte alla cena a causa di una brutta febbre.

In una scena aperta, di Luigi Ferrigno, anche le pareti del bagno sono trasparenti: il pubblico vede cosa avviene all’interno. Una semplice cena tra amici si trasforma in un esperimento sociale che apre le vite di ciascuno all’altro. Come? Semplicemente mettendo per gioco sul tavolo tutti i cellulari, e leggendo apertamente ogni messaggio o rispondendo in vivavoce alle telefonate. Tra un’eclissi a inizio cena e una a fine, si capovolgono le abitudini: mentre in genere lo stare in società consiste nel mascherare ciò che si vuole nascondere agli altri mostrando la parte più bella di sé, in 80 minuti ecco che i cellulari portano in scena tutti segreti nascosti dei protagonisti. E svelano operazioni di chirurgia estetica già programmate, padri che provvedono a che la figlia abbia un preservativo con sé all’oscuro della madre. Mogli che cercano in segreto una casa di cura per la suocera, uomini che dicono di avere la fidanzata mentre si scopre che sono omosessuali. Per un testo di sottile intelligenza, perché non è la gravità dei problemi in sé a inquietare, è semmai l’inevitabilità con cui questi vengono allo scoperto semplicemente condividendo l’uso del cellulare.

Un gioco al massacro, che però nella trasparenza e apertura al pubblico che ogni attore in teatro deve necessariamente adottare, toglie allo spettacolo il senso di angoscia che pure ne è un elemento distintivo. In scena si cerca di far ridere, ci si muove molto di più che nel film, mancano i continui primi piani e gli sguardi sul telefonino che contraddistinguono il film. Anche in teatro “si gioca una roulette russa con dei rapporti stanchi”, si rappresenta l’oggi e lo si fa a modo. L’unico problema è che questo è uno spettacolo che entra nelle anime dei personaggi con l’arroganza della tecnologia, invade i loro spazi con schermi e suonerie: invece in teatro il pubblico siede lontano, viene coinvolto da altri aspetti meno intimi su cui gli attori devono necessariamente giocare.

Durata: 80 minuti

Info: via Manzoni 42, www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it, tel. 02-7636901

Orari: feriali, ore 20.45. Domenica, ore 15.30. Sabato 23 marzo, pre 15.30 e 20.45

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