Per celebrare i suoi 25 anni il Teatro della Cooperativa sceglie di far ballare un'attrice trans in conferenza stampa (anche davanti a due bambini)

Marta Calcagno Baldini

Stagioni

Che una sala compia 25 anni non può che considerarsi un successo. Certo che in questo arco dovrebbe sapersi aggiornare, stare a contatto con i tempi che cambiano.
Così non sembra al Teatro della Cooperativa, che ha presentato ieri, mercoledì 9 settembre, la stagione 2026/27. Già il titolo, Biennio Rosso, vuole richiamare un fatto avvenuto tra il 1922 e il 1923 nel quartiere di Niguarda, lo stesso in cui si trova il Teatro della Cooperativa.

Nel suo libro La notte di Niguarda (2023, Stamperia Christian Laverde) l’autore Roberto Camagni, milanese (1943-2023), professore ordinario di Economia Urbana prima all’Università di Padova e poi al Politecnico di Milano dove ha insegnato Economia e valutazione delle trasformazioni urbane, racconta di “feroci attacchi fascisti -come dicono alla Cooperativa-. Gli abitanti delle case della Società Edificatrice Niguarda (la Cooperativa in cui e per cui nasce il teatro nel gennaio 2002 nella sala di Abitare Società Cooperativa, proprietaria dello stabile, n.d.r.) riuscirono con coraggio a respingere questi attacchi”.

In ricordo di questo fatto Sarti ha unito le prossime 2 stagioni sotto il nome di Biennio Rosso, idenrificando il Teatro di via Hermada come un avamposto in difesa dell’ideologia comunista: “Rimane il fatto inconfutabile che a Niguarda l’antifascismo divenne attivo molto prima che in altre zone della città -ha detto Renato Sarti, direttore e fondatore del teatro in via Hermada-. Ora, ecco il punto a cui volevamo giungere. In giro per il mondo non mancano teste calde, sovranisti, populisti, xenofobi e razzisti, per cui sarebbe bene tenere presente quello che il nostro Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha spesso dichiarato, ossia che nei confronti dei conflitti, del terrorismo e di tutti gli attacchi diretti alla democrazia e alla civiltà è necessaria una risposta non solo istituzionale ma culturale. In sintesi -continua in quella che ogni volta più che una conferenza stampa sembra un comizio- l’istruzione, la musica, il cinema, i media, le arti in genere, compreso il teatro ovviamente, possono e devono avere un ruolo determinante. Perciò ci sembra giusto in questo biennio teatrale partire e dare risalto a una microstoria (…) di una piccola comunità che, nonostante le poche forze e le gravi perdite subite, seppe ergersi a roccaforte e porsi a modello imperituro.”

Il fatto che Sarti si senta sempre in pericolo di subire la presenza di xenofobi, razzisti e teste calde e che però ogni anno sia lì a presentare la sua stagione potrebbe fargli venire qualche dubbio sul pericolo della messa in discussione del ruolo che tutta la società attribuirebbe alle arti. Se gli artisti che hanno aderito ad un cartellone così politicamente orientato sono concordi con lo sposare un progetto tanto ideologico e specifico sarà stato affare di Sarti nel momento in cui li ha invitati. E spiegherebbe, però, anche perché la maggioranza di spettacoli sono produzioni e regie della Cooperativa e di Sarti stesso. Pochi artisti ospiti.

Infatti il cartellone si apre con tre storiche produzioni del Teatro e firmati Sarti, dedicati al tema della memoria e dell’antifascismo: Nome di battaglia Lia e Mai morti, spettacoli storici nati oltre 20 anni fa, e Gorla fermata Gorla. Il primo spettacolo (10 e 11 ottobre), scritto, diretto e interpretato da Renato Sarti, e con Marta M. Marangoni e Rossana Mola racconta uno degli episodi della Liberazione della città di Milano. Colpita da una raffica di mitra sparata dai nazisti in fuga, moriva – incinta di otto mesi – Gina Galeotti Bianchi, nome di battaglia Lia, del Gruppo di Difesa della Donna.

Dal 13 al 18 ottobre torna in scena Mai morti, sempre di Renato Sarti, con Gabriele Falsetta, un testo che, attraverso il monologo di un nostalgico del Ventennio, affronta colonialismo, squadrismo e terrorismo neofascista, non tralasciando alcune vicende del passato più prossimo e del nostro presente, dalla strage di Piazza Fontana a Milano nel 1969, fino al G8 di Genova.

Il 24 e 25 ottobre lo spettacolo Gorla fermata Gorla racconta il tragico bombardamento del 20 ottobre 1944 che colpì la Scuola elementare milanese Francesco Crispi e causò la morte di 184 bambini; il lavoro è scritto e diretto da Renato Sarti, con Elena Callegari, Federica Fabiani e Marta M. Marangoni.

Tra le prime nazionali, il nuovo spettacolo ancora con la regia di Renato Sarti: dopo Ritter, Dene, Voss, il regista torna a confrontarsi con l’autore austriaco Thomas Bernhard portando in scena L’apparenza inganna, di cui ne evidenzia la componente ironica e sarcastica affidando il ruolo dei due fratelli protagonisti ad attori comici come Valerio Bongiorno e Carlo Rossi della Filarmonica Clown (fondata nel 1980).

Diva meglio all’Inferno sui tacchi che in Paradiso con le ballerine è il monologo scritto e diretto da Andrea Ibba Monni, vincitore quest’anno del Fringe Festival oltre che del Premio Mariangela Melato per giovani attori che gli sarà consegnato nella serata finale di Hystrio Festival 2026; lo spettacolo vede in scena Greta Sofia Pillon, drag queen che mette in discussione stereotipi di genere. Si affronta con lei il tema dell’omosssualita’: il monologo di Monni ruota attorno alla premessa: “se da uomo sono uno qualunque, da Diva sono finalmente qualcuno”. Attraverso la lente dell’ironia e della narrazione autobiografica, la protagonista ripercorre la propria vita affrontando temi come la provincia, le dinamiche familiari, gli amori disastrosi, l’identità di genere e il bisogno di appartenenza. Lo spettacolo trasforma i fallimenti personali e le fragilità quotidiane in un’affermazione di libertà e di riscatto individuale da parte di una omosessuale trans. La Pillon era presente in conferenza stampa e ha ballato, recitato e cantato, anche dicendo parolacce, per portare il suo vistoso messaggio di richiesta di accettazione alla presenza di due bambini piccoli, meno di 10 anni.

Debutterà in prima nazionale il nuovo lavoro di e con Massimiliano Loizzi, I Macchiaioli. Storia dei ragazzi che fecero la rivoluzione, progetto che si interroga su quel che resta delle rivoluzioni una volta concluse, prodotto dal Teatro della Cooperativa in collaborazione con Mercanti di Storie. Torna in scena un’altra produzione del teatro di via Hermada quale Ausmerzen – Vite indegne di essere vissute, di Marco Paolini, Mario Paolini, Michela Signori, Giovanni De Martis, con Barbara Apuzzo e Renato Sarti che firma anche la regia e l’adattamento; racconta Azione T4 (in tedesco Aktion T4), il programma segreto di eutanasia di massa ideato e attuato dal regime nazista tra il 1939 e il 1945 per sterminare le persone affette da disabilità fisiche o mentali, malattie genetiche o disturbi psichiatrici.

Informazioni

Indirizzo: Teatro dalla Cooperativa, via Hermada 8, 20162, Milano

Info: info@teatrodellacooperativa.it – Telefono: 02-6420761 – Website: www.teatrodellacooperativa.it

Orari biglietteria:

  • Martedì a venerdì ore 17-19
  • Sabato: 18-19.30 (nei giorni di replica)
  • Domenica: ore 15-16.30 (nei giorni di replica)

Bilglietti:

  • Intero: 20€
  • Under 27: 10€ e Over 65: 12€

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