Uomini nullafacenti soggiogati (o riequilibrati) da una donna

Di Marta Calcagno Baldini

Categoria Recensioni

Pubblicato Febbraio 11, 2026

Massimo Popolizio al centro, credit @claudiapajewski

Harold Pinter è autore già nel 1965 di una commedia quantomai attuale nel ritrarre la confusione sentimentale dei nostri temi. Massimo Popolizio regista e attore con la compagnia di una commedia dinamica e drammatica

Che Ritorno a casa, al Piccolo Teatro Grassi da ieri sera al I marzo, sia un testo del 1965 non lo si direbbe: è attuale e tagliente. Massimo Popolizio è attore principale e regista, a sessant’anni dalla prima interpretazione, di questa drammaturgia di Harold Pinter, l’autore londinese premio Nobel per la letteratura nel 2005.

Siamo in un interno, la casa è quella di una famiglia tutta al maschile: il padre, Max (Massimo Popolizio), ex macellaio e frequentatore di ippodromi, con i suoi figli Lenny (Christian La Rosa), un trentenne che si vanta di avventure erotiche violente con tendenze mitomani, e Joey (Alberto Onofrietti), il fratello più giovane aspirante pugile professionista ma il più fragile della famiglia. Insieme a loro convive lo zio Sam (Paolo Musio), che guida un taxi non suo e vive a spese del fratello Max, subendone i continui rimproveri. Lo spettacolo, una produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma e Piccolo Teatro di Milano, è inizialmente una dinamica fotografia d’interno sulla vita piuttosto sconnessa dei protagonisti, tutti scompagnati e come assuefatti a un’esistenza poco stimolante. Tra ricordi del passato, tra il lavoro e la capacità di riconoscere i cavalli vincenti agli ippodromi di Max. Le continue insicurezze di Joey contrapposte alle certezze di Lenny, soprattutto il suo successo con le donne. La presenza dello zio Sam, ancora con un’occupazione, che viene continuamente maltrattato da Max che deve esasperare il suo ruolo di maschio alfa. Sembrerebbe che lo spettacolo potesse andare avanti così: raccontando queste vite senza linea. Invece no, arriva una notte un altro figlio di Max, Teddy (Eros Pascale), affermato professore di filosofia, con la moglie Ruth (Giorgia Salari), madre dei loro tre figli: i due tornano dall’America per presentare lei al resto della famiglia.

La presenza di una donna in casa sembra portare la situazione alla definitiva degenerazione, oppure l’essere sbandati di tutti gli uomini eccetto Teddy trova una stabilità. In cosa? Nell’essere soggiogati da Ruth, la quale accetta la proposta di prostituirsi per usare il suo corpo come merce di ricatto e far così cadere tutti gli uomini ai suoi piedi. L’attualità incredibile, la lungimiranza di questo testo non è nella degenerazione globale che si dipinge, che ovviamente è un affresco satirico e estremo. Lo è però nella debolezza che ha assunto la figura dell’uomo: incerto, inconcludente, senza passioni e stimoli. Che spesso non trova un ruolo nella società attuale, che troppo pretende, a partire dalle donne, che oggi sanno, al contrario, non sempre ma spesso, cosa cercano.

La recitazione  degli attori è perfettamente corale e allo stesso tempo lascia spazio alla caratterizzazione di ciascuno, in una fotografia domestica e sgangherata in cui Popolizio è sempre al centro. Per uno spettacolo che ha ritmo e alla fine schiaffeggia per l’amarezza che dipinge.

DURATA: un’ora e 40 minuti senza intervallo.

INFO: Piccolo Teatro Grassi (Via Rovello, 2 – M1 Cordusio), tel. 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

ORARI: martedì, giovedì e sabato ore 19.30; mercoledì e venerdì ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.

BIGLIETTI: platea 40 euro, balconata 32 euro

La replica di domenica 15 febbraio è arricchita da un touch tour dedicato al pubblico cieco e ipovedente, alla scoperta dei costumi e degli elementi scenografici, seguito dall’audiodescrizione dello spettacolo trasmessa in cuffia. L’audiodescrizione è realizzata grazie alla collaborazione con Centro Diego Fabbri ETS di Forlì, nell’ambito del Progetto Teatro No Limits. Per info e prenotazioni: accessibilita@piccoloteatromilano.it

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Piccolo Cafè&Restaurant Milano

    Situato nel Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro in via Rovello, è più di un locale di ristorazione: è infatti assorbito pienamente dalla vita (e gli orari) del teatro. Dal servizio di buffet quando si svolgono le conferenze stampa di mattina in settimana, alle cene dopoteatreo (su prenotazione), passando per gli aperitivi per il pubblico come per avventori esclusivamente lì per respirare l’atmosfera. Insomma, il Piccolo Cafè&Restaurant Milano è quasi un palcoscenico già lui stesso: tavolini nel chiostro e dentro, dietro alle vetrate che lo circondano, per offrire piatti semplici a prezzi ragionevoli (abbiamo provato un risotto zola e noci, biscotti e due bicchieri di vino rosso a 27 euro). Certo, non aspettatevi piatti dal sapore indimenticabile: aperto tutto il giorno, si tratta di una cucina non troppo saporita  e veloce, realizzata più per offrire un servizio e permettere di passare momenti di relax durante il giorno e prima o dopo lo spettacolo. Oraari: lunedì, 11.30-20. Martedì-sabato: 11.30-23. Domenica: 11.30-20

     

    Indirizzo: via Rovello 2

    Telefono: 0272333505

    Email: mail@piccolocaferestaurant.it

    Website: https://www.piccolocaferestaurant.it/

  • Real One

    Milano può sorprendere: uscendo dal Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, a pochi metri da Via Dante, pieno centro, decido di provare finalmente uno dei ristoranti della stessa strada del Teatro. Devo essere sincera: non mi ci ero mai  mai addentrata perchè intimorita dall’idea del prezzo. E il Real One, al 3 di via Rovello, il primo che ho scelto di provare, da fuori è elegante: ampie vetrate, ampi e tavoli ben distanziati, luce soffusa. Scopro che è indiano, “quello vero, The RealOne, per questo si chiama così”, mi dice subito il giovane proprietario. Col fratello sono arrivati in Italia dal Panjab, al Nord dell’India, e hanno comprato un appezzamento di 90 ettari vicino alla zona di Pordenone. Coltivano ortaggi: 7 mesi fa si sono decisi ad aprire un ristorante indiano, vicino al Duomo. “Siamo aperti 7 giorni su 7, dalle 11 alle 23 -risponde il fratello maggiore-. Prima di aprire ho lavorato al Mandarin e al Bulgari: i ristoranti indiani a Milano sono spesso gestiti in maniera generica, io invece voglio essere autentico nel portare qui la mia tradizione”. La clientela è per la maggior parte indiana, buon segno. L’arredamento è nel complesso elegante, ma non manca di piccole imperfezioni che lo rendono più simpatico e autentico. Ho provato un antipasto indiano, riso al cocco, una crema di melanzane affumicata e lenticchie gialle in salsa piccante e cumino, due bicchieri di vino  per 69 euro. Da tornare.

     

    Indirizzo: via rovello 3

    Telefono: 028652235

    Email: realoneristoranteindiano@gmail.com

    Website: https://www.realoneristoranteindiano.it/

  • Rovello18

    E’ un locale che sfrutta il fatto che arrivino in prevalenza turisti stranieri. Noi, tutti milanesi o comunque abitanti a Milano, eravamo in quattordici per un pre-teatro (è molto vicino allo Strehler): abbiamo prenotato specificando che avremmo scelto antipasti o primi leggeri. Non abbiamo pagato alla romana: ho speso 20 euro per una ridicola porzione di minestrone freddo e due bicchieri di bianco. Allora: servizio veloce, cucina più che mediocre e soprattutto imbroglioni. Assurdo il prezzo pagato rispetto al piatto scelto e soprattutto alla irrisoria quantità che mi hanno servito (il corrispondente di un bicchier d’acqua pieno). La zona di Brera-Garibaldi è sempre più sgradevole per chi abita in città, troppo turistica.

    Indirizzo: via Tivoli 2

    Telefono: 0272093709

    Email: rovello18@gmail.com

    Website: https://www.rovello18.it/

  • Dumpling Mywei

    Perfetto se cercate un posto poco dispendioso, allegro, semplice ma curato nei dettagli (ad esempio è quasi perfettamente accessibile). Locale quindi piccolo ma completo, si trova davvero a pochi metri dalle gradinate che portano al Teatro Strehler. Prima, 8 anni fa, qui c’era solo un bar, gestione cinese. Da due anni e mezzo la stessa famiglia ha convertito la sala in una piccola ravioleria cinese — o dumpling bar, per dirla all’Inglese. Il nome fonde il termine cinese Meiwèi — il cui significato è “delizioso” — con l’espressione inglese My way, a modo mio. Un luogo gestito e frequentato da giovani, per gustare, prima o dopo spettacolo, ravioli cinesi freschi preparati secondo l’antica tradizione, ma ogni volta sempre diversi. Aperti tutti i giorni dalle 11:30 alle 15:30 e dalle 18:00 alle 23:30.

    Indirizzo: Via Rivoli, 2, 20121 Milano

    Telefono: 3737538973

    Website: https://www.myweibar.it/

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