A Teatro sotto Natale 4- Un Amleto folle e disincantato, che uccide con la mano sinistra

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Filippo Timi riempie la sala. Lo si è visto ieri sera, martedì 10 dicembre, al Teatro Franco Parenti, per la Prima di Amleto2, la sua versione del dramma shakesperiano in scena fino a martedì 31, riletta anche rispetto allo spettacolo del 2010 in cui già lo reinterpretava, Il popolo non ha pane? Diamogli le brioches. Pubblico attento, coinvolto e partecipe della tragedia in tono da farsa e circo in cui Amleto-Timi è un folle disincantato, che uccide (Laerte) con la mano sinistra, ovvero con un gesto rapido e senza troppi trionfalismi o sofferenze.

È come se Timi mettesse in guardia il suo pubblico sul fatto che, oggi, la vera tragedia è che non abbiamo più speranze o motivi per credere davvero in qualcosa. Una follia usata quasi come giustificazione per non vivere, una trappola che lo imprigiona donandogli anche gli alibi per smettere di credere nel presente e quindi nell’esistenza. Eppure la necessità da cui, si avverte, scaturisce l’intenzione di creare questo spettacolo, non lo rende un elogio al cinismo. Tutt’altro: Marina Rocco, bravissima come sempre, Elena Lietti, Lucia Mascino e Gabriele Brunelli, sono degni compagni di avventura di Timi, che ha anche scritto questo spettacolo.

Una serie di sequenze tratte dall’Amleto si susseguono sul palco, dietro alle sbarre che imprigionano/proteggono il principe danese e la sua insensata mente: uno spettacolo a suo modo filosofico, che smaschera attraverso una crudele ironia il falso gioco di Claudio, lo zio di Amleto, e Gertrude, la madre, che hanno ucciso il re, padre del protagonista, per prendere tutto il potere. Non c’è spazio per alcuno, nella vendetta di Amleto e nella sua follia esasperata anche dalla morte di Ofelia. Il dolore, però, perde il suo peso specifico: diventa la base di partenza, l’aria stessa che si respira, un inutile accessorio in cui ogni essere umano, non solo Amleto, deve riconoscersi. E quindi le note tragedie delle vicende dei personaggi shakesperiani sono solo accennate agli occhi del pubblico, che vi assiste come se fosse al circo, rendendo  anche la disillusione e il cinismo due sentimenti diffusi e scontati. Ne Il popolo non ha fame, diamogli le brioches, Amleto soffre per la sua condizione, cerca di uscire da suo ruolo, dalla recita stessa. E per questo va in crisi: non vuole accettarsi o affrontarsi. Questo è un Amleto consapevole, più maturo, ma per questo anche molto più disilluso.

Il tono pop dello spettacolo e le vene di comicità, che pur esistono, ne rendono anche più preziosa l’artisticità, anche se a volte le ovazioni e gli applausi scroscianti del pubblico rischiano di sembrare troppo improvvidi e di crepare il senso profondo che si vorrebbe trasmettere.

DURATA: 1ora e 40 minuti

ORARI: martedì 10 Dicembre – 20:00 mercoledì 11 Dicembre – 19:45 giovedì 12 Dicembre – 21:00 venerdì 13 Dicembre – 19:45 sabato 14 Dicembre – 19:45 domenica 15 Dicembre – 16:15 martedì 17 Dicembre – 20:00 giovedì 19 Dicembre – 21:00 venerdì 20 Dicembre – 19:45 sabato 21 Dicembre – 19:45 domenica 22 Dicembre – 16:15 venerdì 27 Dicembre – 19:45 sabato 28 Dicembre – 19:45 domenica 29 Dicembre – 16:15

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