Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

Recensioni
Filippo Timi riempie la sala. Lo si è visto ieri sera, martedì 10 dicembre, al Teatro Franco Parenti, per la Prima di Amleto2, la sua versione del dramma shakesperiano in scena fino a martedì 31, riletta anche rispetto allo spettacolo del 2010 in cui già lo reinterpretava, Il popolo non ha pane? Diamogli le brioches. Pubblico attento, coinvolto e partecipe della tragedia in tono da farsa e circo in cui Amleto-Timi è un folle disincantato, che uccide (Laerte) con la mano sinistra, ovvero con un gesto rapido e senza troppi trionfalismi o sofferenze.
È come se Timi mettesse in guardia il suo pubblico sul fatto che, oggi, la vera tragedia è che non abbiamo più speranze o motivi per credere davvero in qualcosa. Una follia usata quasi come giustificazione per non vivere, una trappola che lo imprigiona donandogli anche gli alibi per smettere di credere nel presente e quindi nell’esistenza. Eppure la necessità da cui, si avverte, scaturisce l’intenzione di creare questo spettacolo, non lo rende un elogio al cinismo. Tutt’altro: Marina Rocco, bravissima come sempre, Elena Lietti, Lucia Mascino e Gabriele Brunelli, sono degni compagni di avventura di Timi, che ha anche scritto questo spettacolo.
Una serie di sequenze tratte dall’Amleto si susseguono sul palco, dietro alle sbarre che imprigionano/proteggono il principe danese e la sua insensata mente: uno spettacolo a suo modo filosofico, che smaschera attraverso una crudele ironia il falso gioco di Claudio, lo zio di Amleto, e Gertrude, la madre, che hanno ucciso il re, padre del protagonista, per prendere tutto il potere. Non c’è spazio per alcuno, nella vendetta di Amleto e nella sua follia esasperata anche dalla morte di Ofelia. Il dolore, però, perde il suo peso specifico: diventa la base di partenza, l’aria stessa che si respira, un inutile accessorio in cui ogni essere umano, non solo Amleto, deve riconoscersi. E quindi le note tragedie delle vicende dei personaggi shakesperiani sono solo accennate agli occhi del pubblico, che vi assiste come se fosse al circo, rendendo anche la disillusione e il cinismo due sentimenti diffusi e scontati. Ne Il popolo non ha fame, diamogli le brioches, Amleto soffre per la sua condizione, cerca di uscire da suo ruolo, dalla recita stessa. E per questo va in crisi: non vuole accettarsi o affrontarsi. Questo è un Amleto consapevole, più maturo, ma per questo anche molto più disilluso.
Il tono pop dello spettacolo e le vene di comicità , che pur esistono, ne rendono anche più preziosa l’artisticità , anche se a volte le ovazioni e gli applausi scroscianti del pubblico rischiano di sembrare troppo improvvidi e di crepare il senso profondo che si vorrebbe trasmettere.
DURATA: 1ora e 40 minuti
ORARI: martedì 10 Dicembre – 20:00 mercoledì 11 Dicembre – 19:45 giovedì 12 Dicembre – 21:00 venerdì 13 Dicembre – 19:45 sabato 14 Dicembre – 19:45 domenica 15 Dicembre – 16:15 martedì 17 Dicembre – 20:00 giovedì 19 Dicembre – 21:00 venerdì 20 Dicembre – 19:45 sabato 21 Dicembre – 19:45 domenica 22 Dicembre – 16:15 venerdì 27 Dicembre – 19:45 sabato 28 Dicembre – 19:45 domenica 29 Dicembre – 16:15
Replica speciale del 31 Dicembre: spettacolo h 21.15 AMLETO² + a seguire brindisi con assaggi SETTORE A (file A–E) intero 70€ SETTORE B (file F–R) intero 60€; under26 50€ SETTORE C (file S–ZZ) intero 50€+ 25€ brindisi con assaggi (disponibilità limitata)
PREZZI: dai 38 euro ai 18. Tutti i prezzi non includono i diritti di prevendita.
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