Il paradiso artificiale non basta a se stesso, neanche se viene portato a teatro
Di Marta Calcagno BaldiniCategoria Recensioni
Pubblicato Gennaio 16, 2026

lacasadargilla porta al Piccolo "Escaped Alone" della drammaturga inglese Caryl Churchill per la prima volta in Italia
Una specie di Aspettando Godot dei giorni nostri, ma senza la rivoluzione che portò il testo di Samuel Beckett ai tempi. Non per una qualche analogia drammaturica, ma per l’essere uno spettacolo tutto giocato sull’attesa, sul vivere un tempo morto aspettando una qualche risposta sul semso della vita.
Così si può tradurre Escaped Alone, la drammaturgia del 2026 di Caryl Churchill. L’ottantasetetnne scrittrice londinese ha immaginato quattro donne in un giardino, che passano il tempo chiacchierando. Fino all’8 febbraio è lacasadargilla, compagnia guidata dai registi Lisa Ferlazzo Natoli e Alessandro Ferroni, a portare questo testo al Piccolo Teatro Grassi.
La scena, di Marco Rossi e Francesca Sgariboldi, è, anzitutto, sintetica: erba finta, cielo rappresentato da uno schermo che cambia immagine a seconda del momento della giornata, siepe anche sintetica. Sembra un set per una pubblicità. In questa finzione si gioca la apparente spontanea conversazione di un gruppo di quattro signore: Caterina Carpio, Tania Garribba, Arianna Gaudio e Alice Palazzi siedono insieme, o giocano a cricket, o bevono il tè, conversano, fanno ginnastica. Per un’ora il pubblico assiste al loro trascorrere del tempo, parlando di niente e senza scopo.

Il che, sostanzialmente, disturba e annoia, nonostante la scenografia vivace e l’aspetto simpatico delle quattro attrici. Qualunque argomento aperto arriva da nessuna parte: le protagoniste sono assorbite dal non luogo in cui si trovano, una specie di Truman Show con il megaschermo che proietta la scritta Eden o Longevity Program. Cantano i Nirvana sedendo di spalle al pubblico, non sembrano avere bisogni né desideri. Solo passano il tempo, senza porsi né sentire l’esigenza di avere domande.

Un paradiso artificiale che dovrebbe bastare a se stesso anche per essere l’unico elemento raccontato in uno spettacolo. Non è così, e non si sa se sia per una mancanza delle attrici o della regia: si sente l’esigenza di qualcosa che vada oltre la rappresentazione del vuoto o della falsità.
Consigli per prima o dopo lo spettacolo
Piccolo Cafè&Restaurant Milano
Situato nel Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro in via Rovello, è più di un locale di ristorazione: è infatti assorbito pienamente dalla vita (e gli orari) del teatro. Dal servizio di buffet quando si svolgono le conferenze stampa di mattina in settimana, alle cene dopoteatreo (su prenotazione), passando per gli aperitivi per il pubblico come per avventori esclusivamente lì per respirare l’atmosfera. Insomma, il Piccolo Cafè&Restaurant Milano è quasi un palcoscenico già lui stesso: tavolini nel chiostro e dentro, dietro alle vetrate che lo circondano, per offrire piatti semplici a prezzi ragionevoli (abbiamo provato un risotto zola e noci, biscotti e due bicchieri di vino rosso a 27 euro). Certo, non aspettatevi piatti dal sapore indimenticabile: aperto tutto il giorno, si tratta di una cucina non troppo saporita e veloce, realizzata più per offrire un servizio e permettere di passare momenti di relax durante il giorno e prima o dopo lo spettacolo. Oraari: lunedì, 11.30-20. Martedì-sabato: 11.30-23. Domenica: 11.30-20
Indirizzo: via Rovello 2
Telefono: 0272333505
Email: mail@piccolocaferestaurant.it
Real One
Milano può sorprendere: uscendo dal Piccolo Teatro Grassi, via Rovello, a pochi metri da Via Dante, pieno centro, decido di provare finalmente uno dei ristoranti della stessa strada del Teatro. Devo essere sincera: non mi ci ero mai mai addentrata perchè intimorita dall’idea del prezzo. E il Real One, al 3 di via Rovello, il primo che ho scelto di provare, da fuori è elegante: ampie vetrate, ampi e tavoli ben distanziati, luce soffusa. Scopro che è indiano, “quello vero, The RealOne, per questo si chiama così”, mi dice subito il giovane proprietario. Col fratello sono arrivati in Italia dal Panjab, al Nord dell’India, e hanno comprato un appezzamento di 90 ettari vicino alla zona di Pordenone. Coltivano ortaggi: 7 mesi fa si sono decisi ad aprire un ristorante indiano, vicino al Duomo. “Siamo aperti 7 giorni su 7, dalle 11 alle 23 -risponde il fratello maggiore-. Prima di aprire ho lavorato al Mandarin e al Bulgari: i ristoranti indiani a Milano sono spesso gestiti in maniera generica, io invece voglio essere autentico nel portare qui la mia tradizione”. La clientela è per la maggior parte indiana, buon segno. L’arredamento è nel complesso elegante, ma non manca di piccole imperfezioni che lo rendono più simpatico e autentico. Ho provato un antipasto indiano, riso al cocco, una crema di melanzane affumicata e lenticchie gialle in salsa piccante e cumino, due bicchieri di vino per 69 euro. Da tornare.
Indirizzo: via rovello 3
Telefono: 028652235
Email: realoneristoranteindiano@gmail.com



