Buccirosso vedovo (allegro) in una grande famiglia

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Carlo Buccirosso, attore per cinema e teatro napoletano classe ’54 (è presente ne Il divo e La grande bellezza, i due film di Paolo Sorrentino), sembra essersi scritto una drammaturgia per raccontare questa fase della sua vita. Il vedovo allegro, infatti, in scena al Teatro Manzoni fino al 23 marzo, dall’11, è una commedia, sua, in cui firma anche la regia ed è in scena come protagonista, sul tema della solitudine sentimentale raggiunti i 71 anni. Non che per tutti gli esseri umani sia così, ovviamente, ma nella totale mancanza di illusione di potersi innamorare che si respira in questi due atti c’è come la necessità di esprimere un risentimento personale.

Cosimo Cannavacciuolo, antiquario napoletano interpretato da Buccirosso, è rimasto vedovo a causa del covid. Stesso motivo per cui la sua attività è fallita. Si trova nella condizione di dover recuperare in fretta del denaro per andare avanti, altrimenti rischia di perdere l’appartamento nel centro di Napoli in cui vive (di cui sta pagando il mutuo) e che, nel frattempo, ha riempito di tutti i mobili e quadri che aveva in negozio. Su questa scena di interno dal sapore claustrofobico nonostante la presenza di una finestra e della porta d’ingresso in casa, si apre e si svolge tutto lo spettacolo. Che è una commedia dinamica e movimentata, ma con un’amarezza di fondo che forse è quella che si percepisce in modo più evidente. L’appartamento dell’antiquario diventa un crocevia di avventure, segreti, fraintendimenti e doppi sensi come in tutte e commedie che si rispettino: sembra un Goldoni contemporaneo per la precisione con cui alla fine tutte le vite e le questioni aperte trovino, in 140 minuti, una sistemazione perfetta.

Non potrebbe, però, essere una commedia del XVIII secolo per l’attualità dei temi sollevati. Questa solitudine sentimentale del protagonista, infatti, si deve interfacciare con il problema dell’inseminazione artificiale, della difficoltà di ammettere la sterilità maschile, ma anche con il parere della scienza e con la ricerca di una sistemazione da parte delle donne. Massimo Andrei, Salvatore, il portiere, e sua figlia Angelina, Elvira Zignone. Come Ninuccio, il figlio sempre del custode, Davide Marotta, o Virginia, Stefania De Francesco, l’attrice che affitta una stanza a casa dell’antiquario, e il Dottor De Angelis, il ginecologo vicino di casa, Matteo Tugnoli, e Augusto Tomacelli con sua moglie Pupetta (Gino Monteleone, in scena dal 11 al 14 marzo, sostituito, per un malore, da Mimmo Chianese dal 18 al 23, e Donatella De Felice, i due vicini di casa) sono gli altri personaggi che accompagnano Buccirosso nella sua avventura e scoperta interiore.

Per una commedia vivace, e dinamica: certo, raggiungere l’equilibrio tra ironia, sarcasmo, tragedia interiore e risata che riesce a Buccirosso non è impresa facile. Milanoateatro ha visto due volte lo spettacolo: alla Prima la Zignone e la De Francesco soprattutto sembravano impegnate a non sbagliare, portando invece all’estremo le peculiarità dei loro personaggi. Il risultato era che non entravano in sintonia con il resto della compagnia e appesantivano la resa di tutto lo spettacolo. Tornata giovedì 20 marzo per una serata Holè da Torero (eravamo in 9), ha assistito a un lavoro molto equilibrato tra tutte le parti, coeso e senza sbavature.

DURATA: 140 minuti con intervallo

INFO: Teatro Manzoni, via Manzoni 42, Milano

Tel. 02-7636901, www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it

ORARI: feriali, ore 20.45. Domenica, ore 15.30. Sabato 22 marzo, ore 15.30 e 20.45

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