Al Piccolo Teatro: Anatomia di un suicidio, mancato

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

La giovane (classe 1986) eppure già pluripremiata autrice inglese Alice Birch è il porto (sicuro, dati i riconoscimenti) in cui il Piccolo Teatro approda quando esprime la volontà di “offrire risposte stimolanti alla sfida della complessità lanciata dalla multidimensionale mappa del nostro oggi e delle sue realtà” come dice Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo parlando di “Anatomia di un suicidio”, il nuovo spettacolo in scena per la prima volta in Italia fino al 19 marzo al Piccolo Teatro Grassi, via Rovello 2. 

Uno spettacolo di lacasadargilla, uno degli “artisti associati” del Piccolo. Essere un “artista associato” significa rientrare nel gruppo dei 15 artisti italiani e internazionali con cui, a partire dalla stagione 2021/22, il Piccolo ha avviato un dialogo nella direzione di una nuova idea di teatro: una progettualità dinamica che fa del Piccolo una “casa” di artisti vari. Nello specifico lacasadargilla si riunisce intorno a Lisa Ferlazzo Natoli – autrice e regista –, Alessandro Ferroni – regista e disegnatore del suono –, Alice Palazzi – attrice e coordinatrice dei progetti – e Maddalena Parise – ricercatrice e artista visiva –, ed è un gruppo mobile di vari ulteriori attori, musicisti, drammaturghi, artisti visivi: si tratta insomma di un ensemble allargato a diverse competenze e linguaggi che lavora su spettacoli, istallazioni, progetti speciali e curatele. 

Ecco perchè “Anatomia” è un lavoro di tecnologia e parola, di stretta vicinanza tra abilità attoriale e supporto tecnico scenografico. Per un testo che è come uno spartito diviso in tre ambienti simultanei che convivono in un solo spazio. Le storie da raccontare e che si intersecano, infatti, sono appunto tre: una madre, una figlia, una nipote. La Birch “ha scritto questo testo di notte, aveva appena partorito. È un lavoro che mette le mani sulle relazioni sociali e famigliari” dice sempre la Ferlazzo. Tutte e tre le donne si trovano in una casa, la loro casa di famiglia: si parlano attraverso il tempo. Grande protagonista sulle tre vite che si raccontano è la morte: due suicidi e una sterilizzazione, per riflettere sul concetto di generazione e di identità.

ANATOMIADIUNSUICIDIO_dasx Garribba, Leccese, Valentini, Villano, Rosellini, Semino Favro_foto®MasiarPasquali

Certo, un conto è parlare di complessità del reale, un conto è parlarsi addosso. E definire “Anatomia di un suicidio” “un testo ‘non miso-biotico’ “, come anche ha detto sempre Claudio Longhi, e che parla di tre esistenze “in modo diacronico” sembra portarci dritti dritti verso uno spettacolo esplicitamente autoreferenziale. Altro che di spiegazione “del nostro oggi”. 

Prima di giudicare, però, bisogna vedere. E così eccoci davanti a una scenografia, di Marco Rossi, che prevede tre porte. Davanti a ciascuna di queste si svolge, contemporaneamente (o “diacronicamente”, per dirla come Longhi) in scena, una vita (“bios”, in greco). Le protagoniste sono Carol (Tania Garribba), Anna (Petra Valentini) e Bonnie (Federica Rossellini): 1972-1993, 1999-2004 e 2022-2041 gli archi temporali delle loro esistenze. Carol è depressa: cerca di resistere, di farsi amare dal marito e di trasmettere alla figlia Anna un’educazione. Ma cede, nel suicidio che da anni la tentava. Anna è forse la più tormentata: eroinomane, schiacciata dal suicidio della madre, cerca di combattere la sua dipendenza dalla droga e di costruirsi una vita. Ma già durante la gravidanza e poi alla nascita di Bonnie la sua vita perde senso per lei, è troppo da sopportare, da gestire, da vivere appunto. Si uccide. Ed ecco la terza, la nipote e la figlia, che sente il peso di queste vite interrotte nel suo cuore. È medico, è omosessuale, cerca un amore. Ma non vuole più essere portatrice di vita: si fa sterilizzare. Compie una sorta di omicidio interiore, blocca una parte di sé.

Bravi tutti gli attori, i costumi sono firmati da Anna Missaglia; il disegno luci è di Luigi Biondi, i paesaggi musicali di Alessandro Ferroni e il sound design di Pasquale Citera; la cura degli ambienti video di Maddalena Parise e la drammaturgia del movimento di Marta Ciappina. Ma, di tutta questa professionalità, in un certo senso si potrebbe fare anche a meno. La drammaturgia è retorica e, neanche a farlo apposta, risulta perfettamente proprio “miso-biotica” (ostile alla vita).

Informazioni

Durata: 3 ore compreso intervallo

Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo. 

Prezzi: platea 40 euro, balconata 32 euro

 Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Andry Restaurant

    Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).

    Indirizzo: via Rovello 10
    Telefono: 0286462709
    Website: https://ristoranteandry.com/
    E-mail: andryrestaurant@gmail.com

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