Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

Recensioni

Non basta una storia fantasiosa per creare un’illusione. Se si va a teatro qualsiasi argomento trattato pretende qualità e competenza, solo allora uno spettacolo può essere credibile nella sua finzione. Nel caso de Il calamaro gigante, dal romanzo omonimo di Fabio Genovesi (adattato da lui stesso con Angela Finocchiaro, in scena come protagonista, e Bruno Stori), per la regia di Carlo Sciaccaluga e le musiche di Rocco Tanica e Diego Maggi, al Teatro Manzoni fino al 25 febbraio, spiace dirlo ma, per vari motivi, lo spettacolo risulta lento, impacciato e scontato. Anzitutto Angela Finocchiaro, monocorde e davvero poco efficace nella resa della protagonista, sua omonima, che, mentre è in auto in cosa per recarsi a una cena di lavoro dopo l’ufficio, viene sobbalzata da un’onda anomala causata dal Calamaro Gigante (ideazione creature marine Alessandro Baronio). Dove finisce Angela? In un altro mondo. Tra le scene di Anna Varaldo, che cambiano, e i vari personaggi, ben altri 8 attori in scena oltre alla protagonista, la Finocchiaro si trova a girare insieme a un tipo strano e antiquato, tale Montfort, che arriva da un’altra nazione e un altro secolo, e in comune hanno solo di non sapere come sono finiti lì.
Non avendo scopo né meta il loro viaggio (non sanno e non provano neanche a tornare a casa), si limitano a vagare nella fantasia. E incontrano Don Francesco Negri, parroco quarantenne che nel Seicento parte da Ravenna e raggiunge a piedi il Polo Nord. Tra un’avventura e l’altra resta lo spettro del Calamaro Gigante che incarna tutte le paure e rappresenta il senso ultimo del lavoro: nella vita bisogna avere il coraggio di affrontare le paure e l’ignoto. Uno spettacolo che invita a credere nei sogni. Peccato che la scarsa resa di tutti gli attori non riesca a far emergere il senso finale, e tutto resti a galla come un gioco, un tuffo nella fantasia fine a se stesso.
Durata: 105 minuti
Info. Teatro Manzoni, via Manzoni 42
Orari: feriali, ore 20.45. Domenica, ore 15.30. Sabato 24 febbraio, ore 15.30 e 20.45
www.teatromanzoni.it, tel. 027636901
Prezzi dei biglietti: Prestige € 36,50 – Poltronissima € 33,00 – Poltrona € 25,00 – Poltronissima under 26 anni € 16,00
Avevo grandi aspettative per il calamaro gigante di un’attrice che ho applaudito in passate occasioni per leggerezza di spirito e brillantezza. Dopo una bella scena di cinque figure in bianco illuminate sul bordo del palco davanti a uno sfondo scuro, ho atteso invano la partenza di qualcosa, che mai è arrivata in una recitazione lenta, noiosa, inconsistente e tanto priva di slanci quanto colma di banalità .
Quando una musica chiassosa mi ha svegliato dal torpore , ho resistito altri cinque minuti e sono uscito prima che finisse.
Stupore pari alla delusione che in un teatro tanto ricco di ben altra storia sia approdata questa rappresentazione, così lontana dalla descrizione che altra critica, sulle cui fondamenta mi interrogo, ne ha scritto.
Condivido lo stupore, e mi complimento con Lei per la scelta di uscire di sala. Se devo recensire uno spettacolo mi sembra giusto stare fino alla fine, ma solo in quel caso: il teatro è partecipazione, che può consistere anche nell’andarsene.
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