“Sei insostituibile. Per questo è dannata alla solitudine la vita che m’hai data”. Un figlio ad una madre. Il risentimento per la propria differenza, nell’omosessualità che allora era motivo di vergogna e censura civile. Un figlio, ma anche un artista, un regista, uno scrittore, giornalista e poeta: Pier Paolo Pasolini, 1922-1975. Insieme ad altre frasi e pensieri dell’artista emiliano di origine, di indole libero e senza patria apparente, sono in mostra dal 2 dicembre fino al 22 gennaio i quadri, i disegni e le composizioni di più di una settantina di artisti di diversa origine e formazione, tutti attivi a Milano e in certi casi legati all’Accademia di Brera. Siamo negli spazi del Passante Ferroviario di Porta Venezia, in una delle gallerie per andare a cercare il proprio accesso ai treni: per l’occasione diventa la “Stazione Pasolini”, solitamente è l’“Ateleir della fotografia”.
Sta per concludersi l’anno del centenario della nascita dello scomodo protagonista della scena culturale del XX secolo: quale luogo è più off per ospitare una sua mostra e rispecchiarlo già nello stesso ambiente in cui si espone? Ci ha pensato l’Associazione Le Belle Arti APS, che nasce nel 2010 a partire dal Liceo Artistico di Brera, nell’ambito del progetto Artepassante, che dal 2012 si occupa di portare arte contemporanea nei Passanti della Ferrovie dello Stato a Milano per trasformare gli snodi ferroviari di Garibaldi, Dateo, Repubblica, Lancetti, Vittoria e Venezia in snodi culturali. Ecco, quindi che scendendo nel Passante in viale Regina Giovanna, quasi all’angolo con corso Buenos Aires, si sbuca nel largo corridoio su cui si affacciano le vetrine in cui espongono quasi 80 artisti.
credits @Marta Calcagno Baldini
Le loro opere si vedono dai vetri, la situazione di passaggio e contingente lo richiede, rendendo anche per questo la mostra più adatta a rappresentare un artista scomodo e di difficile comprensione come Pasolini: pittori, scultori, fotografi attivi a Milano e scelti da Alessandra Attianese, Renato Galbusera, Giulia Minetti, curatori della mostra, hanno portato una loro opera per omaggiare e ricordare l’uomo per cui “Manca sempre qualcosa, c’è sempre un vuoto in ogni mia intuizione”, come ha citato Paolo Quinzi nella sua fotografia che raffigura un Pasolini pensante, ma stropicciato, spiegazzato, desunto: “In questa frase per me c’è tutto Pasolini” commenta l’artista, e l’immagine conferma lo scritto.
credits @Paoli Quinzi
Parole e immagini sono associate, come accade per varie opere in questa ricca e allo stesso tempo veloce, scorrevole, mostra: tra macchine da scrivere, il disegno, la pittura e persino la grafica, si rende omaggio ad una figura che non è omologabile e che forse proprio per questo è d’ispirazione per gli artisti. Come Mimmo di Marzio, che in quattro riquadri rappresenta altrettante scene de “Salò e le 120 giornate di Sodomma” e “Il fiore delle Mille e una notte”: “Pasolini è per me un autore attuale internazionale, con queste tavole ho fissato altrettanti frame di due suoi film”. Se Fabio Sironi ne restituisce un ritratto in tecnica mista (inchiostro di china, acrilico, collage e foto di due binari di un treno), Marina Falco ricava una composizione di uccelli in carboncino su carta a partire dalla frase di Pasolini “Io so”. Opere tutte diverse tra loro, in tecnica e fonti d’ispirazione, che ben restituiscono la figura di intellettuale e artista impegnato e non omologabile che rappresentano.
Credits @Mimmo Di Marzio
Info. dal 3 dicembre 2022 al 22 gennaio 2023. Orari: tutti i giorni negli orari di apertura della Stazione.
Atelier della fotografia Stazione del Passante Ferroviario di Porta Venezia”
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 27 Novembre 2025
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