Che la pandemia si sia “frapposta fra la fase pilota del progetto e questa” sa proprio di complottismo: ha inaugurato lunedì scorso, 5 febbraio, alla presenza di Elio Franzini, il Rettore dell’Università degli Studi di Milano, di Emmanuel Conte, Assessore al Bilancio e al Patrimonio Immobiliare del Comune di Milano e di Stefano Bacin, vicedirettore del Dipartimento di Filosofia, il rinnovato Museo di Filosofia della Statale di Milano, e ha aperto appunto con la mostra Complottismo, fake news e trappole mentali, a ingresso gratuito, visitabile fino al 22 febbraio nelle Salette dell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in via Festa del Perdono 7. Un museo che espone concetti filosofici non esisteva ancora, Milano è la prima città a proporlo secondo un progetto che è partito ormai 4 anni fa e che, hanno annunciato alla presentazione, avrà una collocazione permanente nel nuovo campus umanistico di Città Studi, attualmente in via di realizzazione.
Ingresso all’apertura del Museo di Filosofia della Statale di Milano
Dopo una prima fase pilota, in cui si è studiato come impostare il concetto di museo legato alla filosofia e si è realizzata una prima mostra in merito, oggi il progetto si avvia con le prime stanze. La mostra, che si inserisce nell’ambito delle celebrazioni per il Centenario della Statale di Milano, è a patrocinata dal Comune di Milano, a cura del Dipartimento di Filosofia della Statale di Milano. L’argomento scelto è lo studio di uno dei rischi maggiori legati all’informazione oggi: quello di credere inconsapevolmente in notizie false, o maneggiate, irreali. Eppure l’ignoranza non è ammessa: non ci si può giustificare nell’idea che tutto ciò che viene pubblicato sia degno di fiducia. Come gestirsi, quindi? Partendo infatti dalla convinzione che, “una volta che la disinformazione prende piede è estremamente difficile da sradicare”, ecco che, con studenti di filosofia come guide, i partecipanti vengono condotti in un percorso multimediale per conoscere e controbattere efficacemente i meccanismi dell’informazione falsa, o disinformazione
Già all’ingresso, sulla porta del Museo, una sorta di ragnatela di parole introduce all’argomento intricato. Una volta all’interno si è accolti dall’opera di Fabrizio Dusi, artista di Sondrio ma adottato da Milano: opera in varie parti della città per portare il suo messaggio di libertà e autonomia. Due profili stilizzati sono disegnati sulle due porte d’ingresso: le due bocche aperte fanno uscire delle forme astratte che paiono parole, ma sono aggrovigliate a simboleggiare l’incomunicabilità. Da qui in poi la mostra non sarà da vedere, ma da agire. Ecco infatti Fake Plots!, il videogioco didattico che insegna a creare ad arte teorie del complotto e diffonderle con successo, entrando in una ‘bolla complottista’ e diventando “un influencer della disinformazione”. Si capisce come nascono e si diffondono le teorie del complotto grazie al Kit del complottista; un gemello di Twitter: Glitter. Il senso del gioco è creare un ‘vaccino cognitivo’ per sviluppare gli anticorpi contro la disinformazione (cognitive inoculation strategy).
La Cucina Complottista, credit @MartaCalcagno
Argomento intricato, quindi, certamente, ma anche vicino a noi in modo pericolosamente sorprendente. O almeno questa è l’idea che la mostra restituisce, data l’impostazione coì tangibile e distinguibile coi vari sensi e diversi modi di interagire con i media. Nella Cucina Complottista si studiano gli ingredienti indispensabili per una “teoria del complotto”: un “agente” (o un piccolo gruppo), un’azione (cosa fanno i cospiratori?) e un obbiettivo (perché l fanno?). sul tavolino n mostra si trovano tutti e tre: bisogna mescolare e sceglierne a caso uno da ogni barattolo, ‘assaggiare’ il risultato, leggerne a voce alta la teoria del complotto cucinata. Grazie alla mini sere di cartoni animati si spiegano le radici psicologiche e sociali del complottismo, scritti da studiosi di disinformazione e illustrati dallo studio grafico “Squideo” (il tarlo della sfiducia, il grillo e la formica, ovvero come si diffonde una teoria del complotto, fino alla Volpe e il gufo, ovvero perché le teorie del complotto vincono su quelle ufficiali). Si passa dalla parete su cui si trovano le video-pillole di 90 secondi in cui studiosi di diverse discipline rispondono a domande scottanti sul tema del complottismo e disinformazione. Di grande interesse la Biblioteca Complottista, con testi (consultabili direttamente in mostra) di vari autori, da Manzoni a Sciascia a Morante. E infine la “Settimana Complottistica”, nonché la sezione con una collezione di giochi enigmistici ‘a tema disinformazione’ – tra cui cruciverba, rebus, anagrammi, vero/falso, unisci i puntini… Per testare la comprensione dei visitatori in modo giocoso e coinvolgente e per mettere in luce uno dei motivi inconsapevoli che trainano la mente complottista: il piacere narcisistico di scoprire una realtà nascosta agli occhi dei più, sentendosi per questo un po’ speciali.
La Biblioteca Complottista al Museo della Filosofia, credit @MartaCalcagno
INFO. www.museodellafilosofia.unimi.it
Salette dell’Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano, in via Festa del Perdono 7
Dal 5 al 22 febbraio
Ingresso libero, con visite guidate gratuite a cura di studentesse e studenti di filosofia disponibili tutti i pomeriggi dalle 14 alle 15 e dalle 16.30
Orari: dal lunedì al venerdì, ore 14-19
Aperture straordinarie: giovedì 8 e lunedì 12 febbraio la mostra resterà aperta fino alle 21. Sabato 10 febbraio la mostra sarà aperta dalle 9 alle 18.
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 27 Novembre 2025
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