Non si può capire Diego Giacometti se non si stringe l’obbiettivo sul suo contesto famigliare: nasce in Svizzera (nel 1902, a Borgonovo di Stampa), minore di Alberto di solo un anno, il fratello collegato all’esistenzialismo e le cui sculture, perlopiù in bronzo e dai tratti longilinei, irregolari e stilizzati, sono note. Il padre, svizzero-italiano, Giovanni Giacometti, era artista. Una famiglia estremamente unita, di cui fanno parte anche Augusto, altro fratello architetto, la madre, Annetta, e la sorella Ottilia.
Nessun luogo più della Fondazione Rovati sembra più adatto ad ospitare la mostra “Diego, l’altro Giacometti”, che ha inaugurato ieri, 15 marzo, e fino al 18 giugno espone oltre sessanta opere del fratello meno noto di Alberto, ma non di minore coscienza espressiva. Non c’era contesto più adatto della Fondazione in corso Venezia 52 per questa mostra perché, nelle stanze che ospitano la preziosa collezione Rovati in un allestimento che appositamente rispetta l’originaria funzione abitativa del ricco palazzo, si mantiene inalterato il clima intimo e delicato che anche le opere di Giacometti ispirano: a cura di Casimiro Di Crescenzo, la mostra è organizzata in collaborazione con PLVR Zurigo, ed è la prima in Italia interamente dedicata all’artista svizzero. Famigliare anche la provenienza delle opere, tutte degli eredi di Diego Giacometti, dalla Fondation Giacometti di Parigi, dall’Alberto Giacometti Stiftung – conservata presso la Kunsthaus di Zurigo -, dal Musée Picasso-Paris di Parigi e da collezioni private.
Come definire Diego: uno scultore, un artigiano, o, a volte, sembrerebbe quasi un designer? In lui estetica e funzionalità sono sempre collegate: mobili, sedute, tavolini o oggetti in uno stile che rende riconoscibile Giacometti in modo inequivocabile, dal design nuovo ma di ispirazione antica. Console “La promenade des amis” del 1976, è tra le opere più rappresentative del lavoro artistico di Giacometti: si fonde perfettamente con le opere della Collezione Rovati, caratteristica che riguarda tutta l’opera dello scultore desigenr, in particolare con le numerose presenti di epoca etrusca e classica. Sì, perché l’ispirazione mitologica e archeologica dell’artista svizzero naturalizzato francese è inequivocabile, insieme al richiamo continuo verso la natura e agli animali: tavolini in vetro sorretti da rami in bronzo, statuette, candelabri e piccole sculture che sembrano essere saltate fuori da una piramide egiziana, e un Bestiario che sempre colpisce per l’essenza delle forme e l’efficacia nonché l’immediatezza della resa. Il lupo (“Loup”), in bronzo, è la sintesi nervosa delle linee del corpo stilizzato in ferro prima di partire all’attacco di una preda. Non per niente Diego Giacometti è uno tra i maggiori interpreti della rappresentazione artistica degli animali, un importante filone di ispirazione per molti scultori nella Parigi degli anni ’30.
Testa di leone. 1934 circa, Serpentino, 31x25x47 cm. Kunsthaus Zurich, Alberto Giacometti-Stiftung, credit @Diego Giacometti by SIAE 2023
Al piano ipogeo la sintonia tra le opere di Giacometti e i reperti perlopiù etruschi che qui sono sempre esposti è totale: dalla “Testa di Leone”, del 1934, possente lavoro in pietra che per anni fu visibile all’ingresso della casa di famiglia a Maloja, alle “Domatrici” in gesso e bronzo, al “Grande Candelabro”, fino ai bassorilievi e le numerose sculture di bronzo di una decina di centimentri o poco più. Una sezione della mostra, nello Spazio Bianco, è dedicata ai ritratti di Diego e in particolare a quelli realizzati per o dalla sua famiglia: “Diego, nourrisson”, dipinto dal padre Giovanni nel 1902, “Tête d’homme (III)”, Diego eseguito nel 1965 dal fratello Alberto. “La Tête de Diego” del 1914-15, in gesso, nonché la prima scultura realizzata da Alberto ed è contrapposta al bronzo “Tête de Diego” del 1937. Infine, per la prima volta vengono esposti i tre “Oiseaux” creati nel 1942 per il salotto dell’appartamento di Francis Gruber, lo “Specchio” del 1942, nato da una fantasia barocca, la “Mano” del 1942-1944, e l’”Applique aux panthères”, un tempo collocata nella casa dell’artista in rue du Moulin-Vert a Parigi. La mostra è accompagnata dal catalogo “Diego, l’altro Giacometti” a cura di Casimiro Di Crescenzo e pubblicato da Fondazione Luigi Rovati, disponibile allo shop del Museo e online (museo.fondazioneluigirovati.org/it/shop). Come approfondimento alla mostra, oltre ad un ricco programma di laboratori per bambini, sono anche stati realizzati una serie di podcast in collaborazione con doppiozero: prendono spunto dal lavoro dell’artista e i testi sono di Tiziano Scarpa, Silvia Ballestra e, prossimamente, Luigi Grazioli.
PAUSA AL BISTROT
Uno pausa al Caffè Bistrot Andrea Aprea dopo la visita. Credit @marta-calcagno
Dopo la visita si può godere di una piacevole pausa al Caffè Bistrot Andrea Aprea, aperto sulla hall all’ingresso del Museo. Si affaccia con le vetrate sul giardino interno e offre varie possibilità per ogni ora: pranzo e cena, ma anche uno spuntino, una merenda, un cocktail o un aperitivo. Prezzi nella norma. Orari: martedì-venerdì ore 9-21.30. Sabato ore 9.30-21.30. Domenica 9.30-20. Tel: 02-38273031.
Esiste anche l’Andrea Aprea Ristorante: da martedì a sabato, ore 19.30-22. Tel. 02-38273030, www.andreaaprea.com (sie par Bistrot che per Ristorante).
INFORMAZIONI
Orari di apertura Museo d’Arte:
da mercoledì a domenica, dalle ore 10.00 alle 20.00 (ultimo ingresso ore 19.00)
Tariffe ingresso sul sito www.fondazioneluigirovati.org
L’esposizione è inclusa nel biglietto d’ingresso al Museo
Padiglione e giardino sono aperti gratuitamente da mercoledì a domenica, dalle 10.00 alle 20.00.
Lo shop è aperto dal mercoledì alla domenica dalle 10.00 alle 20.00.
Visita guidata alla mostra: ogni mercoledì alle ore 11
Costo: 20 € ( include il biglietto di ingresso all’esposizione e al Museo)
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Marta Calcagno Baldini
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