La perfezione della manifattura: questa l’idea che suscita anzitutto la mostra “Oro Bianco”, al Museo Poldi Pezzolifino al 19 febbraio (dal 25 ottobre): una storia di epoche, dal 1700 ad oggi, che riguardano la porcellana, il particolare tipo di ceramica che, da quando fu scoperta all’inizio del XVIII secolo, animò tanti artigiani nel desiderio di impadronirsi del segreto di fabbricazione. Possedere i manufatti delle prime fabbriche europee in grado di realizzare questa tecnica era segno di distinzione anche per chi promuoveva a sua volta la produzione di “oro bianco”, come il marchese Carlo Ginori.
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Ecco infatti che la mostra al Poldi Pezzoli, a cura dello studio Guicicardini & Magni di Firenze, promuove il “marcato carattere di unicità della Manifattura Ginori” dice Alessandra Quarto, direttrice del Museo Poldi Pezzoli, paragonabile, per l’ampiezza del patrimonio, a quella della altrettanto privata collezione di via Manzoni a Milano. Come il marchese meneghino fu tra i primi ad esercitare generosamente la sua passione di collezionista (apriva il suo palazzo per visitare le meraviglie che già d’allora custodiva), così Carlo Ginori, marchese anch’egli, nel 1737 porta alla nascita il Museo Ginori affinchè le porcellane di Doccia, sede della fabbrica in Toscana, fossero anche esposte in un Museo aperto al pubblico.
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Dalla prima sezione, in cui vengono riprodotte in porcellana sculture celebri conservate negli Uffizi a Firenze, il Museo Capitolino a Roma, le collezioni Vaticane, il risultato di ciò che fu la Manifattura Ginori: raccolse infatti l’eredità artistica e culturale dei Medici acquisendo forme e modelli dalle principali botteghe degli scultori tardo barocchi fiorentini, .a elaborando in porcellana le sculture che abitualmente erano su marmo o pietra. Ecco quindi l’”Atlante che regge il globo terreste”, dalle Gallerie di Palazzo Madama a Torino, o il “Laoconte” del Poldi Pezzoli. Fino ad arrivare al XIX secolo, in cui grande importanza assume, per la collezione, Paola Ojetti, che nel 1973 donò “due ciste”: siamo sotto la direzione artistica della fabbrica di Gio Ponti, milanese. Epoca molto ben raccontata in mostra, anche perchè siamo nel centenario della prima Mostra Biennale delle Arti Decorative Internazionali di Monza (1923). Sono esposti anche schizzi e lettere autografe di Gio Ponti che permettono do entrare nel periodo.
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Una mostra breve, ma di un’intensità che lascia quasi commossi per la delicatezza e la precisione della lavorazione della porcellana in tutte le epoche. Un’armonia e una perfezione, una volontà di creare il bello che dovrebbero essere da esempio e guida, metafora di ciò che di bello l’uomo può (ancora) compiere.
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Come sempre al Poldi Pezzoli per la durata della mostra saranno organizzate numerose attività collaterali come viiste guidate gratuite, laboratori per tutti e percorsi per scuole di ogni grado. In particolare dopo le visite guidate “E’ l’ora del tè” (22 gennaio, 29 gennaio e 5 febbraio, ore 16) si terrà una degustazione del tè a cura di Dammann Frères (20 euro incluso biglietto, prenotazione obbligatoria: amici@museopldipezzoli.it, 02-780872).
Info. Museo Poldi Pezzoli, via A. Manzoni 12, Milano
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 27 Novembre 2025
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