Uno spettacolo che accompagna nelle vicende umane dei protagonisti con una sensibilità che le rende vicine e reali. Eppure siamo nell’America del 1950, precisamente a New York: fino al 21 maggio al Piccolo Teatro Strehler, Massimo Popolizio (anche interprete) firma la regia di “Uno sguardo dal ponte” (produzione Compagnia Umberto Orsini, Teatro di Roma – Teatro Nazionale e Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale), il dramma del 1955 di Arthur Miller (con la traduzione di Masolino D’Amico) ambientato proprio in quegli stessi anni nelle comunità di immigrati italiani a Brooklin.
Si entra nella casa di Eddie Carbone, Popolizio, portuale newyorchese, che vive con la moglie Beatrice, Valentina Sperlì, e la nipote diciottenne Caterina, Gaja Masciale, della quale è morbosamente geloso essendosene invaghito. Ad introdurci nello studio delle vite dei protagonisti è Alfieri, Michele Nani, un anziano avvocato nato in Italia ma da diversi anni in America: quanto può intrappolare la famiglia, con le sue continue pretese e esigenze, e quanto può ostacolare la realizzazione piena della vita di una persona? In questo spettacolo, in cui anche i suoni, di Alessandro Saviozzi, le luci, di Gianni Pollini, e la scenografia, di Marco Rossi, assumono tutti un ruolo preponderate, la libertà ha un prezzo altissimo. E, aspetto che forse maggiormente colpisce, il fatto di aver raggiunto l’America non ne è garanzia: dentro i minimi spazi domestici di una povera casa nel quartiere di Brooklyn vive la famiglia di Carbone come si trovasse nei Bassi napoletani. Eppure sembra un equilibrio raggiunto quello che regna tra Caterina, Eddie e Beatrice, sebbene già dalle prime scene si intuisca che il rapporto tra Carbone e la nipote va guardato oltre agli abbracci naturali, affettuosi e spontaneamente provocanti che la ragazza rivolge allo zio. I problemi, già sottesi, emergono quando arrivano ospiti in casa anche Marco, Raffaele Esposito, e Rodolfo, Lorenzo Grilli, parenti immigrati clandestinamente negli Stati Uniti: Eddie non riesce a sopportare che tra la nipote e Rodolfo nasca un reciproco interesse e si convince che il giovane sia omosessuale e stia cercando di farsi sposare per ottenere la cittadinanza americana.
Andando aldilà della trama e anche delle precedenti interpretazioni cinematografiche (“Uno sguardo dal ponte” è anzitutto un film del 1962 diretto da Sidney Lumet, basato sull’omonimo dramma del 1955 di Arthur Miller), questo spettacolo, nel suo essere altresì rispettoso del contesto di immigrati americani in cui nasce e si sviluppa, riesce a toccare davvero l’anima, e a commuovere: grazie alla recitazione encomiabile degli attori, e grazie alla perfetta interazione delle musiche, le luci e le scene, quella che si srotola davanti agli occhi del pubblico è la prigionia di Caterina, che cerca nella musica e nella radio una valvola di sfogo, che vorrebbe un lavoro, un amore, una vita tutta sua. Vinceranno le passioni o le ossessioni?
Piccolo Teatro Strehler: largo Greppi
Orari: martedì, giovedì e sabato, ore 19.30; mercoledì e venerdì, ore 20.30; domenica, ore 16. Lunedì riposo.
Durata: 90 minuti senza intervallo
Prezzi: platea 33 euro, balconata 26 euro
Informazioni e prenotazioni 02.21126116 – www.piccoloteatro.org
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