Uno spettacolo complesso per rivivere la repressione della rivolta di Jeju, Corea del Sud

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Venerdì 6 novembre, alle ore 18, al Chiostro Nina Vinchi, Daria Deflorian sarà in dialogo con Chiara Ghidini e Chiara Cappelletto per ripercorrere un’esperienza personale di viaggio e riflettere sui temi dello spettacolo Che dolore terribile è l’amore di cui la Deflorian drammaturga, regista e attrice, con Maria Grazia Mandruzzato e Monica Piseddu: lo spettacolo è al Teatro studio Melato fino all’8 novembre (dal 30 ottobre, le recite del 7 e 8 novembre sono sovratitolate in inglese e in italiano).

Sarà importante partecipare, per chi volesse cogliere appieno il senso di un lavoro affatto facile e immediato. Dopo l’anteprima nell’ambito del festival Presente Indicativo | Milano Crocevia, seguita dal debutto al Festival d’Avignone, torna in forma definitiva lo spettacolo, una produzione INDEX, in coproduzione con Piccolo Teatro di Milano, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Festival d’Avignon e théâtre Garonne, scène européenne – Toulouse.

Tratto dal libro Non dico addio di Han Kang, l’autrice sudcoreana classe 1970, premio Nobel per la letteratura “per la sua intensa
prosa poetica che affronta traumi storici ed espone la fragilità della vita umana”, la Deflorian, attrice premio Ubu nel 2012 e 2014, e Hystrio 2013, è a suo agio con un testo complesso come quello che ha scelto di portare in scena. Non a caso ha lavorato con registi del calibro di Eimuntas Nekrošius, oltre a Marco Baliani, Pippo Del Bono e Mario Martone: il suo non è un teatro immediato,
come non lo è il romanzo della Kang.

È
la storia di due amiche, Gyeong-ha e In-seon, e della madre di una di loro. Gyeong-ha è ossessionata da un sogno ricorrente: un
grande cimitero affacciato sul mare, una distesa di tronchi d’albero, in parte bruciati, una nevicata senza sosta e il mare che pian piano comincia a salire, minacciando di spazzare via le tombe, le lapidi, le spoglie di chi è sepolto. Un giorno riceve un messaggio da In-seon, che vive sull’Isola di Jeju: si è ferita lavorando il legno ed è stata trasportata d’urgenza sulla terraferma, ma ha lasciato a casa un uccellino che rischia di morire di fame. Chiede all’amica di andare a casa sua per curarlo mentre è in ospedale. Quando Gyeong-ha arriva sull’isola, però, la accoglie una terribile tempesta di neve. Deve percorrere una strada al buio, cade e si ferisce: la natura complessa riporta all’altra protagonista di questo spettacolo, la memoria.

Perché questa strada impetuosa provoca la relazione immediata con i 30mila civili uccisi, imprigionati e torturati tra la fine del 1948 e l’inizio del 1949. Ci si riferisce alla
repressione della rivolta di Jeju
, Corea del Sud, nel 1948: costò tra i 20 e i 30mila morti, 300 villaggi rasi al suolo e migliaia di sfollati. La rivoluzione scoppiò per la disperazione popolare per la situazione in Corea dopo la Seconda Guerra Mondiale: il 3 aprile 1948, 300 guerriglieri armati spinti dal partito comunista della Corea del Sud attaccarono nella notte 11 stazioni di polizia per cessare le repressioni appunto della polizia e riunificare la Corea. Lo
Stato rispose ammazzando decine di migliaia di civili.  

Sulla scena vari tronchi sdraiati: sono la falegnameria, che In-seon ha riadattato nel vecchio deposito di mandarini della madre, ma anche il bosco simbolico in cui Gyeong-ha si perde per trovare la casa dell’amica.
Gyeong-ha, In-seon e la madre di una delle due, che sarebbe morta nella tragedia ma la regista ha voluto attiva in scena, riflettono su quanto la violenza appiattisca ogni individualità. Lo spettacolo è un dialogo in cui non si distingue tra chi sia vivo e chi un fantasma: “Penso che il pubblico debba
sentirsi in difficoltà
– ha detto la Deflorian alla presentazione dello spettacolo-: lasciare la lingua dell’autrice, la sua poesia, era la scelta più personale che potessi compiere”. E continua: “Non abbiamo cambiato una riga”,
eppure “il romanzo non si può tradurre linearmente”.

Per capire una frase del genere bisogna entrare in un’altra dimensione: quella del dolore e della necessità di ricordarlo. Immagini
fragili, interrotte, prossime alla scomparsa e, tuttavia, ostinatamente presenti. Dentro e fuori dal romanzo, sono in scena, attraverso tre figure, i due rapporti cardine di questa resistenza affettiva: l’amicizia tra le due
protagoniste e l’amore travagliato e non scontato tra madre e figlia.

 

 

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Bar del Teatro Studio

    Esiste in teatro un piccolo bar che offre principalmente caffè e bevande. si può fare un aperitivo tranquillo senza pretese.

    Indirizzo: Via Rivoli, 6, 20121 Milano

  • Bistrot Degustazione alla Casa degli Artisti

    Ospitalità perfetta al Bistrot “Degustazione” nella Casa degli Artisti: arriviamo tardi, senza prenotazione e a cucina quasi chiusa, ma si dimostrano comunque disponibili ad accoglierci. Prendiamo una buona tartar con un bicchiere di vino. Il locale è ampio, spazioso, con una parte in esterno. Esiste anche una terrazza dove si può mangiare, e il servizio è cortese, l’ambiente abbastanza famigliare, di persone che conoscono già il posto. Del resto il locale nasce in una struttura storica per Milano quale la Casa degli artisti, fondata nel 1908 come residenza per pittori e scultori e sovvenzionata dalla famiglia Bogani, mecenati milanesi. E’ poi diventata una casa occupata dagli anni ’70-’90 fino al restauro, voluto dal Comune e conclusosi nel fatidico febbraio2020. A causa del Covid 19 ha dovuto immediatamente richiudere: oggi per tutti, non solo per artisti, la Casa è un luogo d’incontro, e anche il Bistrot fa la sua parte per rendere la struttura accogliente sotto ogni punto di vista. La gestione è affidata a Future Fond, “affezionati al futuro”, impresa fondata da Lorenzo Castellini che “sviluppa progetti e reti in ottica di rigenerazione urbana”, in cui la campagna entra in città. Infatti, affacciato sul giardino pubblico Pippa Bacca, lo spazio “Degustazione” si distingue per il vivaio di erbe spontanee, aromatiche e officinali da ammirare e gustare sul posto. I tavoli all’aperto, sempre del Bistrot, valorizzano il fatto che la Casa degli Artisti sia un luogo di connessioni per tutti. Info. www.casadegliartisti.net, per prenotazioni via WhatsApp: 3427992990

    Indirizzo: Corso Garibaldi 89/A o con ingresso da via Tommaso da Cazzaniga
    Telefono: 3427992990
    Website: https://degustazione.org

  • Dumpling Mywei

    Perfetto se cercate un posto poco dispendioso, allegro, semplice ma curato nei dettagli (ad esempio è quasi perfettamente accessibile). Locale quindi piccolo ma completo, si trova davvero a pochi metri dalle gradinate che portano al Teatro Strehler. Prima, 8 anni fa, qui c’era solo un bar, gestione cinese. Da due anni e mezzo la stessa famiglia ha convertito la sala in una piccola ravioleria cinese — o dumpling bar, per dirla all’Inglese. Il nome fonde il termine cinese Meiwèi — il cui significato è “delizioso” — con l’espressione inglese My way, a modo mio. Un luogo gestito e frequentato da giovani, per gustare, prima o dopo spettacolo, ravioli cinesi freschi preparati secondo l’antica tradizione, ma ogni volta sempre diversi. Aperti tutti i giorni dalle 11:30 alle 15:30 e dalle 18:00 alle 23:30.

    Indirizzo: Via Rivoli, 2, 20121 Milano
    Telefono: 3737538973
    Website: https://www.myweibar.it/

  • La Libera

    Nel 1979 Italo Manca, ex marinaio di lungo corso, sempre elegante con i suoi grandi baffi, sigaro cubano Curchill e completi di stile inglese, apre (allora con il proprietario della Trattoria Vittoria) “La Libera”, una birraria con cucina, ossia una trattoria dove gustare piatti prevalentemente a base di birra, accompagnati dalle migliori birre del nord europa. Ancora oggi è possibile trovare in alcuni momenti in menu lo storico risotto alla birra, Il Liberato. Il menù propone specialitá regionali lombarde a base di carne e di pesce. Italo Manca è ancora proprietario della Libera, oggi con Gino Narducci.

    Indirizzo: Via Palermo, 21, 20121 Milano
    Telefono: 028053603
    Website: https://lalibera.it/it/menu/

  • Pandenus Bistrot

    Chissà se Ramazzotti ci è andato da quando il suo ex Resentin, il locale in via Mercato 24, è stato rilevato nel 2018 dalla società Hotel Pandenus, controllata a sua volta dalla holding Bretzel proprietaria del marchio fondato da Filippo Lecardane. Il Resentin aveva chiuso nel 2014, ma Ramazzotti era rimasto proprietario dei muri cedendo l’attività a Crocetta, il locale (di un suo amico) noto in città per i suoi veramente ottimi panini in corso di Porta Romana 67. Da quando la gestione è della catena che attualmente ha locali anche in Gae Aulenti, Melzi d’Eril, Largo La Foppa, piazza Vetra, corso Concordia e via Tadino, chiaramente ha perso un po’ dell’autenticità e del sapore del rapporto vero tra cliente e gestore. Si tratta più di un’amministrazione tecnica che sta molto, molto, troppo (?) attenta alle entrate più che a cercare una affiliazione con chi si reca nel locale. Al punto che, quando ci siamo andati, abbiamo perso ben due volte tempo a dimostrare che il gruppo non aveva intenzione di truffare il ristorante senza pagare alcune quote. Con foto e scannerizzazioni di scontrini, risalendo anche ad errori del locale (che una volta aveva stampato un prezzo superiore a quello effettivamente consumato) abbiamo dovuto dimostrare la nostra onestà di clienti. E  perdipiu’ il controllo interno della sicurezza è totalmente assente: la seconda delle due sere in cui siamo andati al Pandenus di via Mercato una signora del nostro gruppo ha subito il furto della sua borsa. La gestione non ha dimostrato alcun interesse nell’aiutarla nella ricerca, ne’ si è assunta la minima responsabilità dell’accaduto. Come se il furto non fosse avvenuto nel loro locale.  Ovviamente, data la sfiducia dimostrata verso di noi come ladri e, paradossalmente, il furto subito proprio da una persona del nostro gruppo, non torneremo mai più. Peccato, perché la cucina, che in via Mercato ha come chef Enrico Bartolini, propone buoni piatti di ricette tradizionali italiane. Compresa la pizza, il risotto giallo e pastasciutta di vario tipo. A prezzi che, tra l’altro, sono perfettamente nella norma per un locale del centro. Non viene neanche in mente di alzarsi senza pagare!

    Indirizzo: via Mercato 24
    Telefono: 028693391
    Website: https://www.pandenus.it/it/store/pandenus-via-mercato-24/
    E-mail: mercato@pandenus.it

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