La cosa che mi ricordo di più, negli 8 mesi che ho trascorso in ospedale dopo un mese in rianimazione per un trauma cranico (a cui segue poi un anno e mezzo di day-hospital), era l’individualismo necessario e inevitabile di tutti. Quando ti muovi su quattro ruote, quando a 19 anni ti tocca rincominciare da zero, come se fossi un neonato, e imparare tutto (mangiare, sentire lo stimolo di andare in bagno -ce ne vuole prima di togliere il pannolone, come quello dei bambini-, e poi -molto poi- camminare) per tanto tempo, mesi, non sai cosa stai vivendo. Io straparlavo, chiamavo tutti Gesù o Maria, quando dalla carrozzina semi sdraiata mi mettevano su una specie di lettino, legata, che si alza pian piano e insegna a riguadagnare, pian piano (settimane, il tempo in ospedale è inesistente, lunghissimo, sempre uguale) la posizione eretta. Insomma, parlare di dignità in questi casi è quasi inutile: in ospedale bisogna solo distinguere tra vita e morte. La dignità c’è sempre, sia nella vita dritta, che in quella storta, che nella morte. Tu, in quegli stati, non ti rendi conto sempre di come sei. E, quando ti accorgi, ti proteggi col tuo individualismo, egoismo. Per questo più si è giovani, in ospedale, e meno ci si rivolge la parola: si vuole solo uscire. I coetanei ti riportano alla tua vita fuori, che stai perdendo. A quello che potresti essere se non fossi lì a girare tra palestre, stanze per la logoterapia, camera da letto, mensa e macchinette del caffè, cappella.
Martina Sammarco e Filippo Lai in “Cost of Living”, credit @TeatroFrancoParenti
Ecco perché Costs of living al Teatro Franco Parenti fino al 28 novembre, è uno spettacolo condivisibile: dalla drammaturgia di Martyna Majok, traduzione italiana Matteo Colombo, la regia di Raphael Tobia Vogel non mette in discussione l’egoismo dei malati né la loro dignità apparentemente nascosta dalla dipendenza dal prossimo. Pietro Micci, sempre bravissimo attore, qui è nel ruolo di Eddie, camionista disoccupato ex marito di Ani, Sara Bertelà, che rimane teatraplegica dopo un incidente d’auto, e Martina Sammarco, Jess, giovane assistente di John, Filippo Lai, benestante giovane spastico confinato sulla sedia a rotelle elettrica: i due badanti, i due assistenti, i due in piedi, alla fine sono le vere vittime del loro ruolo. Sono spossati, esausti: la vita crea problemi a ogni essere umano, non ci sono differenze. Mentre per i disabili, però, la loro condizione è anche la loro arma d’identità, che li protegge e giustifica, per chi li assiste questo scarto non c’è. Ogni speranza e problema personale di un care giver è inutile davanti alla gravità della situazione del bisognoso. E non c’è colpa o ragione: sono normali sentimenti, almeno finchè la disabilità è percepita come un disturbo, un rallentamento, una scomoda condizione che impedisce agli altri la vita e comporta la necessità di nascondersi e isolarsi.
La regia di Voguel ha capito perfettamente questo meccanismo, si vede che deriva da una diretta esperienza con i disabili e chi li assiste (lo spettacolo ha comportato un lungo studio con care giver e disabili): la scena orizzontale, con anche dei gradini, che si può modificare, e il pubblico asserragliato ad una brevissima distanza dal palco come un morboso voyeur, porta tutto lo spettacolo a svolgersi in modo palese davanti agli occhi degli altri. Non c’è mai privacy, non c’è spazio per il non detto. Il disabile viene lavato, intrattenuto, controllato. Sì, ma la gabbia è per due, perché chi sta male non vuole stare solo. Ma non vuole stare solo non per stare meglio, semmai per condividere il suo malessere.
Informazioni
Durata: 1 ora e 50 minuti
Indirizzo: Teatro Franco Parenti, via Pier Lombardo 14.
Due spettacoli, "Bestiario idrico" e "Dov'è il Po", in Prima assoluta dal 20 ottobre al I novembre al Piccolo Teatro Grassi: sono parte progetto corale “Atlante delle Rive”, da lui ideato per La Fabbrica del Mondo e scritto con Giulio Boccaletti.
La drammaturga inglese Caryl Churchill nella regia di Andrea Adriatico coglie l'essenza dell'ebraismo nei secoli: la comunità va messa davanti ad ogni cosa, anche alla memoria dei fatti
Marta Calcagno Baldini
Ciapa'l tram // 16 Ottobre 2026
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