SIROLO, TEATRO CORTESI: Consegna dei riconoscimenti al Premio Franco Enriquez 2026: il Teatro come luogo di Pace

Marta Calcagno Baldini

Festival

Ciò che ieri, domenica 30 agosto, ha guidato la serata di conclusione del Festival e la consegna del Premio Enriquez 2026 è stata l’armonia e la curiosità: un esperto Alvin Crescini, il presentatore di Numana, Marche, ha saputo condurre con calore e professionalità le numerose personalità invitate a salire sul palco del prezioso Teatro Cortesi di Sirolo, sempre nelle Marche, a ritirare il riconoscimento giunto quest’anno alla sua XXII edizione.

La cerimonia di premiazione è avvenuta in una sala storica del 1875, un Teatro Condominiale (che oggi, dal 2026 sono Patrimonio Mondiale dell’Umanità riconosciuti  dall’Unesco, su Milanoateatro ne abbiamo parlato qui: Milanoateatro in viaggio per le Marche e i suoi Teatri Condominiali – Milano a Teatro), e il tema del Premio quest’anno era Una via per la Pace: “Il teatro come luogo capace di contenere tutto il male e tutto il bene del nostro mondo, e di portare utopie risolutive. Consegnamo al teatro il suo compito originario di vaticinio e voce del popolo” ha detto ieri Paolo Larici, Presidente e Direttore artistico del Premio, introducendo la serata. E come non ritornare subito con la mente all’antica Grecia durante le Grandi Dionisie, che si svolgevano ad Atene ogni anno in primavera, tra marzo e aprile: allora si sospendeva ogni conflitto legato alla Polis.

Paolo Larici, Presidente del Centro Studi Franco Enriquez

In tempi come quelli attuali rimarcare il messaggio di concordia e collaborazione che è insito nel concetto stesso del teatro è un fatto quantomai attuale e vivo: ecco che i premiati in onore del regista teatrale e lirico fiorentino, che scelse di vivere ed è sepolto proprio a Sirolo, nelle Marche, sono, peculiarità di questo premio e ancor di più forse quest’anno che il tema è la Pace, artisti che si sono distinti per le scelte registiche, drammaturgiche, e di rilievo culturale e civile.

La selezione dei vincitori è compiuta da una giuria formata dai componenti del Centro Studi e presieduta da Larici, insieme con il comitato scientifico di garanzia diretto dal prof. Andrea Bisicchia, composto da varie personalità del mondo della cultura e dello spettacolo che variano ogni edizione.

Andrée Ruth Shammah, fondatrice e direttrice del Teatro Franco Parenti, credit @TestroFrancoParenti

Ieri la prima a salire sul palco è stata Andrée Ruth Shammah, Premio alla Carriera categoria regia in sezione Teatro Classico e Contemporaneo per il Teatro Franco Parenti, che ha fondato e dirige a Milano, consegnato da Claudio Longhi, direttore del Piccolo Teatro di Milano. “La pace non è il contrario della guerra -ha detto la Shammah-, è qualcosa di molto profondo, e la cultura in questo senso può aiutare. Anche se non credo che la cultura sia di per sé un segno contro le barbarie, come diceva sempre anche Giorgio Streheler. I nazisti erano colti- ha rimarcato-. La cultura è comunicazione, forse: la capacità di guardarsi e di parlarsi. (..). Il teatro è un grande artigianato ed è molto importante, può aiutare gli uomini in tempi di pace contro il pensiero unico e l’egoismo”. E ha concluso: “Sono molto onorata di ricevere il premio in questo contesto storico, per me molto doloroso e importante”.  

Come Miglior Attore nella categoria Teatro Classico e Contemporaneo il premio è stato consegnato a Lino Guanciale per la sua interpretazione di Toto ne Miracolo a Milano, produzione del Piccolo Teatro diretta da Claudio Longhi. Premiato da Giannino della Frattina, caporedattore delle pagine milanesi del quotidiano il Giornale, Guanciale sale sul palco e il suo è un atteggiamento straordinariamente riconoscente, consapevole, umile e non da star. Cita Enriquez come un “riferimento importantissimo, un mito” durante i tempi dell’Accademia Silvio d’Amico: “la Compagnia dei Quattro, il lavoro con la leggendaria Morriconi, il lavoro fatto qui a Sirolo. L’uso di spazi teatrali così diversi per motivi poi estremamente semplici se ci si pensa, che però per me e Claudio Longhi, con cui c’è un sodalizio artistico e civile e politico da tanti anni, sono fondamentali: il teatro è un vettore di costruzione comunitaria. Niente costruisce comunità come il teatro. Niente fa stare le persone insieme e da un certo punto di vista costringe le persone come il teatro”. Crescini gli chiede se, dato il lauto numero di attori in scena per Miracolo a Milano, lui come attore protagonista si sentisse più solista perché emerge o direttore d’orchestra: “guarda, più cane pastore in un certo senso -gli risponde Guanciale-. Era un gioiosissimo branco il cast di Miracolo a Milano. Eravamo 46 attori, con i tecnici raggiungevamo le 80 persone: una folla raccolta per una piccola utopia”. E continua: “Mi sentivo un cane pastore perché sei uguale fra gli altri: non pensavo alle responsabilità, le vivevo e basta. Tra Zavattini e De Sica si è costruita una sinergia che abbiamo avuto il privilegio di comunicare”. Concetti che riconducono esattamente al tema del premio: uguaglianza e pace.

Una scena di Miracolo a Milano, credit @Piccoloteatro

Altri premiati sono stati Gianni Forte, drammaturgo, regista e traduttore, fondatore nel 2006, con Stefano Ricci, del duo artistico Ricci/Forte, e dal 2021 al 24, co-direttore artistico del settore teatro de La Biennale di Venezia. Ora è direttore artistico dei teatri di Bari ed è stato premiato “per la sua costante ricerca nel teatro contemporaneo”. Giuseppe Argirò è legato al Teatro Greco di Tindari in Sicilia ed è stato premiato per il suo lavoro di regista nella scena contemporanea: “abbiamo portato l’”Elettra” di Sofocle -dice Argirò al ritiro del Premio- in un’epoca in cui la violenza è legittimata. Stiamo tornando allo stato di Natura e non più a quello di Diritto. Quanto possiamo contribuire noi però? Crediamo che grazie al teatro si possa costruire un futuro di condivisa umanità”.

Gabriele Vacis ritira il premio per i suoi “Sette a Tebe”, da Eschilo, con la co-curatela della scenofonia di Roberto Tarasco e la partecipazione dei giovani attori della Compagnia PoEM: “nel 1996 ero qui a ritirare il premio per ‘Il nome della Rosa’, con Valeria Morriconi che era più grande di me di una generazione. E’ molto importante il rapporto tra generazioni, i ragazzi con cui sto lavorando per i “Sette a Tebe” sono nati nel 1999”.

E poi premi per Giuliana De Sio ne “Il Gabbiano” per la regia di Filippo Dini, allo Spazio Diamante di Roma, “perenne luogo di sperimentazione”, a Milena Vukotic, a Valeria Milani, nipote di Don Milani, a Emilio Russo e Andrea Mirò per lo spettacolo “Maria” nella categoria Teatro Classico Contemporaneo sezione Regia.

E’ sufficiente portare questo messaggio del teatro come luogo di valori e di pace per soddisfare la necessità di assenza di confitto? Lo chiediamo a Larici: “Secondo me il ruolo del teatro deve essere questo. La sua parte scritta non può che affrontare certe tematiche attuali, non in maniera da bar. Bisogna partire dalle origini e si possono capire certe cose attraverso lo studio, per esempio di grandi filosofi come Kant. Parlava della pace perpetua, cioè della possibilità di una pace duratura che può esistere soltanto nel momento in cui l’uomo perde la sete di potere. La natura in qualche maniera ci obbliga a fare delle scelte quindi attenzione anche ai cambiamenti climatici: la pace di un popolo dove sta se non in un rapporto tra uomo e natura. Il teatro diventa un luogo anche per parlare di questo: si mette una perla all’interno di una collana importante della nostra vita. Il teatro non ha altri compiti se non questo”.

INFO. http://www.enriquezlab.org

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