Dove se non alla Fondazione Rovati poteva tenersi la mostra I Giochi Olimpici, che ha aperto ieri, 26 novembre, e termina il prossimo 22 marzo? In virtù dei Giochi olimpici e paraolimpici Invernali Milano Cortina 2026 la Fondazione si propone come un punto di riferimento per comprendere a fondo il senso e il valore storico e culturale delle Olimpiadi.
Articolata in cinque sezioni tematiche tra piano nobile e ipogeo, la mostra affianca reperti archeologici e materiali dei Giochi moderni, mettendo in relazione pratiche sportive, ruolo dell’atleta, disciplina, premi e cerimoniali.
Nella Sala Azzurra, strigili e unguentari greci ed etruschi sono avvicinati ai, pochi, kit esposti distribuiti agli atleti del XX secolo, da Helsinki 1952 a Innsbruck 1964. Varie le rappresentazioni di giovani atleti su vasi, lucerne e monete, che hanno costruito l’immagine pubblica del campione. Un ambiente specifico è dedicato alla torcia olimpica – da Berlino 1936 a Milano Cortina 2026 – simbolo introdotto nel 1936 e oggi elemento centrale dei Giochi. La sua storia rimanda alle lampadoforie greche, mentre manifesti ufficiali e divise nazionali documentano la costruzione dell’identità visiva di ciascuna età.
credit @danieleportanome
Una mostra a dire il vero non esclusiva come solitamente accade in Fondazione. Sono certamente superiori, infatti, i cimeli, i vasi, le sculture risalenti al periodo dell’Antica Grecia rispetto a quelli attuali per poter elaborare un paragone diretto tra passato e presente. Eppure la mostra, a cura di Anne-Cécile Jaccard, Patricia Reymond (Museo Olimpico), Giulio Paolucci (Fondazione Luigi Rovati) e Lionel Pernet (Musée cantonal d’archéologie et d’histoire), ha ricevuto la Medaglia di Rappresentanza del Presidente della Repubblica Italiana, prestigioso riconoscimento che viene attribuito a iniziative ritenute di particolare interesse culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale.
Il problema, quindi, non è la quantità di opere antiche che, tra prestiti e pezzi della Collezione Rovati, permettono di ripercorrere le origini e l’evoluzione dell’ideale olimpico, nella continuità dei valori di eccellenza, rispetto e amicizia. Il problema è, semmai, che non sono di pari interesse le opere che riportano ad oggi i valori Olimpionici: scarpe e abbigliamento usato nel 1900 (come la tuta da sci autografata da Alberto Tomba per Nagano nell 1998 e il costume Scintille di Passione indossato alla cerimonia inaugurale di Toino 2006 o i guantoni da boxe di Pierre de Coubertin e la maglia di Usain Bolt, Beijing 2008, esposta per la prima volta a Milano), non rendono alcun valore olimpionico. Sono “attrezzi del mestiere”, non fanno altro che testimoniare che non esistono oggi opere che permettono di guardare alle Olimpiadi come ad un serbatoio di valori oltre che di sport (e di denaro). Segno dei tempi che cambiano?
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Solo, di veramente olimpionico, ma è uno spunto della Fondazione Rovati, c’è l’attenzione alla disabilità come tema ben curato nella mostra: dal carattere elitario dei giochi antichi alla piena parità di genere raggiunta a Parigi 2024, in un percorso che racconta l’apertura dei Giochi a una partecipazione sempre più universale. “Costruire alleanze, creare relazioni, intrecciare saperi e prospettive: sono i princìpi che guidano la Fondazione Luigi Rovati” ha detto ieri alla presentazione della mostra Giovanna Forlanelli, presidente della Fondazione Luigi Rovati. Il percorso si conclude nel Padiglione d’arte con una timeline fotografica che ripercorre i momenti chiave della storia olimpica del 776 a.c a Milano Cortina 2026.
Informazioni
Durata: 110 minuti, con intervallo
Indirizzo: Fondazione Luigi Rovati, corso Venezia 52, Milano
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 06 Maggio 2025
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