Musica, scene e fantasia per entrare ne "Il bar sotto il mare"
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

Recensioni

Uno spettacolo su chi sceglie di vivere immerso alle sue immaginazioni, a costo di non riuscire a realizzare alcunchè nella vita. Questo risulta Le notti bianche, in scena al Teatro Litta dal 10 al 19 gennaio: tratto dal testo di Fedor Dostoevskij e riscritto da Elena C. Patacchini, si raccontano le tormentate riflessioni sulla solitudine e la difficoltà di affrontare il presente de il Sognatore, interpretato da Diego Finazzi. Nelle sue notti insonni gira, camminando, per le vie di San Pietroburgo, dove si svolge il racconto, tormentato e irrisolto. Durante una delle sue passeggiate incontra una donna, Nastas’ja, Alma Poli, con cui condivide il suo annodato (su di sé) desiderio d’amore, ma anche la paura di affrontare la verità.
Di fatto, senza neanche la lingua di Dostoevskij, lo spettacolo, al buio della scena vuota, di Francesca Biffi, che firma anche i costumi, e per le non luci di Fulvio Melli, si risolve in monologhi e dialoghi in cui il protagonista racconta le sue paure nell’affrontare la vita. Lei risponde con la sua gentilezza e il suo incanto, ma, fin da subito, patti chiari: “giurami che non ti innamorerai mai di me”. Parole che, a un sognatore, non possono che risultare come un’ulteriore utopia da raggiungere, conquistarla per sempre. Lei è l’unica che gli ha saputo parlare. Infondo il Sognatore vaga di notte cercando incontri che possano nutrire la sua fantasia: conosce tutti ma nessuno conosce lui, bloccato com’è nelle sue paure vive delle sue allucinazioni, si sente inadeguato a tutto, figuriamoci ad un amore. Scambia la cortesia di lei per interesse, e si rivedono una seconda e una terza e una quarta notte. Ma gli uomini deboli vivono di rimpianti. E la vita assaporata con Natas’ja non tornerà più, perché di fatto il Sognatore vive di sogni e non vuole una quotidianità e una vita normale. Preferisce innamorarsi che vivere una relazione.
Il problema è che questo spettacolo insiste in modo esclusivo sulla paura del protagonista, senza contestualizzarla, giustificarla per non dire spiegarla in alcun modo. Resta uno spettacolo-riflessione sul terrore di vivere in se stesso. Anche in chi ha gambe, occhi, cibo e salute. Ecco che, con tutti i problemi in cui ci si trova immersi oggi, risulta un concetto un po’ vuoto, viziato e immaturo.
DURATA: 70 minuti
INFO. Teatro Litta, corso Magenta 24, Milano
www.mtmteatro.it, bigliettereria@mtmteatro.it, tel: 02-86454545
ORARI: da martedì a sabato ore 20.30 – domenica ore 16.30
Intero € 30,00 – convenzioni € 24,00 – ridotto Arcobaleno (per chi porta in cassa un oggetto arcobaleno) € 24,00 – Under 30 e Over 65 € 17,00 – Università € 17,00 – scuole di Teatro € 19,00 – scuole civiche Fondazione Milano, Piccolo Teatro, La Scala e Filodrammatici € 11,00 – Scuole MTM € 10,00 – ridotto DVA € 15,00 tagliando Esselunga di colore ROSSO
È la risposta alla domanda “come stai”, ma anche a “come ti sei trovato?”. “Tutto bene, grazie”. Ed è facile capire perché si chiama proprio così il bistrò in corso Magenta 30: abbiamo ricevuto un’accoglienza davvero unica, professionale ma di grande ospitalità (anche autentica simpatia con News, la cagnolina che a volte ci accompagna fuori la sera). L’accogliente bistrot è suddiviso in (un po’ troppe?) salette con pochi tavoli l’una. Non si ha mai una visione d’insieme, l’integrità dello spazio non arriva. Ciò a parte qui si può venire sia per aperitivo che per dopo teatro, e la caratteristica della cucina è di prporre il meglio d tutte le ricette di tradizione romana, milanese e abruzzese. Per 13 euro abbiamo preso un calice di vino e un succo di pomodoro accompagnati da buone olive e taralli. Se si cerca un aperitivo più sostanzioso però, i posson chiedere piatti del menù come arrosticini, cacio pepe, carciofi alla romana, e altro.
Orari: Sempre aperto, ore 7.30-mezzanotte
Indirizzo: Corso Magenta 30, 20123 Milano
Telefono: 0284215056
E-mail: info@tuttobenegrazie.it
Andry sta per Andrea, che è il figlio di di Ivano. E che è anche il nome del loro ristorante, in via Rovello 10 a pochi passi dal Piccolo Teatro Grassi. Un locale intimo, non troppo grande: due sale, atmosfera silenziosa e tranquilla. Ivano, Andrea e Luciano, abile e esperto cameriere le gestiscono coordinandosi tra i vari clienti che entrano si accomodano, stranieri e italiani. Cucina di pesce prevalentemente, di ottima qualità, ma in menù si trovano anche piatti classici della cucina italiana (primi e secondi anche di carne). “Alla sera -racconta Ivano-, verso le 22.30-23, venivano spesso dalla redazione del Giornale, che era in via Negri, ancora quando ero in Conni Zugna”. Sì, perchè, di origine calabrese, fin dalla fine degli anni Settanta la famiglia di Ivano si trasferisce da Vibo a Milano e per gestire ristoranti. “Ne ho avuti anche quattro contemporaneamente”. Erano ristoratori già in Calabria, “ho iniziato nel ’92 aiutando nel ristorante di famiglia, facevo le pizze”. Esperienza è la parola guida per tutto ciò che si trova oggi da “Andry”: l’ambiente elegante, ma non pomposo o esagerato. Il personale competente e non troppo invadente. La materia prima di ottima qualità e le ricette soddisfacenti le migliori aspettative. I prezzi: alti ma, per essere a due passi dal Duomo e mangiare pesce, perfettamente onesti. Noi abbiamo assaggiato un antipasto di pesce crudo, un frittino di totanetti spillo e baccalà, spigola ai ferri con patate al forno e un’orata con un’insalata di carciofi. Un bicchiere di vermentino sardo, due sorbetti al limone e un caffè (120 euro in tutto, più prosecchi offerti dalla casa).
Indirizzo: via Rovello 10
Telefono: 0286462709
Website: https://ristoranteandry.com/
E-mail: andryrestaurant@gmail.com
Il romanzo di Stefano Benni diventa una drammaturgia per l'idea di Emilio Russo, che firma anche la regia. Al Menotti lo spettacolo che riporta fedelmente lo stile surreale del libro

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