Una suite troppo stretta: Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio, coppia che si dice affiatata nel lavoro, al Manzoni appare collaudata

Marta Calcagno Baldini

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Niente non ha funzionato lo scorso 15 ottobre alla Prima di Plaza Suite al Teatro Manzoni, fino al 27 ottobre: lo spettacolo, dalla drammaturgia del neyorkese Neil Simon (1927-2018) e per la regia di Ennio Coltorti, vede Corrado Tedeschi e Debora Caprioglio interpretare tre coppie diverse che, una ad una, vivono la loro notte nella Suite dell’Hotel Plaza di New York. Affacciato sul Central Park, a Sud, ora è diviso in residence: fine di un’epoca grandiosa, di vip e mondanità. Fine di una storia. Come accade alle tre relazioni che, per motivi diversi prenotano la Suite per una notte: cercano un momento di bagliore, di grandeur, un’ultima (?) fiamma, ma tutte e tre scoprono in quell’occasione che la loro storia è finita, o “non s’ha da fare”.

Tono leggero quindi, ma per sollevare questioni vive nell’immaginario comune fin dal 1968, anno in cui Simon scrisse la commedia in tre atti. La solitudine, l’incomunicabilità, l’assuefazione, l’egoismo: sono gli umori alla base di tutte e tre le relazioni, in proporzioni diverse ciascuna. Per una salsa agrodolce, che unisce piacevolezza a stimoli di riflessione, come è nelle corde del Teatro Manzoni che anzi, vede in questo spettacolo di prosa “il vero inizio del cartellone” come ha sottolineato Alessandro Arnone, direttore del Manzoni dal 2013.

Eppure qualcosa non convince: i due protagonisti, che pure si dichiarano felici della propria collaborazione e di essere sul palco del Manzoni (“è uno spettacolo che fa ridere senza volgarità -dice la Caprioglio-, e mi auguro di conquistare il pubblico di questo teatro che molto appassionato: viene ben vestito, vuole divertirsi, interessarsi, ci tiene molto”. “E’ una gioia venire qui -conferma Tedeschi- ho lavorato con tante attrici, ma con Debora c’è un’alchimia particolare. Nel secondo episodio lasciamo anche molto spazio all’improvvisazione, per farlo bisogna potersi fidare totalmente del compagno di scena”), ecco ciononostante, o forse proprio per l’eccessiva famigliarità che manca di complicità, lo spettacolo risulta poco coinvolgente ed efficace.

Certo, il pubblico applaude, anche a scena aperta, ma il livello attoriale arriva addirittura come eccessivamente rodato, un po’ scontato e nel complesso poco coinvolgente. Che sia solo una ripartenza che necessita di un po’ di riscaldamento motori? Può essere, Milanoateatro era presente alla Prima. Tanta merda, quindi, per uno spettacolo che ha più potenziale di quello che è arrivato, e che riesca ad esprimere la soddisfazione che i protagonisti vorrebbero comunicare al pubblico. A fine spettacolo, infatti, alla Prima, Tedeschi si è quasi commosso nel ringraziare la platea degli applausi: “E’ uno spettacolo leggero -dice l’attore-, grazie per essere usciti e averci regalato il vostro tempo, speriamo di mandarvi a casa più tranquilli. C’è anche tutta la mia famiglia. Il Manzoni è il teatro privato più importante d’Italia”. Segue il selfie della compagnia col pubblico prima dei saluti, come nelle migliori famiglie.

DURATA: 120 minuti con intervallo

INFO: via Manzoni 42, www.teatromanzoni.it, info@teatromanzoni.it, tel: 02-7636901

ORARI: feriali ore 20,45 – domenica ore 15,30 – sabato 26 ottobre ore 15,30 e 20,45



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