“L’Out Off organizza rassegne dal 1979” dice Mino Bertoldo (Malo, Vicenza, 1948), che tuttora lo dirige con Lorenzo Loris (Milano, 1956), regista stabile. Siamo a soli tre anni dalla sua nascita, il 1976, nella storica cantina di viale Montesanto: “le rassegne per noi sono sempre state importanti -continua-. Da Sex Poetry del 1978 fino a Contrasti poetici (ne abbiamo curato nove edizioni) con i poeti contemporanei italiani e stranieri più rappresentativi; rassegne e spettacoli di danza, con ospiti da Steve Paxton a Jan Fabre, da Enzo Cosimi a Roberto Castello. E poi Limitrofie (anche qui, nove edizioni) nata nel 1981 all’Accademia di Brera (io nasco come artista, non come attore) e proseguita in gallerie d’arte e teatri; la rassegna teatrale Sussurri o Grida (sempre 9 edizioni) nata nel 1984 con l’obiettivo di portare a Milano i nuovi gruppi emergenti della scena italiana; rassegne musicali quali L’Entropia della musica; Musicalia; Zoo Musicale realizzate tra gli anni Ottanta e Novanta in vari luoghi della città; rassegne e happening di poesia”. Le racconta tutte a memoria e con partecipazione: “per noi sono occasioni di incontro, anche fra gli artisti stessi”. E solleva un punto importante: “Il dialogo che creano le rassegne oggi si stenta a trovare: io ci spero ancora”. Cosa intende? “pensiamo agli artisti: è difficile vederli a teatro o alle mostre di altri. Ognuno sta nel suo: le rassegne servirebbero a creare dialoghi e confronti sia col pubblico che con gli attori anche fra loro. Insomma, sono momenti di confronto in cui io credo ancora”. E ai teatri? A cosa possono essere utili? “Per quanto riguarda le sale sarebbe meglio se fossero connesse e più dialoganti tra loro: al momento il Piccolo Teatro fa un buon lavoro per testimoniare la scena europea, dovremmo essere più uniti tra noi. Il Comune dovrebbe facilitare le nostre conessioni”.
Mino Bertoldo dirige Noi nel 2010, credit @TeatroOutOff
C’è un tempo preferito per inserire una rassegna in un cartellone? “sia all’inizio che alla fine. Noi, ad esempio, ora abbiamo Prendere posizione, dal 9 maggio al 2 giugno, una rassegna dedicata a quattro giovani compagnie. E dal 9 novembre al 13 ottobre verrà Jan Fabre con 16 spettacoli”. Come sono i ragazzi oggi nel loro approccio al teatro? “E’ giusto che le proposte accolte siano ampie e anche non inquadrabili. Ricordo che io vengo dall’arte, non sono predisposto a fisare delle categorie precise: solo con l’apertura e l’errore si può trovare”. E continua: “Certo, però, che manca la critica: se non c’è la critica non c’è più competizione e il pubblico è disorientato. I teatri si svuotanodi momenti di dibattito e riflessione”. E così il titolo della rassegna all’Out Off, Prendere posizione, sembra proprio una dichiarazione di intenti: quattro giovani compagnie esprimono la loro posizione dichiarata e condivisa anche dal Teatro circa temi importanti e urgenti.
L’Out Off fa spazio e si rende attivo portavoce di questi giovani professionisti che, sebbene già attivi nella professione, alcuni sono risultati finalisti alla Biennale di Venezia per registi under 35 anno 2022 e 2023, hanno bisogno di ascolto e concreto sostegno. Il teatro sostiene la messa in scena (maggio e giugno 2024) di quattro spettacoli che hanno già debuttato solo in forma di studio. Intanto dal 9 parte la rassegna con Corpora, ore 20.30 (ora d’inizio a tutti gli spettacoli), dell’omonima Compagnia, che fino al 12 affronta il tema dell’incapacità della società di oggi di elaborare i lutti. Dal 16 al 19 maggio è la volta di Amazon Crime della Compagnia Peso Piuma: nata nei corridoi della Paolo Grassi di Milano nel 2020, la compagnia si pone l’obiettivo di un teatro che mischi leggerezza e ironia a tematiche profonde e difficili. Dal 23 al 26 maggio ecco Ratti – Talent show per un’apocalisse con finale aspettacolare di Paolo Panizza e performers, e dal 30 maggio al 2 giugno Inegalitè. Olympe e la Rivoluzione negata, dalla Compagnia Ensemble Teatro (info. www.teatrooutoff.it).
Saigon, credit @LouisFernandez
La stima di Mino Bertoldo verso il lavoro di respiro internazionale del Piccolo sembra testimoniata da Presente Indicativo, il festival in corso ora nelle 3 sedi dello Stabile dal 4 al 19 maggio che si propone di “cartografare” la scena teatrale contemporanea europea. In nome della maggiore collaborazione tra le sale auspicata sempre dal direttore dell’Out Off si può dire che il Festival si spinge fino ai Bagni Misteriosi del Teatro Franco Parenti, via Botta 18, ad Assabe One, via privata Assab 1, e all’Off Campus Cascina Nosedo, via San Dionigi 78/80. L’ha aperto, il 4 e 5 maggio, Saygon, di Caroline Guiela Nguyen, scrittrice e regista di Poissy, madre vietnamita e nonna indiana, classe 1981. L’artista, associata al Piccolo e neodirettrice dal 2023 del Teatro nazionale di Strasburgo, con questo spettacolo vuole “rinegoziare il concetto di frontiera, il tema del confine, della distinzione tra le lingue: noi ora ne stiamo parlando diverse insieme, e ci capiamo”. Spettacolo che non a caso apre un festival, alla sua seconda edizione, che “si propone di mettere in dialogo diversi artisti col presente per ragionare su come sta cambiando il tempo -ha detto Claudio Longhi, direttore artistico del Piccolo Teatro-. Abbiamo notato che il tema ricorrente è l’Europa e la sua identità: i giovani artisti si stanno interrogando sul futuro. E lo fanno, abbiamo constatato, con fiducia. Non temono i demoni e guardano avanti”. Il Festival ci riconsegna una visione dinamica, giovani che portano avanti un’ottica di progettualità sostenibile e inclusiva sotto diversi temi: sociale, ambientale, economica. Al Teatro Franco Parenti questa sera e domani, Entrelinha’s di Tiago Rodrigues, artista associato al Piccolo e attuale direttore del Festival di Avignone accompagna il pubblico in una riflessione sull’arte e sulla potenza del teatro intrecciando la vicenda di un carcerato e quella di un attore. Łukasz Twarkowski, regista polacco, firma lo spettacolo Rohtko, in prima nazionale al Teatro Strehler dal 16 al 18 maggio: solleva domande sulla relazione tra originale e copia, tra reale e virtuale, tra mediazione e rappresentazione. Marta Górnicka, in MOTHERS – A SONG FOR WARTIME, in prima nazionale al Teatro Studio Melato, il 18 e 19 maggio, dà vita a un’opera corale intessuta delle voci di 21 donne tra i 10 e i 71 anni: ucraine e bielorusse che, fuggite da guerra e persecuzioni, ora vivono in Polonia (info. www.piccoloteatro.org, 02-21126116).
Anche al Teatro Elfo Puccini è tempo di Festival: è in arrivo Nuove storie dal 21 maggio al 21 giugno, rassegna diretta Francesco Frongia, quest’anno si intitolerà Prima le donne e sarà tutta dedicata alla drammaturgia femminile, per 7 spettacoli che si concentreranno sul tema della femminilità nel tempo attuale. Oggi, 14 maggio (data in cui l’articolo è stato aggiornato), la rassegna è stata presentata in conferenza stampa: Frongia ha anticipato l’introduzione ai vari spettacoli con un lungo discorso sulla discriminazione femminile, che partirebbe già dalle scuole con l’insegnamento dei mestieri, dei modo di vestirsi e impostare la famiglia. Per cui le figure materna e paterna, di donna e uomo, sarebbero legate ancora a secolari stereotipi. E quindi questo festival avrebbe proprio il compito di contribuire a leggere in modo attuale il ruolo femminile nelle sue varie sfumature. Posto che, invece, guardando proprio i giovani di oggi, si nota, al contrario, la loro consapevolezza sul tema della sessualità in tutte le sue ampie sfaccettature, può essere che, offrire una varietà di storie tutte con un focus sulle voci femminili e sulla lotta per l’uguaglianza di genere, sia ancora utile. Certamente quindi è un tema ancora attuale per pubblico più dai 40 in su , meno per i più giovani, che lo danno per assunto ormai. Totò e la sua radiolina, Mi manca Van Gogh, Esagerate!, fino al Monologo della buona madre, Inégalité, Olympe e la Rivoluzione negata e ApPuntiG sono titoli in programma: tutti portano una visione della donna oggi (www.elfo.org).
Una scena di Totò e la sua radiolina, credit @TeatroElfoPuccini
E’ partito il 7 maggio, invece, Segnali, il Festival di Teatro per le nuove generazioni alla sua XXXIV edizione: si è concluso il 10 maggio e si è svolto al Teatro Bruno Munari, il Teatro Fontana e il Teatro Verdi, la Compagnia del Teatro del Buratto-Elsinor, che lo organizza ogni anno, sotto la direzione artistica di Renata Coluccini e di Giuditta Mingucci. Ha proposto spettacoli che hanno voluto intercettare i mutamenti e le tendenze per individuare il valore artistico ed educativo del teatro per i più giovani. Ecco dunque un ricco cartellone di 23 titoli rappresentativi di diversi linguaggi, ricerche formali e contenutistiche, di cui 7 opere saranno presentate in anteprima selezionate dal bando NEXT. Accanto a spettacoli, installazioni e masterclass, il programma ha incluso la cerimonia di premiazione della quarta edizione del Premio Segnali alla Drammaturgia per le nuove generazioni, voluto dalla direzione artistica come sostegno alla scrittura per il pubblico giovane. Come da tradizione il Festival ha ospitato inoltre la cerimonia di consegna degli Eolo Awards, dedicati a Manuela Fralleone e organizzati dalla rivista Eolo, per gli spettacoli che si sono distinti nel campo del teatro per le nuove generazioni. Inoltre in una delle sale del Teatro Bruno Munari era presente una postazione a cura di Assitej Italia per la registrazione di interviste che verranno utilizzate per la realizzazione di un documentario sul Teatro per le nuove generazioni in Italia. Come sempre il Festival era aperto al pubblico milanese, non solo dei più piccoli ma anche dei grandi (www.teatrodelburatto.com).
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Festival // 02 Luglio 2025
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