Un consiglio: partite a visitare la nuova mostra sulla scultura di Pino Pascali, che ha aperto ieri mattina alla Fondazione Prada (fino al 23 settembre 2024) dall’ultima sala, la quarta sezione, nella Galleria Sud: qui si investiga la modalità con cui l’artista nato a Bari da genitori di Polignano a Mare, classe 1935, concepiva la sua arte: in modo “insolitamente inventivo e ludico”, come, stranamente, vista l’esposizione che ha realizzato, dice Mark Godfrey, curatore. In questa parte della mostra, infatti, Pascali appare fotografato insieme alle sue sculture: grandi immagini storiche scattate niente meno che da Claudio Abate, Ugo Mulas, Andrea Taverna e un video girato d Luca Maria Patella, esposte vicino ad alcune delle opere stesse con cui l’artista è ritratto. E si vede che Pascali vive la sua arte in modo disincantato, ironico: saltella sui 32 mq di mare circa (1967), che vede vari cubi disposti per terra contenenti poca acqua. O copia, capovolto, la forma del ragno blu che ha creato, Vedova blu (1968).
Galleria Sud, si vede “Vedova Blu”, legno e pelliccia sintetica, 1968, e foto di Claudio Abate “Pin Pascali con Vedova Blu”, photo Claudio Abate, @ArchivioClaudioAbate
La ricostruzione di finte armi con materiali di recupero, la realizzazione di opere ispirate ai nuovi elettrodomestici o mostre intere che inseriscono il visitatore in ambienti immaginari: disorientarlo sembra lo scopo dell’artista, ma il vero Pascali è così quaresimale come l’intera mostra vorrebbe farci sembrare, o almeno fino all’ultima sala?
Una sala della mostra “Pino Pascali” alla Fondazione Prada, credit @MartaCalcagnoMostra “Pino Pascali” alla Fondazione Prada, credit @MartCalcagno
Nella curatela di Godfrey, infatti, c’è un forte monumentalismo, che finisce per risultare del tutto superfluo e che offusca l’spetto ludico: didascalie scritte a caratteri punitivi, personale del Museo che indossa divise rigorose grigio ferro, gli altri ospiti si adeguano al rigido dress code e non si presentano se non vestiti di nero. In una mostra che stimola e accontenta, e, anzi, esalta più questo tipo di estetica che il vero linguaggio dell’artista: al piano terra e al primo piano si approfondiscono le cinque mostre personali che Pascali allestì a Roma e Torino nel 1965, ’66 e ’68. Lo spazio dei due piani è suddiviso in ambienti diversi che ricreano tutte le varie esibizioni de passato, mostrando le caratteristiche di Pascali: tele dipinte su strutture di legno che la rendono tridimensionale (La gravida o Maternità, 1964), sculture che sembrano armi (1966) o animali (1966). Ampi spazi e grandi ricostruzioni di allestimenti delle passate mostre, ma non c’è l’anima dell’artista, non si percepisce la sua identità.
“Pino Pascali” alla Fondazione Prada, credit @MartaCalcagn
Sempre mostre di Pascali anche al primo piano, ma lo scenario cambia completamente, e l’artista sembra un altro: le opere sono legate all’attualità di allora, si percepisce un Pascali studioso dell’industria, dell’impiego dei prodotti in campo commerciale, di come anche gli altri artisti li utilizzino e della loro trasformazione nel tempo. Questa sezione riporta violentemente alla fine anni Sessanta, ma senza trasferire il messaggio ironico e moderno di Pascali: qui l’assenza del protagonista è ancora più evidente. La mostra sembra un museo sulla storia del costume di più di Cinquant’anni orsono: sezioni in cui le opere dell’artista sono accostate a pagine e copertine di riviste del tempo che riportano fotografie degli elettrodomestici di allora, o video dallo stile molto antiquato con spiegazioni da parte di restauratori vari sulle caratteristiche, il contesto e le problematiche di conservazione dei materiali con cui l’artista ha lavorato nel corso della sua carriera.
Riviste d’epoca alla mostra “Pino Pascali”, credit @MartaCalcagno
Nella terza sezione, nella galleria Nord, tornando al piano terra della Fondazione, si approfondiscono tre mostre collettive cui Pascali partecipò, e si vedono opere anche di altri artisti come Michelangelo Pistoletto, Jannis Kounellis o Alighiero Boetti.
Sezione “Mostre Colelttive”, mostra “Pino Pascali” alla Fondazione Pada, credit@MartaCalcagno
Un percorso approfondito, quindi, ma forse troppo legato all’immagine severa che la Fondazione Prada conferisce alle sue esposizioni, e che non rende del tutto merito alla vera poetica di Pascali se non nella quarta sezione, galleria Sud.
“Pino Pascali” alla Fondazione Prada, Gallria Sud, credit @MartaCalcagno“Pino Pascali” alla Fondazione Prada, Galleria Sud, credit @MartaCalcagno
Info. Fondazione Prada, Largo Isarco 2, Milano
Orari: lunedì-domenica, ore 10-19. Chiuso al Martedì
Biglietti: intero, 15 euro (consente di visitare anche la sede di Osservatorio (in Galleria Vittorio Emanuele II) entro 14 giorni nel periodo di apertura); ridotto, 12 euro per studenti fino ai 26 anni, visitatori sopra i 65 anni, possessori tessera FAI, accompagnatori visitatori con disabilità (consente di visitare anche la sede di Osservatorio entro 14 giorni nel periodo di apertura); ridotto, 7.50 euro per studenti delle scuole medie superiori e delle Università del Coomune di Milano, residenti nel Comune di Milano sopra i 65 anni.
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Marta Calcagno Baldini
Oltre il sipario // 27 Novembre 2025
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