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Interviste

Alessandra Quarto, classe 1974, architetto e direttore della Casa Museo Poldi Pezzoli ha dedicato a Milanoateatro uno scambio per regalarci le sue considerazioni a caldo su Scrigno. Piccole storie di capolavori, il nuovo progetto di podcast per scoprire le storie dietro ai tesori del Museo Poldi Pezzoli. Sono stati infatti preparati quattro audio-percorsi da 15 minuti ciascuno per raccontare temi e approfondimenti relativi ad alcuni degli oggetti più iconici conservati nella Casa Museo. Per la narrazione si utilizzano le voci di Luca Bizzarri, Mario Calabresi, Francesca Milano e Sara Poma: dallo scorso 29 novembre sono accessibili da tutte le piattaforme audio gratuite. Un’esperienza immersiva realizzata con Chora Media a firma di Silvia Nucini, giornalista, scrittrice e autrice già per Chora Media.
Quanto è diventato imprescindibile oggi per un museo lavorare anche con le app e i supporti tecnologici in generale?
Abbiamo visto come e quanto la tecnologia ci sia venuta incontro, durante la pandemia, con i musei che hanno continuato a vivere nonostante le porte chiuse. Da lì è stato poi un crescendo perché in quell’occasione si è scoperta una potenzialità elevatissima di questo aiuto.
In cosa soprattutto?
Tantissimi possono dialogare con noi attraverso l’uso della tecnologia: si interagisce molto, e efficacemente. Anche e soprattutto con le nuove generazioni: si collegano attraverso le app e i social per vedere cosa facciamo, quali sono le nostre attività. Direi che questo apporto è fondamentale.
Non si corre il rischio di esaurire la curiosità diretta del possibile visitatore con la visita virtuale? Si guarda il sito è non si viene qui al Museo.
No, il sito nasce per prepararsi alla visita. Anche io quando vado all’estero, prima si visitare un luogo vado sul sito per sapere quali sono le attività, le proposte, se c’è qualcosa che può interessare ai miei figli… insomma il sito è fondamentale nel lavoro di preparazione alla visita. Poi la visita fisica reale dal punto di vista emotivo ha tutt’ un’altra impressione.
Quindi le informazioni virtuali devono fornire approfondimenti senza raccontare tutto, aggiungere dati che non si riceveranno dalla visita? Su che aspetti si devono concentrare?
Il sito deve rispecchiare l’attività che oggi ha il Museo, che non è più un luogo solo deputato alla conservazione. Ci sono i dibattiti, le attività, le conferenze di approfondimento degli studi, le presentazioni dei cataloghi, il merchandising. Insomma i musei oggi sono legati alla nostra contemporaneità, a come siamo abituati a vivere: si è visto quanto il sito sia sempre più indispensabile.
Il Poldi Pezzoli aveva già un sito
C’era già, ma la grafica e la resa dei lavori non erano all’altezza.
Che lavoro avete svolto?
Beh, siamo partiti dal ri-fotografare tutto e poi abbiamo puntato molto sull’accessibilità: il design è design for all. La tecnologia corre, il sito precedente aveva un’età ormai. Lo vediamo anche con i nostri smartphone, i nostri computer: ci sono state delle linee guida sul tipo di font, sulla grandezza, sul chiaro – scuro. E poi l’idea di avere il vocale per la descrizione delle varie opere, che serve molto ai non vedenti. Per cui se io clicco e ho la descrizione audio della Dama del Pollaiuolo è sicuramente una risorsa in più.
Che incremento di visitatori vi aspettate, avete già un’idea?
No, non abbiamo un’idea al momento. Ma noi lo facciamo non tanto per avere un incremento di visitatori, quanto per offrire qualcosa di più: dobbiamo farlo. Mi interessa che le persone ritornino e si sentano sempre a casa, adeguate, accolte, quando entrano al Poldi Pezzoli. E che qui non ci siano barriere. Si lavora per questo.
Poldi Pezzoli, via Manzoni 12
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