No, la vita non è tutta qui
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La storia è quella di Danny Boodmann T.D. Novecento, il pianista che tutta la vita, senza mai scendere a terra, trascorse a bordo della Virginian, la nave che negli anni Venti faceva la spola tra Europa e America. Una vita raccontata in Novecento, il monologo di Alessandro Baricco, diretto e interpretato da Corrado d’Elia, in scena oggi e domani nel suo nuovo Teatro Corvetto, in viale Lucania 18.
Una produzione del lontano 2007, ma si sa che, giustamente, questo autore, attore, regista e organizzatore inarrestabile, tiene sempre attivi i suoi spettacoli. Forse, tra le varie sue produzioni che firma, Corrado D’Elia ha deciso di battezzare il Corvetto con Novecento perché si sente vicino alla vita di Boodmann, il protagonista del romanzo di Baricco. Un’esistenza interamente dedicata alla la musica: che fosse quella del suo pianoforte jazz, o delle onde del mare, delle chiacchiere delle persone a bordo, o delle voci dei marinai.
Così anche Novecento, la drammaturgia pubblicata da Feltrinelli nel 1994 e interpretata per la prima volta nello stesso anno (il 28 giugno al Festival AstiTeatro) da Eugenio Allegri per la regia di Gabriele Vacis, è un monologo che compone una partitura. “Non si tratta di narrazione –ha detto d’Elia in merito allo spettacolo- ma di interpretazione. Sono solo in scena e parlo di un mondo: siamo negli anni ’20-’30, anni della nascita del jazz. Con le mie parole racconto il ritmo, le note, dell’esistenza di una persona e, allo stesso tempo, di un’epoca”.
La dimensione, la melodia, è quella del ricordo: Danny Boodmann racconta le grandi storie vissute durante una vita intera a bordo del Virginian, le avventure provate suonando nei salotti di prima classe, come le emozioni date dall’entusiasmo dei passeggeri della terza. Tra realtà e allucinazione, incanto e disillusione, si dispiegano i ricordi di un musicista dei primi del ‘900: la storia di una vita su una nave, una vita sulla musica e raccontata con la musica: un’armonia tra parole e note da cercare, una simbiosi da creare. Una nuova sintonia da vivere.
Esattamente come l’avventura del Teatro Corvetto: “Il teatro è il luogo dell’incontro, è un luogo vero: è dialogo per eccellenza, bisogna essere in due. Da questo dialogo nasce l’umano. Il teatro poi è anche il luogo in cui si incontrano le comunità per fare progetti”. Ha detto parlando con passione Corrado D’Elia a Milanoateatro lo scorso 11 settembre alla presentazione del nuovo teatro alla stampa. Una sala nata dove 100 anni fa, tra qualche palazzo e campi agricoli, sorgeva già un teatro parrocchiale. Durante la Seconda Guerra diventa un’officina, entrano mezzi militari e camionette. Nel 1960 la nuova costruzione attuale, che diventa cinema. Dal 2000 si chiama Spazio Politeatro Milano e ospita varie forme di teatro, artisti, associazioni varie. Teatri Possibili arriva nel 2025 grazie all’invito di Massimo Sabet, direttore del Politeatro: “all’inizio gli avevo detto di no- dice D’Elia-. Però ogni volta che venivo con la compagnia (usavamo la sala per le prove e per i saggi della scuola Teatripossibili) e aprivo le porte e le persone entravano curiose, volevano sapere, mi hanno stimolato”.

Ricordiamo D’Elia, giovane regista e attore, “avevo più o meno 25 anni”, fondatore del Teatro Libero in via Savona, era il 1998-’99. Cosa è cambiato e cosa è rimasto di allora? “di anni ne ho 59 -continua-. Rimane quest’energia che ho: mi sento un po’ come un prevosto di periferia che ha la chiesa e la apre alla comunità sperando che la gente entri. Così faccio qui: le persone non puoi buttarle in teatro, come non puoi buttarle in chiesa. La tieni aperta. La stessa cosa farò qui”. Un anno di lavori per migliorare lo spazio, “tutti fatti con soldi nostri, non abbiamo neanche chiesto finanziamenti: abbiamo sistemato tutto l’antincendio, ascensori, accessibilità. Ci siamo alzati le maniche”. E ora dovrete rientrare delle spese, neanche di questo c’è stata menzione in conferenza: “non ha senso lamentarsi. Attenzione non siamo ricchi: quello che dobbiamo fare è ogni giorno dialogare con le persone sperando che si innamorino di questo progetto e portino un po’ della loro esperienza”.
Ecco che, in attesa di Teatro City, l’iniziativa del Comune che dal 15 al 18 punta a trasformare la città in un grande palcoscenico diffuso per valorizzare la ricchezza dell’offerta teatrale cittadina, Tommaso Sacchi assessore alla cultura dice che “per me aprire un nuovo teatro oggi è una gioia enorme. I teatri sono il metronomo e il termometro della Città: registrano la temperatura sociale e la voglia di partecipare alla vita cittadina. Al tempo stesso segnano il tempo di Milano: il sistema teatrale milanese è un unicum in Italia. E’ il simbolo di qualcosa che funziona, nonostante aprire una sala sia una fatica e una responsabilità”.
Il Corvetto si caratterizza come un teatro di prossimità, che prevede anche spettacoli in lingua araba, o sudamericana, o cinese: “questa è una zona multiculurale, un abitante su tre è straniero. Vogliamo integrare anche loro, sarà un teatro per tutti”. Una “stagione piccola e buona”, come l’ha definita D’Elia. Dopo Novecento, l’8 ottobre ecco Tracce, di e con Marco Balliani, spettacolo ispirato all’omonimo saggio di Ernst Bloch. Dal 29 ottobre al I novembre Tieffe Teatro porta al Corvetto Hamlet – Cronache dall’Interzona, regia di Leda Kreider, mentre il 9 e 10 novembre Mistero Buffo di Dario Fo e Franca Rame con Lucia Vasini. Per un totale di 10 date fino all’8/9 maggio 2027, con Oblomov Show di Stefano Cordella.
TEATRO CORVETTO Viale Lucania 18 Milano
M3 CORVETTO – Bus 84 e 93
Informazioni e prenotazioni:
www.teatrocorvetto.it
info@teatrocorvetto.it
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