Per Emilio Russo, classe 1956, Varese, regista e, dal 2010, direttore artistico del Teatro Menotti, ex Cooperativa Compagnia Stabile del Teatro Filodrammatici ora TieffeTeatro Milano, fare il direttore significa “mettermi dalla parte del pubblico, anche come regista lo uso. Io sono anzitutto un grande spettatore: se mi annoio vuol dire che qualcosa non va” ha confidato il direttore a Milanoateatro. Questo significa anche scommettere, tentare, rischiare. “Per me il pubblico deve stupirsi ogni volta, e conoscere -continua-. Può essere una conoscenza divertente, melanconica, di vari tipi. Noinondobbiamofar ri-conoscere: questo attore, regista, spettacolo, so chi o cos’è, vado. Bisogna saper spiazzare: anche una drammaturgia nota, come LaLocandiera, Amleto, può, dovrebbe, fornire nuovi stimoli: dobbiamo renderla in maniera che ancora stupisca il pubblico, lo convinca, e ci creda”.
In un’epoca globalizzata, dove la comunicazione corre e cambia continuamente, questa ricerca approfondita e specifica, dedicata allo spettatore e alla valorizzazione del nuovo teatro oggi, ha come paradigma “la lentezza: non voglio bruciare i tempi. Quando uno spettacolo è in scena deve esserci la possibilità che la voce giri, che si riesca a organizzarsi per venire a teatro. Che è un luogo dove possono avvenire tante cose, il più bello di ogni città. L’accoglienza del pubblico si realizza aprendo la sala per spettacoli diversi, e poi c’è il bar dove anche ci si trova prima per fornire altre occasioni di incontro e approfondimento”.
Quello di Russo è modo di pensare autentico, profondo, un metodo di regista e di direttore di teatro che va descritto perchè ha contribuito alla recente nomina da parte del Ministero dei Beni Culturali del Menotti come Teatro della Città di Rilevanza Culturale a livello Nazionale. A Milano sono tre: il Teatro Franco Parenti, l’ElfoPuccini e ora anche il Menotti. In Lombardia sono 4, compreso il CTB di Brescia, e in Italia sono 20.
“Perché il Ministero ha accettato di conferirci questo riconoscimento? Perché c’è stata una grande crescita -ha spiegato il direttore mercoledì scorso in conferenza-. Nel 2018-19 questo teatro stava per diventare un garage. E’ stato salvato da Filippo Perego, l’imprenditore che coraggiosamente, ancora in epoca covid, ha investito restaurando completamente la sala, comprandola e evitando così che diventasse il garage del condominio sotto cui si trova. Ora il teatro ha più di 50 anni: Perego ha gettato il cuore oltre l’ostacolo e ci ha affidato la direzione. E’ una grossa responsabilità per noi”. E si vede che lo pensa davvero: Russo ha una mentalità da imprenditoreculturale, e la qualità della sua offerta è il primo fine della sua ricerca.
Ecco che i numeri gli danno ragione: “dal2019 a dicembre 2024 c’è un 112% di crescita ogni settimana –spiega ai giornalisti-: il concetto di teatro pubblico è fare in modo che la maggior parte di persone arrivi nelle nostre sale. Ma per raggiungere questo scopo non siamo diventati un teatro commerciale”. Il successo di Russo sta anche nella sua elasticità: “Non esistono solo i finanziamenti pubblici- sostiene-. Siamo cresciuti molto anche grazie agli sponsor. Siamo passati da niente nel 2019 a 70 mila euro da sponsor privati oggi. I contributi del Ministero sono cresciuti da 416 mila a 536.573. Più quelli che riceveremo come Teatro della Città”.
E così ecco un cartellone ricco di titoli, e di intenti: oltre 40 spettacoli, tra teniture lunghe e non, tra la Sala Grande e lo SpazioAtelier, una novità della scorsa primavera (spazio piccolo, dove solitamente c’è il bar del Menotti, dedicato ad una programmazione più di concerti, cabaret, one man show).
Per spettacoli di vario genere e provenienza, e con uno scopo: raccontare il tempo di oggi. Non a caso la stagione si intitola Comeiltempo, ovvero come si intende la vita e il mondo: “molteplice, sempre in movimento, di commissioni e relazioni”.
La stagione parte con una dichiarazione di sensibilità: Alessio Boni, l’11 e 12ottobre, ne Ilvetro della clessidra, recita tre testi d ClaudioMagris (Esseregiàstati e due racconti tratti da Tempocurvo a Krems). Sullo sfondo di video realizzati da Zumani Film Studio si udiranno anche le musiche dal vivo del violoncello di Chiara Trentin: racconti con una vela melanconica sul tema del tempo e la consapevolezza della maturità a cura di PaoloValerio. Subito la stagione ci inserisce nel percorso tematico dei conflitti, che raccoglie altri 10 spettacoli sotto il tiolo di Teatrodisarmato: “una dichiarazione poetica e politica per la pace, contro la guerra e la sua disumana banalità”. Dal TritticodellaGuerra di GabrieleVacis, 14 e 19ottobre, (Prometeo, Sette a Tebe, Amtigone), fino a Mattatoion.5 di Kurt Vonnegut, L’è eldì di mort, alegher con EnricoBallardini e MarcoBalbi, Le Olimpiadi del ’36 di FedericoBuffa, e Causadibeatificazione di Massimo Sgorbani o Mephisto da KlausMann per la regia di AndreaBaracco, riflessione sul compromesso e il potere: la memoria e la tragedia si intrecciano cercando un senso.
Dato l’elogio alla lentezza e l’approfondimento di Emilio Russo, perché non trovare stessi registi più volte in una stagione? Ecco infatti che dal 3 all’8 febbraio ritroviamo Roberto Valerio che firma la regia, in prima milanese, degli Innamorati di CarloGoldoni, spettacolo che riporta al presente per la leggerezza e l’inquietudine che sono così spesso insieme. Si riflette sull’oggi anche ne LaTempesta per la regia di AlfredoArias (25-30 novembre) e in Delittoe castigo (2-7 dicembre), per la regia di Andrea Baracco.
Chicos Mambo, Cenerentola, credit @TeatroMenotti
Torna anche al Menotti il teatro di figura, mimo, o visivo: DavideIodice firma ideazione, drammaturgia, regia e scenografia di un Pinocchio che è “un vero e proprio manifesto per e sulla disabilità”: la figura del burattino di legno come un fratello simbolico dei ragazzi con sindrome di Down e autismo, Williams e Asperger. Pinocchio è il diverso, con la sua carica anarchica e dirompente. Ancora teatro di figura, ma con spazio alle nuove generazioni in IF-Sulla Possibilità di un Incontro , spettacolo prodotto da Tieffe Teatro dopo una selezione avvenuta in giugno tra esperti del settore e della stampa (c’era anche Milanoateatro), in scena il 17 e 18 febbraio, e un significativo spazio nella programmazione è dedicato ai grandi autori del secolo breve e ad autori come StefanoBenni con la rilettura teatrale dell’iconico IlBar Sotto Il Mare, regia di Emilio Russo, dal 26 maggio al 7 giugno. Che firma anche la regia di Ahi Maria! dall’11 al 21 e dal 27 al 31 dicembre: una produzione Tieffe Teatro per uno spettacolo di teatro canzone in omaggio a Rino Gaetano.
Info. www.teatromenotti.org, tel: 02-82873611, via Ciro Menotti 11
Un anno ricco di spunti e riflessioni, con due produzioni teatrali, tre prime nazionali, dodici spettacoli, cicli di conferenze sulla Storia e gli immancabili concerti della domenica
Alessandro Arnone, direttore,
ringrazia Fininvest "per il supporto morale, ma non solo". Presente anche Tommaso Sacchi, Assessore alla Cultura: "Abbiamo capito che per supporto morale s'intende sostanziale". Toni ironici ma pacifici, per una sala che per Sacchi è "un gioiello architettonico. Milano deve essere capitale del Teatro e il Manzoni è la storia di Milano"
Un cartellone che fa della "relazione" la sua cifra vincente: tra attori e pubblico, tra nuove produzioni, ospitalità e numerose occasioni di approfondimento
Marta Calcagno Baldini
Stagioni // 20 Giugno 2025
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