Concedersi il lusso di andare fino infondo nella follia, per una volta

Marta Calcagno Baldini

Recensioni

Ogni vita è normale e straordinaria: dipende dagli occhi di chi la guarda. Ci prendesse un colpo, al Teatro Martinitt, per la regia di Andrea Palotto, fino al 26 gennaio, è la commedia di Alessandro Tirocchi, Maurizio Paniconi e Simone Giacinti, anche interpreti con Valeria Monetti, che ci porta a guardare le nostre vite con un po’ di benevolenza. Tutti, infondo, siamo esseri comuni. Con gli stessi problemi, ansie, corse e rincorse. E ciascuno a modo suo sogna un colpo di fortuna per realizzare in un attimo il proprio sogno nel cassetto.  Percorsi, normali per gli altri. Straordinari per noi. Con ironia, movimento e sintonia, Ci prendesse un colpo racconta proprio questo: crearsi un’occasione di fortuna, mettere in atto una scorciatoia per avere in poco tempo un capitale con cui ripartire. Ovvero rendere in un baleno una vita normale, straordinaria, almeno per ciascuno dei protagonisti.

Eccoci nel bar di Gianni, Alessandro Tirocchi: mentre lo apre, la mattina, e la radio suona una cover di Vengo anch’io, no tu no. Accende le luci nel suo locale, si spengono quelle in platea. Iniziano ad arrivare i primi clienti. E subito ecco Bogdan, Maurizio Paniconi, veramente efficace nella resa del rom che vive alla giornata rubando tutto ciò che riesce. E poi Stella, la Monetti, che dopo le delusioni nella casa di moda di famiglia ha deciso di lanciare una sua linea di abbigliamento. Infine arriva Walter, Simone Giacinti, architetto sognatore e visionario, licenziato per aver perso un appalto, vuole aprire una società edilizia che costruisca green e in linea col futuro. Quindi uno sereno c’è, e sarebbe Gianni, il proprietario del bar? Certo che no: da ex promessa del calcio, che ha smesso per un infortunio, ora lavora nel bar ma sogna di diventare un talent scout.

Improvvisamente la vita abitudinaria della mattina nel bar si interrompe: proprio Gianni vuole uccidersi. Sfuggire ai suoi obblighi, frustrato dalle delusioni. Chiude il bar, e costringe gli avventori a essere testimoni della sua insoddisfazione. Ma si trova appoggiato, compreso da tutti loro, non condannato. Una premessa necessaria per entrare nel vivo dello spettacolo: se l’inizio serve a chiarire la situazione generale, nel secondo tempo tutti i protagonisti cercheranno di mettere in atto il loro piano per recuperare in un breve tempo una somma di denaro sufficiente a completare le proprie vite.

Uno spettacolo che, con ironia e leggerezza, porta a riflettere sull’amarezza e la fragilità dei cinquantenni di oggi, che spesso hanno dovuto rinunciare alle proprie ambizioni personali per trovare un ruolo sicuro in società, con il rimorso per non aver rischiato che li assilla per il
resto della loro esistenza.

DURATA: 98 minuti

TEATRO/CINEMA MARTINITT Via Pitteri 58, Milano.www.teatromartinitt.it Telefono 02/36580010, Whatsapp 338.8663577,info@teatromartinitt.it

ORARIO: dal martedì al sabato, ore 21. Domenica, ore 18

PREZZI (inclusa prevendita): platea € 26, il galleria € 20



 

Consigli per prima o dopo lo spettacolo

  • Upcycle

    Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno
    Esterno del locale Upcycle, credit @MartaCalcagno

    Sempre aperto. Questa la prima caratteristica. Non è solo un ristorante, l’Upcycle, in via Ampere 59. Di giorno, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, è uno spazio per leggere, lavorare, soprattutto per studiare. E poi è un bike-caffè, ovvero uno spazio dedicato agli appassionati di bicicletta. Qui ci si trova, si organizzano gite, riunioni di ciclisti: “a Milano non ce n’erano -racconta con gentilezza e sprint Annemieke, olandese, che arriva in Italia nel 2013 per amore, si sposa e qui si stabilisce. Nello stesso anno apre il locale, che porta avanti una filosofia-. E poi qui si fa “upcycling”, ovvero quel processo di conversione di materiale di scarto o prodotti apparentemente inservibili in nuovi materiali o prodotti di migliore qualità”. E allora si inizia a notare che il lungo tavolo in mezzo al locale è realizzato con vecchie assi da cantiere e tubi idraulici. In tutto il locale si trovano biciclette riconfigurate ad arredo. Lo stesso immobile era un garage, e lo si capisce dalla salita tipica in cemento che dalla strada porta nel locale, ora arredata con ruote di bici sul muro e con la presenza anche di tavoli sull’altro lato. In cucina i prodotti sono tutti freschi e di stagione, per un menù molto ampio perché copre tutti e tre i pasti. La sera e a pranzo si possono assaggiare quiche, zuppe e creme, baccalà, aringa e salmone. O arrosti e spezzatini, oltre all’originale hamburger Upcycle. Nel complesso è una cucina molto leggera, che passa dai mini piatti (tartare di pesce del giorno, 13 euro. Polpette vegane, 9 euo. Pollo in sala curry e cocco, 11 euro), a “I completi”, sorta di piatto unico (bowl di formaggio di capra, con couscous olive nere e mandorle tostate, 15 euro. O melanzana arrosto, 13 euro. O l’Upcycle Burgher, d fassona e ben condito, 16 euro, e latro). Il tutto è cucinato con prodotti di stagione, dalla colazione al brunch, dal pranzo alla cena. In qualunque momento della giornata si possono gustare caffè e the da accompagnare con biscotti e torte fatte in casa, bere vino, birra e pastis artigianale. L’acqua è alla spina, gratis, anche in modalità self sempre disponibile per chi è lì durante il giorno a studiare: “tranne nel weekend -conclude Annemieke-: sabato e domenica siamo aperti, ma lo spazio è dedicato allo svago”.

     

     

    Indirizzo: via Ampère, 59
    Telefono: 0283428268
    Website: https://upcyclecafe.it/
    E-mail: info@upcyclecafe.com

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