Una sfida alla morale del doppio standard che è piaciuta molto agli attori
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Interviste
Classe 1987, Tobia Raphael Vogel non è solo il figlio di Andre Ruth Shammah, la regista e direttrice artistica del Teatro Franco Parenti: ok, è in effetti suo figlio e fa il regista teatrale. Se, però, qualcuno pensasse che il suo merito stia solo nella sua discendenza per poter proporre i suoi spettacoli al Teatro Franco Parenti, si sbaglierebbe. Vogel ha infatti un suo carattere ben delineato come regista, le sue scelte poetiche hanno uno scopo preciso: crede nell’arte come mezzo per diffondere valori. “Sì, vorrei col mio teatro incitare le persone a fidarsi dei rapporti– dice a Milanoateatro-: io voglio credere nell’amore. Può veramente esserci tra due persone un legame saldo”. Affermazioni tanto stabili quanto provocatorie in un tempo in cui le separazioni sono rapide e frequenti, lasciando spesso figli piccoli in balia di giostre tra un genitore e l’altro. Ed ecco che i suoi spettacoli funzionano come degli avvertimenti: già in Per strada, o in Costellazioni la lettura di Vogel ha sottolineato la fragilità dell’uomo, l’incertezza della vita e la sua vulnerabilità, soprattutto dei trenta-quarantenni di oggi davanti agli eventi e al Destino.
E così, anche in Scene da un matrimonio, che ha debuttato al Teatro Franco Parenti lo scorso 14 marzo ed è in scena fino al 24, Vogel insiste sul tema dei neo adulti e le loro scelte, spesso confuse e deboli: “potrei con questo lavoro chiudere un trittico in cui ho scavato nell’amore e nei sentimenti -spiega il regista-. Ma non tanto per esternare dei problemi miei. Io personalmente ho una situazione stabile, una compagna. Al contrario: per incoraggiare le persone a esserci una per l’altra”.
Lo spettacolo è tratto certamente dal film Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman, serie tv del 1973 e poi film, ma anche dall’adattamento scritto da Alessandro D’Alatri sulla traduzione di Piero Monaci: “siamo quindi partiti da Bergman, ma il testo che abbiamo usato è una sorta di puzzle, risulta più moderno”. In effetti non si sente alcuno scarto temporale: la storia sembra ambientata esattamente oggi. Fausto Cabra e Sara Lazzaro interpretano, bene, Giovanni e Marianna, protagonisti di un rapporto che sembrano fare di tutto per mantenere stabile da un lato, e per continuare a mettere in discussione dall’altro: le interminabili scenate di lei per un nonnulla, le sue domande sull’andamento del loro rapporto. Lui sembra tranquillo, non si pone quesiti se non davanti ai dubbi di lei. Eppure questa mancanza di curiosità e coraggio a lungo andare deteriora la relazione: non c’è più intimità, si dà per scontata la routine, persino annullare un appuntamento a pranzo di domenica dai genitori di lei per godersi una giornata intima in famiglia coi loro bambini sembra un enorme ostacolo. E il deterioramento di questo rapporto è il tema dello spettacolo: scatoloni, cambi di abitudini, nuove avventure, nuove separazioni.
Il racconto della degenerazione di lui, passando per la violenza, per però arrivare ad un finale ambiguo: la coppia sembra ricongiungersi. “La non chiarezza dell’ultima scena è voluta -dice ancora Vogel-: il rapporto tra i due protagonisti è pieno di difetti, eppure non si staccano mai. Ho voluto raggiungere uno stato onirico nel finale: la casa stessa diventa una specie di museo della loro relazione. Chi vuole una lettura realistica vede il perdono di Marianna come un’accettazione. Però la visione così irreale potrebbe anche significare che siamo in una dimensione altra, e che quindi questo perdono non sia mai successo”.
DURATA: 2 ore e 20 minuti incluso intervallo
ORARI: giovedì 14 Marzo – 21:00; venerdì 15 Marzo – 19:45; sabato 16 Marzo – 19:45; domenica 17 Marzo – 16:15; martedì 19 Marzo – 20:00; mercoledì 20 Marzo – 19:00; giovedì 21 Marzo – 20:15; venerdì 22 Marzo – 19:45; sabato 23 Marzo – 19:45; domenica 24 Marzo – 19:45
Biglietteria via Pier Lombardo 14 – 02 59995206 – biglietteria@teatrofrancoparenti.it, www.teatrofrancoparenti.it
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